Ragtag di Giuseppe Boccassini

  • Voto

Il suono lento di un carillon e lo sguardo carico di paura di una bambina; la m.d.p. che si muove vorticosamente e lo stacco su un trombettista agitato; il fascino di Lauren Bacall e l’establishing shot di New York in gioco tra luci ed ombre. Non abbiamo una narrazione o immedesimazione ma schegge stranianti che trovano linfa nel DNA cinematografico tipicamente novecentesco come quella – nella foto in copertina – tratta da Maschere e pugnali (Cloak and Dagger, 1946) di Fritz Lang.

L’esperienza visiva e sensoriale di Ragtag  (nella sezione di “Venezia Classici”) di Giuseppe Boccassini parte da un centro pratico, di fatto l’utilizzo di frame, sequenze del grande cinema del Novecento, nello specifico di opere, in larga parte della Hollywood classica, che vanno a coprire un lasso di tempo che va dal 1921 al 1959. Mediante il genere noir, il film diventa una lunga “valanga” sensoriale, che mette in scena la magia del codice filmico strumentalizzando archetipi di genere tipici del noir e dei padri fondativi di quest’ultimo, l’espressionismo tedesco su tutti. Da qui osserviamo in quadro femme fatale, ombre, pistole, specchi che si frantumano e scindono il registro identitario, proiettili, attese e sguardi in macchina destabilizzanti. Tra un frame e l’altro ci si imbatte in volti e sequenze che hanno contribuito a fondare, impastare il mito del cinema americano e della lanterna magica in generale. Ritroviamo il volto rugoso di Bogart, la chiave di Notoriuous , le ombre di M di Fritz Lang, il volto in preda al panico di Sidney Poitier, la luce dello sguardo di Marilyn Monroe.

Il film non segue un principio narrativo e sembrerebbe non essere interessato a donare allo spettatore chiavi di comprensione viceversa sono la storia del Novecento, la memoria, il gioco cinematografico, le isole di significazione preposte a creare un effetto straniante. Il noir diventa così un artifizio per dare sfogo al linguaggio cinematografico, al montaggio intellettuale e formale, al principio di reiterazione o ripetizione a cui Boccassini si affida continuamente per narcotizzare il principio causa- effetto.

Un’opera che vuole raccontare diverse tematiche, dal trauma identitario di inizio novecento al crollo definitivo, in chiave valoriale, post seconda guerra mondiale, dall’assoluto mistero della visione all’impossibilità dell’essere umano, frustrato e impaziente, nel comprendere lo scorrere del tempo. Boccassini offre un omaggio al cinema e alle innumerevoli vite, storie che ha raccontato, pervadendo il quadro di quel senso di morte e attesa che dona significato ad ogni frame.

 


ragtag; regia, sceneggiatura e produzione: Giuseppe Boccassini; origine: Germania, Francia, Italia, 2022; durata: 84′; distribuzione: Light Cone.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.