Il tempo di Anne. Voto **(*)
“Il film parla anche un po’ di questo, ti guardi vivere ma guardi una immagine falsata, sempre a confronto con quella degli altri, che effetto ha tutto questo sul nostro spirito?” (Lisa Azuelos)
Immersi nel fiume dell’età che non si ferma, inesorabili, i protagonisti del micromondo de Il tempo di Anne (in originale: LOL 2.0) si sfaldano nella loro tridimensionalità, offrendo però uno sguardo sincero riguardo le difficoltà attuali e l’incontro generazionale, che aldilà di una superfice apparentemente lontana dalla ricerca interiore, trova i punti su cui ripartire e creare il proprio disegno di vita, a qualsiasi età e in qualsiasi situazione.
Dal 15 ottobre nelle sale italiane, il film di Lisa Azuelos si fa specchio di una realtà attuale fortemente alienante e dispersiva e riesce almeno nell’intento di catapultarci pienamente nelle problematiche relazionali di oggi. Il tempo di Anne si presenta come il seguito 2.0 di Lol – Il tempo dell’amore, diretto dalla stessa regista nel 2008 e con protagonista nuovamente Sophie Marceau, nei panni della protagonista ben diciassette anni dopo. Se nel precedente film il tema era l’età adolescenziale e una madre con i suoi tre figli, qui nel sequel troviamo Anne alle prese con un tema che sfugge sempre più dal contesto quotidiano: il tempo.
Louis, interpretata da Thais Alessandrin, in questo caso anche sceneggiatrice, si presenta in scena come la figlia minore, che in seguito ad una delusione d’amore, un cuore spezzato e una start-up a cui deve rinunciare, si ritrova con l’unica possibilità di andare a vivere almeno per un periodo di tempo dalla madre, Sophie Marceau.
Il tema del film si apre subito con uno scenario di scontro tra le due figure lontane dal tempo. Anne con la volontà di vivere una libertà che per tanti anni gli è stata sottratta anche e soprattutto dai doveri familiari, da poco divorziata e decisa a godere delle possibilità della vita. Louise invece vive la sua crisi dei venticinque anni, rinchiusa in ciò che pensa sia giusto vivere e realizzare e le conseguenti pieghe inaspettate che la propria esistenza accoglie e subisce.
Come espresso precedentemente, Lisa Azuelos interpreta il tempo che avanza nella disperazione di non aver ancora trovato un proprio posto nel mondo e nella superficie che attraversa i nostri giorni, con note che però evidenziano l’altrettanto presente umanità di personaggi bombardati in toto da media e social.

In questo universo bidimensionale, l’amore si misura come un antidoto, un risveglio dalle problematiche vicissitudini. Si presenta come uno sconvolgimento atto a destare gli spettri dell’apatia e disperazione. Il tempo passa e con esso senza uno scopo chiaro e lucido, passa l’altrettanta difficoltà nell’esercizio dell’esserci.
L’intreccio de Il tempo di Anne vede intersecarsi diversi protagonisti, tra cui Jules e Vincent, che avrebbero meritato probabilmente uno sviluppo maggiore della trama ma comunque risultano altrettanto credibili con le loro interpretazioni così come le due protagoniste femminili e forse proprio questo rappresenta la forza maggiore di questa opera. Un pensiero alla commedia francese e questo film in particolare che attraverso, sì, l’espediente romantico e relazionale riesce a non creare una patina della realtà che viene invece presentata visceralmente nei suoi alienanti mutamenti, laddove i personaggi non sono ridotti a parodie del presente bensì allegorie di un’attualità che si impone e che difficilmente lascia la possibilità di scegliere e agire.
Ne risulta un film che prova ad entrare nella densa e consumistica vita che ci circonda, rapportandosi schiettamente ma forse non del tutto in modo profondo con chi poi effettivamente la vive ed la interpreta. Il lavoro, la casa, la precarietà dei rapporti e sociale, la iper-tecnologizzazione e la rapida metamorfosi del mondo sociale, il rapporto con il diverso. Sono tematiche sicuramente attuali ma che forse dimenticano un aspetto sociale che prima ancora potrebbe direzionarsi verso l’umano, attenti ai bisogni degli oppressi e di coloro che subiscono le leggi dello stato prima ancora che quelle della natura. Considerando tra l’altro degli spunti visivi davvero interessanti attraverso l’espediente musicale e animato, diegeticamente intrecciati ai momenti psichedelici della storia.
L’inatteso è il tempo di Anne che è anche il tempo nostro, nonostante una distanza sociale, approcciandosi a questa storia che si possano ricordare i limiti e confini del tempo, provando impavidamente, destrutturandolo e disinnescandolo, a vivere.
In sala dal 15 ottobre 2026.
Il tempo di Anne (LOL 2.0) – Regia: Lisa Avelos; sceneggiatura: Lisa Azuelos, Frédéric Da, Thaïs Alessandrin; fotografia: Gilles Porte; montaggio: Hélène Burel; interpreti: Sophie Marceau, Thaïs Alessandrin, Vincent Elbaz, Alexandre Astier, Françoise Fabian, Victor Belmondo, Jérémy Kapone, Théo Delincak, Nathan Japy, Isaline Prévost Radeff, Théo Augier, Oscar Al Hafiane; produzione: Curiosa Films, Love is in the air, France 2 Cinéma, M6 Films, Apollo Films, uMedia; origine: Francia/Belgio, 2026; durata: 100 minuti; distribuzione: Europictures.
