A un passo dai suoi 75 anni, che scoccano il 17 novembre, Carlo Verdone porta alla Festa del cinema quattro episodi, su dieci complessivi, della sua quarta e ultima stagione di “Vita da Carlo”. Potrete vederla per intero dal 28 novembre su Paramount+. Sento già la fatidica domanda: si ride? Abbastanza, anche se una progressiva malinconia senile avvolge il racconto autobiografico, come se il regista/attore romano volesse ritrarsi senza infingimenti, con quieta sincerità, s’intende piegata alle esigenze dello spettacolo televisivo seriale.
«In questo momento non m’appassiona più nulla. Non è necessario dire sempre di sì. Non sono in esilio, ma in piena tranquillità» confessa il Verdone-personaggio, reduce dal disastro sanremese (fine della terza stagione) e per questo trasferitosi a Nizza dove nessuno, o quasi, gli chiede un selfie. Ma quanto può durare? Una telefonata da Roma l’informa che è morto il vecchio padre della sua ex moglie Sandra, sicché bisogna prendere il primo volo, anche se una volta in città, per la concitazione, sbaglierà chiesa e funerale, con l’imbarazzo buffo che ne scaturisce.
L’idea di quest’ultima stagione, sempre scritta con Pasquale Plastino e Luca Mastrogiovanni, è di trasportare Verdone nel cuore del Centro sperimentale di cinematografia frequentato da giovane: solo che ora lo vogliono come docente di regia e lui, vincendo qualche riluttanza, accetta l’incarico, non sentendosi fuori gioco, pure per raggranellare qualche soldino non avendo film in vista.
Come farsi chiamare dagli allievi? Maestro, dottore, signore, professore? In realtà i sei studenti, ciascuno con qualche fobia e ossessione, non sembrano essere così impressionati da quell’arrivo. In più subito si crea un guaio con Sergio Rubini, che insegna recitazione. C’è da provare un testo teatrale di un certo Sidorov, celebre drammaturgo russo inventato (però esiste davvero un regista russo con quel cognome), e finisce che Rubini, immerso nel ruolo, rifili un sonoro schiaffone a Verdone: il tutto subito ripreso dai cellulari e presto visto da un milione di persone. Un caso? Oppure Rubini ce l’ha davvero con il collega sin dai tempi di Al lupo Al lupo per via di una scena tagliata al montaggio?
Rispetto alle precedenti, Vita da Carlo 4 sfodera il tentativo, in parte riuscito, di variare stili e atmosfere: infatti gioca con bianco e nero e il colore, con le accensioni oniriche, con le citazioni cinefile, col ricorso ai cosiddetti “generi”. Sempre spiazzato dagli eventi, schiacciato dalle richieste, con tutti che in famiglia gli chiedono un corposo aiutato economico, Verdone si difende, urla «Non sono un bancomat umano», vorrebbe uscire nobilmente di scena portando a un festival il film realizzato dai suoi studenti (titolo: “Soggetti smarriti”). Ma intanto c’è la vita di tutti i giorni da affrontare, e lì scatta più volentieri la risata.

Accadono tante cose nelle dieci puntate, tre dirette da Verdone e sette da Valerio Vestoso, e non sarebbe giusto svelarle qui, visto che alla Festa passano solo quattro episodi, ciascuno di circa 25 minuti. Tornerò più avanti sugli altri. Di certo è spassosa l’intervista che Verdone, controvoglia, concede a Francesca Fagnani per “Belve”, sperando nella clemenza della conduttrice; invece sarà infiocinato sui temi dell’omosessualità, inanellando una gaffe dietro l’altra. Lei chiede: «Ha mai avuto qualche esperienza omosessuale?». E lui: «Ma che stai a scherzà?». Per non dire di quando scandisce: «Io ho vissuto in una casa piena di gay e ho scoperto che sono persone normalissime». Sarà dura farsi perdonare dalla comunità omosessuale…
Sono riusciti anche i duetti con l’amica Ivana, incarnata da Claudia Potenza: lei ha una passione erotica per i vecchi, confessa sul letto di Verdone «mi piace la lentezza, m’eccita l’artrite, adoro le défaillances», e lui non sa più bene come comportarsi, se sentirsi offeso o lusingato.
Un velo di mestizia vera cala invece di fronte alle scene girate da Alvaro Vitali non troppo prima di morire, quasi tutte in bianco e nero. Nei panni di sé stesso, l’attore romano che fu Pierino riceve da Verdone una sorta di risarcimento affettuoso. Il viso scavato, la voce affaticata dalla malattia, un cappuccio in testa che ricorda Il settimo sigillo, Vitali sospira: «Carlo, sono la Morte, non avere paura. La gente muore solo quando viene dimenticata».
Dal 28 novembre 2025 su Paramount+
Vita da Carlo (Quarta stagione) – Regia: Valerio Vestoso, Carlo Verdone; soggetto e sceneggiatura: Carlo Verdone, Pasquale Plastino, Luca Mastrogiovanni; fotografia: Roberto Forza; montaggio: Pietro Morana; musica: Fabio Amurri; scenografia: Giuliano Pannuti; interpreti: Carlo Verdone, Sergio Rubini, Monica Guerritore, Antonio Bannò, Caterina De Angelis, Maria Paiato, Claudia Potenza, Filippo Contri, Maccio Capatonda, Francesca Fagnani, Renzo Rosso, Giovanni Veronesi, Vera Gemma, Alvaro Vitali, Roberto Citran, Aida Flix, Alex Badiglio, Tommaso D’Agata, Giada Benedetti, Adele Cammarata, Irene Girotti, Mariacarla Casillo, Phaim Bhuiyan, Matteo Francomano, Pietro Paschini, Stefano Ambrogi, Pietro Ragusa, Riccardo Diana, Giacomo Stallone, Anastasiia Kuzmina, Stefano Fabrizi, Chiara Bassermann, Corinne Jiga, Valentino Campitelli, Daniele Locci, Gloria Coco, Loredana Piedimonte, Maia Carbone; produzione: Luigi e Aurelio De Laurentiis per Filmauro; origine: Italia, 2024; durata: 10 episodi (30 minuti circa); distribuzione: Paramount+.
