Festa del Cinema di Roma (13-25 ottobre 2026): Il rumore delle cose nuove di Paolo Genovese (Grand Public – Film d’apertura)

Il rumore delle cose nuove. Voto **(*). Il regista di Perfetti sconosciuti e FolleMente si cimenta una volta ancora con una storia corale fatta di incastri e di coincidenze, di amori e tradimenti, desideri e frustrazioni. Selezionato per aprire la Festa del Cinema di Roma, il film è tratto dal romanzo omonimo che lo stesso Paolo Genovese ha scritto per Einaudi nel 2023.

Che forma ha Dio? Chiede Alba curiosa in  Il rumore delle cose nuove e, al contempo, scettica agli uomini che incontra in una Milano impersonale e senz’anima. Lo domanda a Umberto, un marito violento, corroso da un demone che lo ha progressivamente trasformato in uno spregevole carnefice, nonostante di giorno si travesta da Topolino per allietare ragazzini gravemente malati; a Elio un misterioso datore di lavoro costretto su una sedia a rotelle, rintanato in una casa piena di libri e dischi, che inaspettatamente sta per offrirle una via d’uscita dalla trappola nella quale è rovinosamente caduta; a Ralph, un creatore di suoni per il cinema, il mite papà di Mirko, un bambino bullizzato da due gemelli che proprio alle cure di Alba sono stati affidati da genitori distratti e poco interessati al comportamento dei loro figli.

I quattro personaggi appena menzionati si muovono in un piccolo universo governato, rimanendo su un piano soprasensibile, da una divinità capricciosa che provoca incontri per mutare il corso delle esistenze, conducendo le sue creature al desiderio, alla rabbia, alla curiosità, alla noia, all’amore, al tradimento, al soccorso, alla vendetta. A queste figure, si aggiungono Andrea, il fotografo di matrimoni che desidera ossessivamente la genitorialità, il generare vita dalla sua vita. Andreina, la moglie che, invece, non è riuscita a elaborare il lutto di un aborto, di una perdita che pensa possa ripetersi. E poi Viola, attrice che aveva rinunciato alla carriera, la madre di Mirko che prova nuovamente a mettersi in gioco, decostruendo gli assiomi che fin lì l’avevano (vanamente) sostenuta.

Paolo Genovese con Il rumore delle cose nuove torna sul grande schermo, riprendendo un proprio romanzo omonimo uscito per Einaudi nel 2023. E soprattutto continua con la forma del racconto corale che esibisce (oltre a un cast numeroso) le fragilità degli esseri umani, le paure e anche quei momenti di spensieratezza che potrebbero indurre a sperare in qualcosa di meglio.

E in questo dissidio, tra timore e gioia, accettazione e ribellione, il personaggio più riuscito e capace di rivelare lo stato permanente di vertigine, è quello interpretato da Emanuela Fanelli, Alba, appunto, una probabile atea che si interroga su Dio. Squattrinata, sognatrice e perennemente alle prese con espedienti che le permettano almeno di sopravvivere, di superare una nottata per raggiungerne un’altra. L’unica a non essere realmente funzionale alle necessità di una trama fin troppo scritta.

Il rumore delle cose nuove
Dopo un inizio nel quale il pubblico procede alla cieca ingannato dalle apparenze, la situazione, presto, si capovolge. Chi osserva da fuori vede il quadro, sa quello che i protagonisti ignorano. Col progredire del film, spettatrici e spettatori diventano complici del regista, cioè di quell’occhio metafisico che a suo piacimento gioca con il tempo e con lo spazio, creando un nesso causale tra passato e presente, tra luoghi pubblici e privati.

Un legame che, al contrario, per Alba, Umberto (Edoardo Pesce), Viola (Claudia Pandolfi), Ralph (Lino Musella), Andrea (Stefano Accorsi), Andreina (Vittoria Puccini) ed Elio (Claudio Santamaria) si manifesta in modo casuale, rapsodico. Pur scegliendo il sentiero da percorrere non sono in grado di prevedere e, talvolta, di affrontare le conseguenze dell’incrocio che hanno appena attraversato.

Al di là delle singole vicende, a stupire (e lasciare un po’ interdetti) è la rappresentazione complessiva di un gruppo di persone che per ragioni anagrafiche, territoriali e sociali è abbastanza estraneo alle azioni che compie e alle parole che esprime. Per certi versi, il lavoro di Genovese è sorprendentemente simile a quello di Ralph che, grazie a un artificio, trova nel suono di un oggetto il rumore per qualcosa d’altro.

Così assistiamo alla messa in scena di una generazione che non si è mossa aspettando Godot e che ancora è ferma all’uso degli anticoncezionali o all’annosa questione se tinteggiare le pareti di bianco o di giallo. In un paese cupo, avvolto da oscuri presagi, dove ignoranza e razzismo danno credito a sostituzioni etniche e teorie del gender, questi quaranta/cinquantenni che si ostinano a emettere il rumore dei trentenni producono un inspiegabile mix di tenerezza e inquietudine. 

In sala dal 12 novembre 2026.


Il rumore delle cose nuove – Regia: Paolo Genovese; sceneggiatura: Paolo Genovese, Igor Artibani; fotografia: Fabrizio Lucci; montaggio: Consuelo Catucci; interpreti: Emanuela Fanelli, Edoardo Pesce, Claudia Pandolfi, Lino Musella, Stefano Accorsi, Vittoria Puccini, Claudio Santamaria, Edoardo Vitalone, Rolando Ravello; produzione: Lotus Production, con Rai Cinema in coproduzione con Vice Pictures; produttori: Raffaella Leone, Andrea Leone; origine: Italia, 2026; durata: 114 minuti; distribuzione: 01 Distribution.

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