In occasione della manifestazione romana Nouvelle Vague sul Tevere abbiamo intervistato Valentine Cadic .

Si è appena conclusa l’avventura di Nouvelle Vague sul Tevere (Roma, 2-6 luglio 2026), che si è svolta tra Villa Medici e la Casa del Cinema. Proprio a Villa Medici si è tenuto tra l’altro il Premio Ristretto per la Selezione La Fémis 2026, in presenza dell’attrice e regista Valentine Cadic e dello scrittore Paolo Giordano: si tratta di un concorso di cortometraggi riservato alle due principali scuole di cinema a Roma e Parigi: il Centro Sperimentale di Cinematografia-Scuola Nazionale di Cinema e la parigina Fémis.
L’evento di Nouvelle Vague sul Tevere ha rafforzato anche quest’anno una sinergia fortemente ricercata e sostenuta dalle proiezioni incrociate nei due luoghi della manifestazione. Questi i cinque titoli dei cortometraggi francesi in Concorso: Comme une pieuvre di Maude Vuillez, Deux et demi di Gauthier Gervaise, Sous les ruines di Nadhir Bouslama, French Touch di Hanna Trabelsi, Vampire sous pression di Estelke Favant: Mentre i lavori italiani sono stati: Un sole bellissimo di Gabriele Biasi, Torta di Rose di Tommaso Diaceri, Sessant’anni in due di Renata La Serra, Il gatto di Monica di Letizia Zatti e Kushta Mayn di Nicolò Folin. Vincitori della manifestazione sono stati rispettivamente Maude Vuillez e Gabriele Biasi.
In occasione della proiezione serale, la giovane attrice e sceneggiatrice parigina Valentine Cadic ha avuto l’occasione di presentare il suo lungometraggio di debutto Le Rendez-vous de l’été (2025), ambientato parzialmente durante i Giochi Olimpici di Parigi 2024. L’abbiamo intervistata per comprendere al meglio il suo universo.
Come la cultura italiana cinematografica, popolare o letteraria hanno influenzato il tuo percorso?
Valentine Cadic: Ci sto riflettendo… dunque, la regista che mi ha segnato profondamente è Adele Tulli, che apprezzo particolarmente per il suo taglio documentaristico e che ho scoperto al Bellaria Film Festival. In questa occasione ho scoperto il suo secondo film che si chiama Real. Dopo, ho anche visto il suo primo documentario di lungometraggio intitolato Normal del 2019, che parla dei giovani e del fatto di essere una donna nella società.
Quali sono i tuoi film italiani (del passato o del presente) preferiti e come mai?
Mamma Roma di Pasolini è stato un film che mi ha segnato, ma anche quelli di Alice Rohrwaker… li amo particolarmente! Li trovo di una bellezza “folle”, visionari e infine sconvolgenti. Ne apprezzo soprattutto i personaggi: mai banali e intelligenti. Il materiale narrativo è poi strutturato in maniera complessa, inattesa. Trovo Alice un’autrice molto coraggiosa.
Quali sono le difficoltà che hai riscontrato come regista?
Beh, direi che ci sono sempre degli imprevisti per ogni tappa. Ci sono sia delle difficoltà, ma anche degli aspetti che si svolgono al meglio. Il tournage ha avuto dei momenti che son stati piuttosto duri. Se in fase di scrittura la difficoltà è stata quella di trovare il denaro necessario, mentre si è girato il problema è stato invece la gestione del tempo in quanto fare un film costa! Ho dovuto pensare pertanto a tutti i problemi logistici e che tutto fosse ben organizzato – ci sono stati persino dei momenti in cui ci siamo divertiti. Comunque se la scena è ben scritta, tutto fila liscio! Al contrario, se non è scritta per il meglio, allora bisogna lavorare con gli attori per adattarla.
Cosa vorresti che arrivasse alla tua audience?
Ho scritto Le Rendez-vous de l’été pensando alla recezione da parte del pubblico. Mi auguro che in seguito alla visione del film le persone possano riflettere a partire dalla propria storia personale, emozionarsi. E spero di essere riuscita ad accendere in loro delle emozioni collettive.
