Rendez-Vous – Festival del Nuovo Cinema Francese (Roma 7 – 15 aprile 2026): Couture di Alice Winocour

Couture: di corpi silenziosi e di parole trattenute. Di corpi senza parole che vorrebbero gridare ogni giorno.

Maxine (Angelina Jolie) è una regista americana in trasferta a Parigi per la settimana della moda. Chiamata a girare un corto per una importante maison, riceve la diagnosi di un tumore al seno che la costringe a cambiare scenario e prospettive. Alice Winocour scrive e dirige con in testa la poetica di Marguerite Duras, il suo stile paratattico che sotto l’apparente immediatezza del gesto (e quindi delle convinzioni, degli obiettivi) nasconde una moltiplicazione di significati avversi, contrari, che si rarefanno, ma continuano a invadere lo spazio. Couture è per l’appunto l’occupazione di un territorio straniero – Parigi – dove la distanza dai lidi di appartenenza non mette al sicuro dai loro influssi, come se la passerella sulla quale sfilare fosse un’asse di legno esposta al mare in tempesta: si può camminare dritti, a testa alta, sicuri ed eleganti, ma presto o tardi ci si dovrà bagnare. 

Couture
     Angelina Jolie

Una storia di donne che in un collettivo movimento sartoriale cercano di ricucire i reciproci strappi, di guarire le ferite esposte di corpi splendenti alle prese con segni interiori ben più profondi. C’è Maxine che sceglie di mettere in scena un racconto di vampiri al solo scopo di scolpire ombre sui volti radiosi di giovani modelle, in cerca del rosso perfetto che renda il sangue un riflesso accecante, qualcosa di meraviglioso da guardare scorrere. Quello stesso rosso di cui sono fatti i segni che il medico le traccia sul corpo prima di una probabile mastectomia e che lei si dimentica di cancellare una volta tornata a casa, lasciando che si fondano con la teoria di tatuaggi – veri – che costellano il corpo dell’attrice americana.

Tutto lascia una traccia, non basta il trucco sapiente di Angéle (Ella Rumpf) per mascherarlo, lei che chiamata a suturare le crepe della pelle, sfugge dalla superficie cercando la salvezza nella profondità della scrittura, tentando di dare alle stampe il suo romanzo ambientato nel mondo della moda dove “ci sono persone che incontrano altre persone che fanno make-up”. Tra loro c’è Ada, fuggita dal Sudan e dalla guerra, un fiore appena sbocciato che Maxine sceglie come protagonista del suo film e in cui Angéle riconosce la storia più vera che potrebbe raccontare.

Couture
Ella Rumpf

Coutures si muove fluido tra due lingue, inglese e francese, lasciandole alternarsi nelle conversazioni, rendendole capaci di venire l’una in soccorso dell’altra, per trovare, ogni volta, l’espressione più adatta. Un gioco di alternanza che Winocour replica nei luoghi – presto il contraltare degli spazi luminosi della maison diventa il grigio metallico dell’ospedale in cui Maxine incontra il dottor Hansen (Vincent Lindon) -, fino a fare del suo film un’esperienza immanente alla perpetua ricerca di una fuga. Nessun personaggio sembra a proprio agio nel proprio corpo, come se l’abito che Christine (Garance Marillier) va lentamente assemblando avesse il potere, una volta indossato, di saldare l’interno con l’esterno, di permettere a ognuno di guardarsi allo specchio e riconoscersi. Per farlo, però, occorre saper scegliere (una parrucca o i propri capelli? Il film da girare o la chemio da fare? Essere una modella o una studentessa, una truccatrice o una scrittrice?), non tanto tra vivere e morire, ma in che modo continuare a vivere una volta che si è compreso, come recita il dottor Hansen, che “prima o poi si dovrà morire”.

“Tu mi uccidi, tu mi fai del bene” recitava Emmanuelle Riva in Hiroshima mon amour. Le parole sono di Marguerite Duras e celebrano il paradosso della nostra esistenza, essere fatti per cadere in contraddizione, per stupirci se manca una corrispondenza, se le cose non tornano, se siamo come spezzati in due. Couture non sana le ferite, le lascia esposte, ma si può sempre decidere se mostrarle oppure no. Farlo, in ogni caso, non ci renderà diversi, piuttosto, forse, ci completerà.

 


Couture – Regia e  sceneggiatura: Alice Winocour; fotografia: André Chemetoff; montaggio: Lilian Corbeille, Julien Lacheray; musica: Filip Leyman, Anna von Hausswolff; scenografia: Florian Sanson; interpreti: Angelina Jolie, Anyier Anei, Ella Rumpf, Louis Garrel, Vincent Lindon, Garance Marillier; produzione: CG Cinema; origine: Francia, 2025; durata: 103 minuti.

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