Enzo Jannacci, Vengo anch’io di Giorgio Verdelli (Fuori Concorso)

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A dieci anni dalla morte, Enzo Jannacci viene ricordato in un emozionante documentario firmato da Giorgio Verdelli ma dal titolo non particolarmente originale: Enzo Jannacci, Vengo anch’io, prodotta da Indigo Film e presentato nella sezione Fuori Concorso nell’ambito dell’80° Mostra del Cinema di Venezia.

Tutto inizia con un’intervista del 2005, quando lo stesso regista decide di porre degli interrogativi al grande cantautore, stimolando discorsi complessi, irriverenti e molto affascinanti riguardanti più livelli del mondo pubblico e privato di Jannacci. L’artista milanese è stato definito da Paolo Conte,  il “più grande cantautore italiano” e con ciò abbiamo già la misura di quanto fosse tenuto in considerazione.

Enzo Jannacci è sempre stato celebre anche  per la sua doppia vita di chirurgo e artista, ma tutti siamo consapevoli di come non ci fossero dubbi sulla sua reale identità, infatti il cantautore milanese ha rappresentato per anni uno dei motori propulsori dell’arte musicale e dell’avanspettacolo prima milanese e poi nazionale.

Sono molti i personaggi che si avvicendano nel documentario di Verdelli, tutti legati al cantautore e entusiasti di poter raccontare aneddoti su un personaggio, che in qualche maniera può aver segnato la loro esistenza personale e artistica: Giorgio Gaber, Dario Fo, Roberto Vecchioni, Dori.

Fondamentale tra i protagonisti del documentario è anche il figlio Paolo, il quale ha dichiara che il film: «è la testimonianza di un momento importante, papà ne sarebbe fiero. Direbbe ‘ma io non merito di stare qui con tutti voi’. È l’insegnamento dell’umiltà, che noi artisti dovremmo tutti avere” […] ”È un film che spero che diventi caro per tutti quelli che lo vedranno e che potranno conoscere, scoprire o riscoprire sfaccettature di papà che si erano perse».

Le scene scelte per il documentario possono essere riassunte come un vero e proprio manifesto del massimo splendore del gruppo di artisti milanese tra gli anni 60’ e 80’: quelle del Derby Club aperto dallo zio di Diego Abbatantuono nel 1959, le meravigliose puntate delle trasmissioni Rai, o gli esilaranti concerti/spettacoli di Jannacci con Celentano, Gaber Tenco.

In questo entusiasmante scenario Jannacci appare spesso oltre che nella sua proteiforme veste, anche come regista di più progetti e personalità. La sua verve comica era infatti utilissima non solo per fini artisti, ma anche per mediare tra i tanti amici artisti oppure reclutarli per i vari progetti, a volte folli e assolutamente innovativi.

Jannacci è contagioso con la sua vena sarcastica, la sua voce a tratti bassa e insidiosa, il suo sorriso contagioso, le sue frasi geniali, le improvvisazioni più naturali e calzanti. Jannacci è vita allo stato puro,è un passato splendente del nostro panorama artistico musicale e non solo, perché non a caso lo ha voluto fortemente Mario Monicelli in Romanzo popolare (1974). 

Il cinema lo ha sempre amato, seppur non lo aveva mai coinvolto come la musica.  Lo ricordiamo in un distonico e divertente fidanzato molto attempato in La bellezza del somaro (2010) di Sergio Castellitto e in sincerità potremmo affermare che qualsiasi cosa facesse, il suo estro geniale riusciva ad emergere prepotentemente.

Jannacci è ancora la guida, il leader scanzonato di un passato glorioso.

In sala il 11-12-13 settembre


Enzo Jannacci – Vengo anch’io – Regia e sceneggiatura: Giorgio Verdelli; produzione: Sudovest Produzioni, Indigo Film; origine: Italia, 2023; durata: 97 minuti;  distribuzione: Medusa Film.

 

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