I racconti del giardino incantato di David Súkup, Patrik Pašš, Leon Vidmar e Jean-Claude Rozec (2025)

I racconti del giardino incantato. Voto ***(*). Un film d’animazione realizzato con tecniche tradizionali e rivolto ai bambini, ma non solo, che affronta in modo adatto alla loro età il tema, non facile, di come superare un lutto in famiglia, trasmettendo al contempo speranza.

Quello che sorprende di I racconti del giardino incantato, un film d’animazione girato in stop-motion con protagonisti delle marionette, è che le storie, ossia le singole parti del film sono state prodotte in diversi studi dislocati nei quattro diversi paesi europei di produzione. Eppure, nonostante questo lavoro a distanza, il risultato finale è unitario sia nella realizzazione, che nell’ottima qualità artistica finale. E questo anche per il fatto che la cornice del racconto si presta bene ad una divisione in scomparti narrativi.

I racconti del giardino incantato

I racconti del giardino incantato è tratto dal libro di fiabe dello scrittore ceco Arnošt Goldflam “O nepotřebných věcech a lidech” (Di cose e persone inutili) e racconta dei tre fratellini Susan, Derek e Tom, che, in visita al nonno rimasto vedovo da poco, si raccontano a vicenda storie secondo il metodo insegnato loro dalla nonna da poco scomparsa. A poco a poco, storia dopo storia, riescono a vincere la tristezza e lo sconforto, incarnate nella figura del nonno (una miniatura dello scrittore Arnošt Goldflam stesso), e tornare come famiglia alla serenità che c’era prima del triste evento – e questo soprattutto grazie al magico potere della fantasia e dello stare insieme.

Lo sfondo autunnale dell’intimo ambiente della casa e del giardino si apre così ad altre realtà immaginate, dove tutte però raccontano della malattia e della perdita di una persona cara. Quattro, dicevamo, sono le storie: la prima, la principale, costituisce la cornice per le altre tre ‘avventure’. La seconda è la favola della buona notte che la piccola Susan racconta ai fratellini Tom e Derek partendo da tre elementi e mescolandoli nel cappello di paglia come faceva la loro nonna e racconta di due bambini ed uno strano gatto randagio trovato per strada; la terza si svolge in un giardino abbandonato dove vivono insieme un’eccentrica vecchina ed una bestia esotica, la quale si nutre solo di torsoli di mela; la quarta ed ultima favola narra del fantastico volo di un solitario vedovo in un mondo di uccelli. 

I racconti del giardino incantato

A differenza delle animazioni d’oggi, che privilegiano l’azione e l’effetto sorpresa, I racconti del giardino incantato ricerca volutamente un ritmo lento e lo ottiene facilmente usando tecniche d’animazione tradizionali, come il passo-uno. Inoltre, si contraddistingue per uno stile retrò che evoca, ma non definisce, un passato recente, appunto, come quello del tempo sospeso di un racconto. Già la scelta delle marionette – le cui teste sembrano essere di legno – la dice lunga sulle intenzioni e sulle sfide che questo film di alta qualità intende affrontare. Grande attenzione è rivolta alla cura dei dettagli, alla paziente lavorazione, e alla narrazione, che invita alla riflessione e ad un profondo confronto con il tema della perdita e della morte. Viene così a colmare una lacuna nel panorama dei film per bambini di produzione europea (l’ultimo visto sull’argomento è Mary e lo spirito di mezzanotte di Enzo d’Alò del 2023).

I racconti del giardino incantato

Ispirato alla miglior tradizione dell’animazione cecoslovacca (Jan Švankmajer, Jiří Trnka) con un occhio alle ultime tendenze dell’animazione francese (La mia vita da zucchina di Claude Barras), I racconti del giardino incantato è un’opera dal carattere agrodolce, in cui la dura verità trova, nei grandi occhi dei personaggi e nei colori caldi – il rosso e l’arancione dell’autunno e del tramonto – dello sfondo, quel tocco di dolcezza necessario a controbilanciare il dramma, o meglio i drammi, narrati.

Dopo la prima mondiale alla Berlinale (2025), la partecipazione al Festival d’Annecy, il premio come Miglior Film Europeo per bambini al 55° Giffoni Film Festival e l’attuale uscita nelle sale cinematografiche, l’inconsueta opera d’equipe, è ora in gara per gli European Film Awards.

Un piccolo ma complesso (la produzione è durata dieci anni!) progetto europeo, coraggioso e degno di nota, che speriamo non rimanga l’unico esempio di cinema alternativo per famiglie, in grado di rappresentare una valida controparte alle grandi produzioni americane ed internazionali. Adatto ai bambini fra i sei e i dieci anni, ma consigliato ad un pubblico di tutte le età.

In sala dall’8 ottobre 2026.


I racconti del giardino incantato (Pohádky po babicce)  – Regia: David Súkup, Patrik Pašš, Leon Vidmar, Jean-Claude Rozec; sceneggiatura: Marek Král, Petr Krajíček, Patrik Pašš, Jerneja Kaja Balog, Maja Križnik, Blandine Jet dal libro di racconti per bambini Di cose e persone inutili di Arnošt Goldflam; montaggio: Adéla Špaljová; musica: Lucia Chuťková; scenografia: Patricia Ortiz Martinez, Jean-Claude Rozec; voci: Arnošt Goldflam nel ruolo del Nonno, Zuzana Kronerová nel ruolo della Nonna, Žofie Hánová nel ruolo di Zuzanka (Susan), Alex Mojžíš nel ruolo di Derek,  Mikuláš Čížek nel ruolo di Tomík (Tom), Ivan Trojan nel ruolo del Papà (1ª favola), Miroslav Krobot nel ruolo di Bogdan (3ª favola), Viktor Preiss, Pavla Beretová; produzione: Maurfilm, Artichoke, ZVVIKS, Vivement Lundi!; origine: Repubblica Ceca/ Slovacchia/ Slovenia/ Francia, 2025; durata: 71 minuti; distribuzione: Trent Film in collaborazione con Cinema dei Piccoli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *