Presentato come “Proiezione speciale” nella sezione Panorama Italia, Domani interrogo di Umberto Riccioni Carteni è l’adattamento cinematografico del romanzo omonimo pubblicato nel 2022 da Marsilio; e scritto basandosi su certe sue esperienze personali da Gaja Cenciarelli, che citando Danilo Dolci, Frank McCourt e Domenico Starnone lo definisce così: “romanzo di Shakespeare e spaccio”.
Una commedia generazionale ambientata nella periferia romana di Rebibbia, già teatro delle strisce di Zerocalcare, che si innesta in un filone cinematografico ben preciso: il cinema scolastico, che ci ha fornito una serie di felici esempi, che val la pena di enumerare pur frugalmente. In Italia abbiamo avuto La scuola di Daniele Luchetti e Auguri professore di Riccardo Milani, tratti per l’appunto dai libri de citato Starnone; o ancora titoli “d’autore” diversamente rappresentativi come Bianca di Nanni Moretti o Come te nessuno mai di Gabriele Muccino; senza dimenticare lo sceneggiato diretto da Vittorio De Seta e interpretato da Bruno Cirino, Diario di un maestro, andato in onda sulla Rai nel 1973 e ambientato in una periferia molto simile a quella del nostro film, il Tiburtino III. Volgendosi all’estero gli esempi sono molteplici, a partire dall’Attimo fuggente di Peter Weir, che ha costituito un modello di riferimento dichiarato della Cenciarelli, la quale deve aver pure assorbito certi aspetti del capolavoro del compianto Laurent Cantet, La classe – Entre les murs, cui Domani interrogo può senz’altro essere apparentato per temi e atmosfere.
È la storia di una professoressa d’inglese empatica e caparbia, catapultata in una classe caotica e respingente (“Inglese? Questi non sanno manco l’italiano” le sussurra il bidello, dandole il benvenuto). Una gabbia di leoni tutta volgarità, allusioni sessuali e violenza verbale, che la professoressa dovrà domare per non soccombere, riscoprendo così il senso sociale e persino politico del suo mestiere. Si sviluppa infatti, nello svolgersi della narrazione, una dialettica sempre presente in questo tipo di opere; quella tra due concezioni antitetiche dell’istituto scolastico: inteso come darwiniano filtro selettivo che espunge più o meno volontariamente le supposte “mele marcie” oppure come strumento di riscatto da condizioni sociali complicate o addirittura proibitive. Perché tra “piazze de coca” e figli costretti a fare i padri delle proprie madri, la vita a Rebibbia è una trincea il cui la prof (anzi la “pressorè”, come la chiamano qui), per non cedere alla frustrazione dell’impotenza, è costretta a mutarsi in assistente sociale, in caregiver, in missionario. Un’eroina dei nostri tempi che in questo “mondo al contrario” è costretta a battersi per pochi spicci in quella trincea, come le ricordano impietosamente i suoi studenti (“Lei fa tutto questo per quanto? 1200, 1300, 1700? Lo sa quanto ce mettemo noi a fa’ 2000 euro???” – spacciando si intende).
Ma il film di Carteni (che in passato si è già distinto nella direzione di alcune commedie sociali non corrive come Diverso da chi? o Mica è colpa mia) si presta a esser letto anche come uno spaccato sociologico piuttosto fedele; una radiografia della cosiddetta Gen Z, (le persone nate approssimativamente tra il 1997 e il 2012; i primi nativi digitali, cresciuti con Internet e gli smartphone) di cui ci offre campionario di tipi umani piuttosto tipici: la bella e disinibita che viene tacciata d’essere una ragazza facile (l’epiteto nel film ovviamente è più grassoccio), il chiuso e sensibile che diventa per converso ostile riottoso, l’insicura preoccupata perché tende a prendere peso e che si espone al rischio di body shaming, lo spacciatore ignorante che però sa esprimersi più che decentemente col trap, il figlio di immigrati del Burkina Faso che risulta più romano dei romani, etc. etc. Figli della violenza e dell’ignoranza destinati a finire sulla stessa, cattiva, strada; a due passi dagli antieroi della letteratura e del cinema di Pasolini.
Al netto di alcune ridondanze e di certe inverosimiglianze (come può essere che questi ragazzi nati ai bordi di periferia a un certo punto finiscano per esprimersi in inglese oxfordiano, arrivando persino a interpretare la filosofia di Wittgenstein?), l’impianto narrativo edificato da Umberto Riccioni Carteni in definitiva riesce nello scopo di raffigurare un quadro sociale e umano plausibile, grazie a uno sguardo onesto e sincero che possiede l’umiltà di mettersi ad altezza di ragazzo; dentro i loro drammi, la fatica di vivere, le vulnerabilità e la bellezza delle loro “vite violente”. Ci riesce anche grazie a certi utili monologhi interiori in cui i giovanissimi protagonisti si descrivono senza rete, preconizzando il proprio futuro. Audaci flash-forward sotto forma di “a parte” teatrale in cui i protagonisti declamano la vita che vivranno: i sogni infranti, le delusioni inattese e gli insperati trionfi.
Alla riuscita della pellicola contribuisce la veridicità delle performance di attori per lo più non professionisti che accettano di mettere in scena lacerti spietatamente realistici, se non proprio dichiaratamente reali, delle proprie biografie; ispirate, come scopriamo nel finale, a quelle autentiche di persone realmente esistite. Su tutti svetta una misurata e credibile Anna Ferzetti, illuminata da qualche tempo dalle luci della ribalta cinematografica che l’hanno sottratta al cono d’ombra proiettato finora dalla presenza, oggettivamente ingombrante, di papà Gabriele e del quasi ubiquo Pierfrancesco Favino, suo marito.
Domani interrogo – Regia: Umberto Riccioni Carteni; soggetto: Herbert Simone Paragnani e Gaja Cenciarelli, liberamente tratto dall’omonimo romanzo della Cenciarelli sceneggiatura: Herbert Simone Paragnani, Gaja Cenciarelli, con la collaborazione di Umberto Riccioni Carteni; fotografia: Vladan Radovic; montaggio: Lorenzo Campera; musiche: Diego Buongiorno; interpreti: Anna Ferzetti; Fabio Bizzarro, Zoe Massenti, Sara Silvestro, Yothin Clavenzani, Paterne Sassaroli, Anita Serafini, Morgan Sebastian Wahr, Lorenzo Bagalà, Federico Micheli, Mounir Khlifi, Manuela Zero, e con la partecipazione di Massimo Foschi; produzione: On Production, Rai Cinema, in collaborazione con Vision Distribution; origine: Italia, 2025; durata: 93 minuti; distribuzione: Vision Distribution.
