Di noi 4 di Emanuele Gaetano Forte

Tipo una rivolta, tipo una rivoluzione

Il concetto di famiglia è qualcosa di cui sappiamo spaventosamente poco. L’Occidente ha detto di saperne tutto a riguardo e quello che ha tramandato per secoli vede un padre e una madre, con nonni e parenti a fare da bue e asinello del caso. Secolo XXIesimo: la famiglia composta da madre e padre non è più l’unica soluzione, a dirlo non è solo l’apertura dei confini mentali, ma anche il fattore economico: crescere un bambino o una bambina costa quanto una casa. Forse è il caso di aggiungere una figura terza, anzi, di raddoppiare il numero dei genitori.

Alda (Giulia Rupi) ha deciso di cucinare pesce. La sera ci sarà un party con gli amici di sempre, Rachel (Roberta Lanave) e Giamma (Giovanni Anzaldo), e il compagno Pier (Elio D’Alessandro). Quest’ultimo ha chiesto ad Alda se non fosse ora di avere un bambino. Lei è titubante, per motivi di stabilità economica: lei ha una partita Iva, lui lavoretti saltuari. Non è il momento. Però ormai i trentacinque anni sono stati superati e

Se non ora, mai più. E mi sa che sarà mai più

E nulla, lo sconforto prende i due, ma un’idea è dietro l’angolo: se non è possibile crescere in due un bambino, perché non farlo in quattro? I quattro amici si guardano, ridono e la mettono in caciara, ma

Non sarebbe così folle come idea.

Già, non sarebbe così folle, ma chi lo farebbe con chi?

Presentato al RIFF 2024 di Roma, il lavoro di Emanuele Gaetano Forte è di buona qualità. Un ottimo soggetto e un’ottima sceneggiatura (buon ritmo, credibile) sostengono una efficace prova attoriale dei quattro attori coinvolti: Giulia Rupi, Roberta Lanave, Giovanni Anzaldo, Elio D’Alessandro. Praticamente con un’unica location, il lungometraggio vive bene lo spazio e le inquadrature sono ottimali nel rendere i sentimenti dei personaggi, ben definiti e chiariti. La storia risulta avvincente e genuina, la modalità metanarrativa risulta un po’ faticosa all’inizio e tende a distrarre lo spettatore, risulta invece vincente nel finale, quando la pellicola corre verso il “Nero”.

Il concetto di famiglia è molto più ampio di quello a cui siamo abituati.

Tema degli anni venti di questo secolo, è quanto costi un bambino per una coppia. Paradosso del capitalismo, è che essere proletari non è per tutti. Anzi, forse soltanto i borghesi possono permetterselo. La pellicola è brava a giocare a riguardo e dare l’opzione di una famiglia che non sia la solita, ma che possa essere “allargata”: quattro amici, due coppie, a crescere un singolo figlio/a. Ma perché così sia, le coppie devono mescolarsi e quindi, in nome della comune appartenenza del bambino, l’amico andare a letto con l’amica. I sentimenti possono essere messi da parte per un guadagno più grande?

Estrarre un coniglio dal cilindro non è facile, bisogna conoscere i trucchi. Emanuele Gaetano Forte&company lo estrae aiutandosi con lo strumento più efficace nel cinema, che non è fotografia o soundtrack, ma è una sceneggiatura ben scritta. Con alcuni difetti, ma buon ritmo e ottimi plot twist. E quindi la pellicola si guarda, perché per fare un figlio oggi c’è bisogno di altro

Tipo una rivolta, tipo una rivoluzione.

Di prossima uscita in sala.


Di noi 4regia: Emanuele Gaetano Forte;  soggetto: Emanuele Gaetano Forte, Giovanni Anzaldo, Giulia Rupi; sceneggiatura: Emanuele Gaetano Forte, Giovanni Anzaldo, Giulia Rupi; fotografia: Francesco Crivaro; montaggio: Emanuele Gaetano Forte; musiche: Giacomo Forte; scenografia: Emanuele Gaetano Forte, Giulia Rupi; ;  interpreti: Giovanni Anzaldo, Giulia Rupi, Elio D’Alessandro, Roberta Lanave; produzione: Emanuele Gaetano Forte, Giovanni Anzaldo, Giulia Rupi per SNCI – Scuola Nazionale di Cinema Indipendente; origine: Italia, 2024; durata:  78 minuti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *