Festival di Locarno 2026 (5-15 agosto): Nobody’s Violence di Denis Côté (Concorso)

Nobody’s Violence  (Violence du corps de l’autre). Voto **. L’ennesimo film da festival di Denis Côté: la triste e noiosa vicenda di una donna-angelo della morte.

Fatemi cominciare con un po’ di dati.

Denis Côté è nato in Canada nel 1973. Ha dunque 53 anni. Dopo una serie di corti, ha esordito nel lungometraggio con Les États Nordiques nel 2005 con cui ha vinto il Pardo d’oro Video C.P. Company, una sezione di Locarno dedicata ai video che Côté vinse nell’ultimo anno in cui quel premio venne conferito.

Dopo di allora: 16 film in 19 anni, con presenze a Locarno (9, compreso il presente film: 8 lungometraggi e un corto), a Berlino (8), a Cannes (1 nella Quinzaine). Nessun film a Venezia. Sia a Berlino che a Locarno ha preso tre premi. In Italia, fatte salve alcune, sporadiche presenze ai festival,  nessun film è mai stato distribuito. Di Côté, in italiano, manco c’è la voce su Wikipedia.

Un regista, dunque, solo ed esclusivamente da Festival, anche tenendo conto del fatto che i dati in nostro possesso ci raccontano che, persino nel suo paese natale, il film che ha avuto più spettatori – poco più di 8000! (sic!) – è stato Vic + Flo Saw a Bear  del 2013, uno dei quattro film recensiti da “Close-Up” – tre dei quali, ahimé, sono toccati a chi scrive, ultimo Hygiène sociale (2021).  Si dirà: di Côté non si è interessato il pubblico, ma la critica, soprattutto quella accademica, invece sì. No, non è vero, neanche questo. Per carità c’è qualche saggio, addirittura una raccolta di saggi, soprattutto nel quadro di quello che la critica fra la fine degli anni Novanta e l’inizio degli anni Duemila battezzò nouveau cinéma québécois, la raccolta citata, peraltro, risale al 2011.

Per concludere, lasciatemi essere perentorio, invitare Denis Côté per la nona volta al Festival di Locarno è un atto meramente auto-referenziale: lo invitiamo perché, in fondo, con il  premio del 2005 siamo stati noi, noi di Locarno, a lanciarlo nel fatato universo del cinema d’autore. Peccato che questo lancio non sia di fatto mai avvenuto, e ventuno anni dopo, ci ritroviamo il regista canadese ancora una volta a Locarno, ancora una volta solo ed esclusivamente a un Festival. Resta, forse, un’ultima considerazione/domanda: pur tenendo conto del fatto che i film di Côté non sembrano particolarmente costosi, evidentemente il regista riesce ancora oggi ad attirare fondi sufficienti, probabilmente il Canada, come molte cinematografie “minori” gode di un munifico sistema di finanziamenti statali e/o regionali. Chissà.

Questa raccolta di dati, forse noiosa ma – credo – utile nella sua oggettività, non deve essere letta come motivo, da parte mia, di imbarazzo e come modo per prendere tempo a fronte del nuovo (il quarto, dunque, per chi scrive) film di Côté, Violence du corps de l’autre, che reca il titolo internazionale di Nobody’s Violenceuna cosa, tuttavia, è certa, recensire un film del regista canadese non è esattamente (mai stato) una gran gioia.

Nobody's Violence
  Larissa Corriveau e Philippe Rebbot

Siamo come quasi sempre in Canada, in un paesaggio dove, nella prima parte, la neve la fa da padrona, i personaggi maggiori sono, come al solito, degli outcasts, si parla da poco a molto poco, quel poco sembra piuttosto improvvisato, anche i personaggi minori non sono da meno, le sequenze sono spesso auto-conclusive, la cinepresa si blocca a lungo, oppure si muove a spalla, con panoramiche che evitano rigorosamente il campo-controcampo, le immagini sono sgranate e cheap (abbattimento dei costi di produzione?).

