Ich ist ein Anderer. Voto *** “Ogni storia ha tre facce. La tua. La mia. E quella della verità…” Il tedesco Felix Randau non espone la verità, facendo capire che spesso non c’è una risposta univoca. Porta il pubblico a riflettere su una questione: Chi ha il diritto di raccontare il proprio passato?
La coproduzione austro tedesca Ich ist ein Anderer diretta da Felix Randau ci fa conoscere, scoprire o riscoprire, il personaggio di Felix Kersten (interpretato da Claes Bang), una figura enigmatica nota per essere stato l’ex massaggiatore personale del capo delle SS Heinrich Himmler (Martin Müller), considerato il numero due della Germania nazista assieme a Hermann Göring.
L’uomo è anche ricordato perché nel Dopoguerra aveva affermato di aver usato la sua posizione, per salvare numerosi ebrei e prigionieri dai campi di concentramento e di sterminio nazista. La veridicità di queste affermazioni, pubblicate nelle sue memorie nel 1947, rimane ancora oggi piuttosto controversa.
Qual è la verità? Kersten era un nazista oppure un eroe?
Il regista tedesco inquadra nel suo Ich ist ein Anderer Felix Kersten tramite la figura antagonista di Hedda (Valerie Pachner), giornalista di un quotidiano della DDR, che insieme al marito aveva preparato un’imboscata all’uomo su un treno notturno diretto a Oslo.
Tutto il film si svolge in un’unica notte del 1952, quando Felix e sua moglie Irmgard (Susanne Wuest), si stanno dirigendo in Norvegia per scoprire se il marito riceverà finalmente il Nobel per la Pace, a cui è stato candidato dopo aver rivendicato il suo ruolo nella liberazione di migliaia di prigionieri dai campi di concentramento. Infatti, nelle sue memorie raccontava di come avesse usato la fiducia guadagnata da Himmler, per poter salvare le persone dallo sterminio del Terzo Reich.
Hedda dubita di questa versione dei fatti, e va a intervistarlo sul treno con lo scopo di smascherarlo. Inizia così, in un’ambiente molto tranquillo come può esserlo solo un treno notturno, un colloquio, che diventa qualcosa di più di un’intervista, e cioè una sfida psicologica tra i due.

Rivediamo allora diversi flashback del passato dell’uomo, e quello che non possiamo vedere, ci viene raccontato da lui, che mantiene costantemente un volto controllato ed ambiguo.
Il suo è un personaggio oscuro e indecifrabile, sempre sospeso tra sincerità e manipolazione, molto ben reso dal danese Claes Bang, noto come vincitore dell’European Film Awards quale Miglior attore per The Square di Ruben Östlund, Palma d’Oro al Festival di Cannes del 2017 oppure per il recente Lo sconosciuto del Grande Arco di Stéphane Demoustier (2025)
Hedda, viceversa, ci rappresenta lo sguardo investigativo di quanti non vogliono accettare una versione dei fatti solo perché presentata in modo allettante e seducente.
Ispirato a una storia vera, Ich ist ein Anderer è dunque anche un dramma storico ma la narrazione non si concentra tanto sulla veridicità e la spiegazione dei fatti bensì sul confronto tra una giornalista idealista e un protagonista pretenzioso e volutamente sfuggente.
L’espressione Ich ist ein Anderer è la traduzione in tedesco della celeberrima espressione “Je est un autre” del poeta francese Arthur Rimbaud che la coniò nel maggio del 1871 all’età di soli 16 anni, all’interno delle celebri Lettere del Veggente (scritte a Georges Izambard e Paul Demeny).
Il film di Felix Randau lascia aperta così la domanda sulla vera natura del suo protagonista, ed è lì che il titolo diventa per noi chiaro: “Io è un altro”, può spiegare sì una frattura nell’identità di Felix Kersten, ma può riguardare tutti noi, che conosciamo la cosiddetta “verità” solo grazie ai canali di informazione del presente.
Ich ist ein Anderer – Regia: Felix Randau; sceneggiatura: Felix Randau; fotografia: Sebastian Thaler; montaggio: Joana Scrinzi; interpreti: Claes Bang, Valerie Pachner, Susanne Wuest, Timocin Ziegler, Martin Müller; produzione: Ostlicht Filmproduktion, Wega Film; origine: Germania/Austria, 2026; durata: 93 minuti.
