Noi e la Grande Ambizione di Andrea Segre


Utilizzando la straordinaria e imprevista risposta di pubblico al suo precedente film biografico Berlinguer – La grande ambizione, come un catalizzatore per un’indagine sociopolitica sul presente, Il documentario Noi e la Grande Ambizione di Andrea Segre, si sviluppa a partire da un interrogativo preciso: cosa cercano, pensano e desiderano i giovani, tra i venti e i trent’anni, che hanno affollato le sale per confrontarsi con la figura etica di un leader politico storico, in un contesto definito dal regista come una “grande crisi della partecipazione democratica”?

Segre raccoglie voci e storie in contesti significativi come sale cinematografiche, università e luoghi di attivismo civile; fonde queste testimonianze dirette con materiali di backstage e sequenze inedite del film biografico originale, stabilendo un ponte dialettico tra la rappresentazione della memoria storica e l’analisi della coscienza civica contemporanea. Per mettere in luce come l’opera filmica possa stimolare un confronto essenziale, colmando il vuoto lasciato dal dialogo politico tradizionale.

Certo, l’intento dell’opera è piuttosto evidente: la decostruzione dello stereotipo che definisce la gioventù come “indifferente, frammentata o confusa”. Attraverso l’ascolto meticoloso, Segre sostiene che i protagonisti dimostrano invece una profonda “intelligenza sociale, politica ed esistenziale” che smentisce le narrazioni semplicistiche. L’elemento della disillusione, sebbene presente, viene interpretato come il risultato di un’alta consapevolezza critica e di uno sguardo “vigile”, piuttosto che come apatia o rassegnazione. In questo senso, la disillusione diviene il prerequisito per un’analisi matura della realtà.

A livello più profondo, però, ascoltando le parole di questi giovani e seguendoli nelle loro riflessioni alla ricerca di una modalità di attivismo politico che possa funzionare, esso si configura indissolubilmente legato a una collettività, a un incontro, a un dialogo, a un’organizzazione in senso tradizionale.

Si arriva così a scorgere i limiti intrinseci dei discorsi ideologici dei protagonisti: Giovani, certo, ma il loro attivismo si basa su un repertorio di pratiche storiche, semplicemente recuperate (ma non riprogrammate) per le sfide del presente. per contrastare e in qualche modo arginare l’Infinite Jest e l’appiattimento mediatico diffuso dai social, dall’estetica comunicativa, dall’ambizione individuale eccetera eccetera. Ed è qui che, a mio parere, emerge il “fallimento” di questa gioventù, che però non rappresenta tutta la gioventù, perché oltre ai ragazzi che intervengono nel documentario di Segre, c’è bisogno anche di tutta quell’altra frangia di giovani che, lungi dall’essere privi di coscienza sociale e di capacità razionale, dispone una sensibilità nuova ed inafferrabile, che si muove su direttive inedite, strettamente connesse alla nuova concezione di esistenza che si sta formando. Tuttavia, la gioventù mostrata dal documentario di Segre, non sembra appartenere a questo silenzioso e fondamentale bacino che ho descritto.

Elio Germano nella parte di Berlinguer

Ascoltandoli, i giovani di Noi e la Grande Ambizione danno l’impressione di ragionare adottando categorie sociali che male si adattano al contemporaneo, di riflettere in base ad una retorica che già in passato si è rivelata poco efficace, e di barcamenarsi con il presente perché troppo complesso ed indecifrabile.

Ad ogni modo, Noi e la Grande Ambizione di buono ci dice che i giovani aspirano a riscoprire i valori di integrità e impegno collettivo che percepiscono come carenti nel presente, e che sono volti alla ricerca di un modello etico di alta responsabilità collettiva, contrastando la tendenza alle “piccole ambizioni” legate al carrierismo individuale. E si conclude offrendo ai protagonisti uno spazio per la “rielaborazione, di speranza e di coraggio”, posizionandosi come mediatore tra il modello del passato e l’esigenza di attivismo nel presente. Ed è proprio di questa rielaborazione di istanze concrete, che, al momento, non ci è parso di vedere (perlomeno nel lavoro di Segre), e di cui c’è un assoluto bisogno.

Presentato in Anteprima alla Festa di Roma 2025 (Special Screenings).
Dal 10 novembre in sala.


Noi e la grande ambizione Regia e soggetto: Andrea Segre; fotografia: Matteo Calore, Marco Vignoni; montaggio: Chiara Russo; musica: Iosonouncane;  produzione: Vivo film, Lucky Red, in collaborazione con Rai Cinema; origine: Italia, 2025; durata: 70 minuti; distribuzione: ZaLab, in collaborazione con Lucky Red e Circuito Cinema Distribuzione.

 

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