Festa del cinema di Roma (15-26 ottobre 2025): La verità migliore di Lorenza Indovina (Special Screenings)

5 maggio 1972. Pochi minuti dopo le ore 22:20 ora locale, il volo Alitalia 112 si schianta contro un crinale alto 935 metri, a Punta Raisi, vicino a Palermo; la carcassa stride lungo gli spuntoni rocciosi della cresta ad una velocità mostruosa, scaraventando i corpi dei 108 passeggeri, assieme alle lamiere e ai frammenti dell’aereo, contro la pietra della parete. Sul versante della montagna opposto, quello che dà sulla città di Carini, gli abitanti vedono stagliarsi una violenta lingua fiammeggiante. Muoiono tutti, passeggeri ed equipaggio. Non si sono accorti di nulla,” dice un perito, qualcuno però, è stato trovato mentre stringeva un crocifisso. Fra i morti c’è anche il regista Franco Indovina, che dopo una gavetta come aiuto regista per maestri come Michelangelo Antonioni, stava cominciando a muovere i suoi primi passi con commedie che ottennero un discreto successo, in particolare quella realizzata con Vittorio Gassman, Lo scatenato del 1967.

Indovina però, all’epoca era forse più celebre per il gossip che per la produzione artistica: noto latin lover, fece discutere molto la sua relazione con l’ex imperatrice di Persia, la principessa Soraya Esfandiary Bakhtiari, una storia che riempì le pagine dei rotocalchi per diversi anni. Si può dire poco altro del suo talento o della sua produzione artistica perché, purtroppo, non ha avuto il tempo di dimostrare che cosa era capace di fare (peccato, perché certe sequenze de Lo scatenato sono delle piccole perle di atmosfera surrealistica ed il suo ultimo film, Giuochi particolari, scritto assieme a Tonino Guerra, lasciava intuire un’interessante personalità). Però, riguardo le circostanze nelle quali lui e altre 107 persone persero la vita, su quelle ancora qualcosa si può dire.

Già, perché c’è qualcuno, tra i parenti delle vittime, che nutre qualche perplessità sul fatto che si sia trattato di un incidente, c’è poi un accademico che ipotizza la presenza di cariche esplosive all’interno del velivolo. L’ ipotesi a cui si allude è, dunque, quella di un attentato. Non è la prima volta che si cerca di riaprire il fascicolo relativo al caso della tragedia del volo 112: Irregolarità, elementi poco chiari, una scatola nera che non ha funzionato; chi vuole giustizia rivendica un riesame del caso da decenni ormai. A radunare questa strana congrega, troviamo Lorenza, la figlia di Franco Indovina, attrice con una solida carriera alle spalle, che pare capitata lì per caso. Dirige e scrive questo documentario quasi come esercizio scolastico, più che come una vicenda nella quale sente un reale coinvolgimento. Del resto, lo spiega chiaramente, il suo sentimento nei confronti del padre è piuttosto flebile. Franco ha abbandonato la madre e la figlia, e non ha costruito alcun ricordo con la piccola Lorenza. Tra tutti i parenti delle vittime, la figlia di Franco sembra la più spaesata, confusa, perplessa.

Le immagini che mostra contengono le testimonianze e le interviste dei parenti coinvolti nella denuncia e nella ricerca, alternate a immagini e suggestioni relative a suo padre, dialoghi con chi lo conosceva meglio di lei, e riflessioni personali. La fattura del documentario è discreta, ma si tratta di un’opera completamente priva di soffio vitale, dovuto, a nostro parere, alla mancanza di convinzione dell’autrice. Ad una serie di soluzioni di messinscena artefatte (la regista che scartabella fascicoli circondata da scartoffie sistemate a regola d’arte, le discussioni tra i protagonisti, poco naturali e dirette con una certa mancanza di esperienza) si affiancano riflessioni in voce over che cercano una chiave più intimista ma si sviliscono un po’ troppo con riflessioni esistenziali generiche. Inoltre, i cinque protagonisti emanano una strana vibrazione: a volte si ha l’impressione di vedere persone che in realtà vorrebbero solo chiudere la questione, stanchi ormai di vedere rigettate le istanze, e poco convinti sul fatto che si potrà mai fare luce sulla questione. Chissà, se questo documentario fosse stato fatto venti o trent’anni fa, forse avremmo visto questi stessi uomini e donne con tutt’altro spirito. La battaglia che vediamo portata avanti dai nostri eroi oggi ci pare un’operazione mossa dall’inerzia, in un deserto dei Tartari dove ormai ci si è dimenticati la ragione che muoveva il senso di giustizia, e dove, chi più chi meno, ognuno ha trovato la propria risposta dentro di sé, facendo pace con sé stesso.

E anche Lorenza Indovina forse è riuscita a capire qualcosa di sé, del suo (mancato) rapporto con il padre, del perché oggi fa l’attrice, dopo aver completato questo lavoro. Ciò che giunge a noi però, è ben poco interessante.


La verità miglioreRegia: Lorenza Indovina; sceneggiatura: Lorenza Indovina, Cristiano Barbarossa; fotografia: Clarissa Cappellani; montaggio: Irene Vecchio; musiche: Giovanni Cosma “Moonari”; produzione: Marco Alessi, Michele Saragoni per Dugong Films con RAI Cinema; origine: Italia, 2025; durata: 85 minuti.

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