Ennesimo Film Festival 2026 (Fiorano Modenese, 26 aprile- 3 maggio 2026): Le sezioni collaterali, gli eventi, gli ospiti

Ennesimo Film Festival 2026

Ennesimo Film Festival 2026:  archiviati i premi del concorso ufficiale, dedichiamo un po’ di spazio alle sezioni collaterali della manifestazione, alle quali ci siamo dedicati nei due pomeriggi in cui ci siamo trattenuti a Fiorano Modenese.

Della selezione Visioni Sarde ci ha colpito in modo particolare un cortometraggio chiamato Su cane est su miu di Salvatore Mereu, (Ballo a tre passi, 2003, Bellas Mariposas, 2012, Assandira, 2020) che fa quasi da controcanto “verista” al nostro favorito Papya, (di cui abbiamo parlato nell’articolo precedente): tre ragazzini, un cane; scompaiono alcuni volatili dal pollaio, il bambino incaricato di supervisionare incolpa il cane. Gli altri due, più grandicelli, decidono di sequestrarlo (il cane) per infliggergli una punizione letale. Una volta resosi conto delle intenzioni dei due, il più piccolo cerca disperatamente, ed invano, di impedirlo. Dopo aver compiuto l’atto, i due più grandi se ne vanno a giocare, dimenticandosi in fretta. Il piccolo, dopo un po’ di broncio, si unisce a loro. C’è una scena molto forte, (ma non gratuita) che ha provocato l’uscita dalla sala di diverse persone. Anche in questo caso, come in Papya, abbiamo il bambino che assorbe le regole del mondo adulto e le fa proprie, ricreando una società grottesca che ne scimmiotta le dinamiche (Vedi opere letterarie come Il signore delle moscheil giardino di cemento, oppure nel cinema Monos di Alejandro Landes, 2019). Spaventa la violenza determinazione che muove i ragazzini, il veloce disinteresse di fronte all’atrocità commessa, e la facilità con cui si torna al gioco, all’innocenza, e a come tutte queste componenti convivano tra loro.

Ennesimo Film Festival 2026
Weird to be Human di Jan Grabowski

Altra selezione interessante è stata A(h)I, rivolta ai corti dedicati all’intelligenza artificiale. Non tanto per la qualità dei corti, che era piuttosto bassina, quanto per la necessità di trovare una narrativa, una variazione sul tema, una prospettiva su questo fenomeno che possa dare vita ad una poetica e ad un linguaggio. Il più riuscito, però, era anche il più “tradizionale” Weird to be Human di Jan Grabowski, l’unico corto con attori in carne ed ossa, che racconta un estenuante interrogatorio: un’intelligenza artificiale viene costretta a rinunciare alla propria natura e a lasciare il server per essere innestata in un corpo biologico, limitato e capace di sofferenza. Il dialogo è scritto sufficientemente bene, e la riflessione che sta alla base della differente prospettiva è concettualmente molto ricca di spunti.

Gli altri corti, realizzati con immagini generate da IA e accompagnati da voice over, sono tutti scarsini, per non dire brutti, Anche se penso che debba essere quella la strada da per seguire per trovare il nuovo paradigma. Rimango dunque fiducioso che, anche tramite prompt, si possano ottenere risultati creativamente interessanti e linguisticamente rilevanti. Attendiamo.

La sezione VR quest’anno è stata leggermente sottotono, con solo quattro opere che, purtroppo, mancavano di sufficiente carisma e originalità per emergere.

Tra le varie manifestazioni sparse in giro per Fiorano organizzate da Ennesimo, va menzionato lo spettacolo della compagnia modenese Teatro dei Venti, basato sul Don Chisciotte di Cervantes: una rappresentazione itinerante in cui attori su enormi trampoli interpretavano i due eroi e tutte le nemesi che gli si paravano davanti. L’architettura sonora dello spettacolo si plasmava a meraviglia sui movimenti, grazie a un ensemble di percussionisti capaci di sprigionare dal vivo una trama ritmica magnifica, che imponeva un incedere solenne alle battute degli attori.

Ennesimo Film Festival 2026Ospite della serata di chiusura, Carlo Cresto-Dina, produttore di Leonardo Di Costanzo e di tutti i film di Alice Rohrwacher, ha parlato del suo libro, E’ un impresa fare un film (Einaudi Editore), che esplora la figura troppo poco conosciuta – ma fondamentale – che è il produttore, (lo definisce come colui che “gestisce processi creativi”) ha condiviso insofferenze, timori, dubbi e speranze, chiudiamo con un paio di stralci del suo intervento.

In merito alle diverse accezioni di produzione ha detto: I grandi network, committenti come Amazon Prime, Netflix, e così via, quando producono un mio film o una serie che ho pensato e ideato, pretendono di comprare tutti i diritti di sfruttamento. Così quell’opera non è più mia e la mia azienda non può crescere, perché le aziende audiovisive crescono mantenendo la proprietà intellettuale.

In merito alla questione del tax credit, invece: Secondo me l’investimento pubblico dovrebbe diventare una leva per migliorare il sistema, non solo nel cinema ma in generale. Ad esempio, per ottenere il tax credit si potrebbero chiedere impegni concreti: ridurre l’impatto ambientale delle produzioni, garantire parità salariale tra uomini e donne, assumere realmente lavoratori disabili invece di aggirare l’obbligo pagando una multa.
Oggi molte aziende preferiscono pagare le sanzioni: solo in Lombardia, le multe per le mancate assunzioni di persone disabili generano circa 50 milioni di euro l’anno, che però finiscono nel calderone generale, non vengono certo devoluti a sostegno delle persone disabili.
Allora mi chiedo: se dessimo il tax credit solo a chi si impegna davvero a reinvestire nel Paese e a migliorare il sistema, allora, forse qualcosa cambierebbe.

 

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