La protagonista di Nobody’s Violence è una donna, interpretata dall’attrice con cui Côté ha più spesso lavorato, ossia Larissa Corriveau. Un personaggio che non parla mai e  che come una sorta di cupa caregiver vaga di casa in casa a visitare (aiutare?) persone in uno stato di malattia (terminale?). Mira, questo è il nome, rappresenta una sorta,  di angelo della morte, anche se non si capisce in realtà quale aiuto possa fornire una persona del genere, ma lasciamo stare. La prima pare del film sembra culminare in un incontro con un uomo, anch’esso un po’ fuori dal mondo che vive in una roulotte, ciò che dà vita a un avvicinamento, a un incontro fisico che potrebbe portare a sviluppi interessanti per entrambi e, per la protagonista, finalmente uno straccio di vita sua.

Ma tutto all’improvviso s’interrompe in Nobody’s Violence e Mira arriva in una casa nel bosco, dove vive, con la sua compagna, un certo Ludo (Philippe Rebbot), un tipo un po’ ambiguo, un po’ alternativo che forse è a capo di traffici illeciti a cui in passato ha partecipato anche la protagonista, ma la mia è solo un’inferenza perché non si capisce granché. Ludo organizza una grande cena a cui partecipano personaggi altrettanto strani, tutti alternativi o forse, in realtà, come si dice in francese, bobo, ovvero borghesi-bohémiens (il film, come tutti quelli di Côté è in francese). Si mangia, si beve, si gioca, si balla – una sequenza, se la vogliamo chiamare sequenza, infinita, e Mira guarda e non dice nulla. Una noia mortale, diciamolo chiaramente. E si tenga presente che Nobody’s Violence dura due ore. Percepite almeno tre.

Poi c’è l’ultima parte in Nobody’s Violence, tragica, di cui non dirò nulla.  Anche se non credo che questo film verrà visto da tanti spettatori. È l’ennesima opera da festival. E basta. Tuttavia, per correttezza, niente spoiler.


Violence du corps de l’autre (tit. int.: Nobody’s Violence)Regia, sceneggiatura: Denis Côté; fotografia: Vincent Biron; montaggio: Terence Chotard; interpreti: Larissa Corriveau, Philippe Rebbot, Xavier Bergeron, Gabrielle Lazure, Pierrette Robitaille; produzione: Voyelles Films; origine: Canada, 2026; durata: 118 minuti.

2 thoughts on “Festival di Locarno 2026 (5-15 agosto): Nobody’s Violence di Denis Côté (Concorso)

  1. Etichettare Cote’ colpevole di non dare allo spettatore quello che vuole mi sembra il classico snobismo di una critica ormai subordinata ai gusti degli influencers e sulla storia del gusto ci sarebbe tanto da scrivere visto che ormai di riduce a una promo invasiva che porta in sala masse di gente con una cultura cinematografica pari allo zero ma felici di vivere un’experience,come un giro sull’ottovolante, tutti i cellulari pronti a scattare foto e video delle scene iniziali da inviare a chi non è ancora andato, quindi per lei Nolan sarebbe un autore perché compito dell’autore è ingrassare il box Office? Ma non scherziamo per favore

  2. Caro Gianluca,
    grazie del commento. Non mi pare di aver sostenuto che sia il successo al box office a fare la qualità del film. Non mi pare di essere uno snob. Sono come lei molto critico con chi, come scrive lei, ha un atteggiamento superficiale nei confronti dei film, nei confronti del cinema. Non ho alcuna difficoltà a vedere e a recensire con gran piacere film ostici e certamente non corrivi nei confronti del mainstream (lo dimostrano centinaia di recensioni, diverse delle quali in occasioni di festival). Ciò detto trovo il cinema di Côté in generale poco interessante. In un caso tuttavia (Hygiène sociale del 2021) credo di aver dato una valutazione superiore alla media (tre stelle) perché mi era sembrato più coerente e coeso. Quindi non ho nessuna prevenzione nei confronti del regista. Ciò detto: a me il film di Nolan è piaciuto molto, e se Close-Up non lo avesse recensito già due volte, proverei anche a spiegare/spiegarle perché. Un cordiale saluto, MG

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