Red Shoes di Carlos Kaiser Eichelmann

  • Voto

Red Shoes, lungometraggio drammatico d’esordio del regista Carlos Kaiser Eichelmann,  nella sezione “Orizzonti Extra”, intreccia, attraverso il percorso spirituale di un padre ormai anziano e le confessioni di una giovane spregiudicata, temi universalmente toccanti, come il dolore della perdita e la redenzione spirituale.
Fondamentale- e toccante- è l’incontro dei due protagonisti, agli esatti antipodi l’uno dall’altro: i nodi emotivi cominciano a sciogliersi e il dolore viene finalmente riconosciuto e vissuto proprio grazie allo scambio interiore di queste due anime solitarie.
Tacho, ormai anziano, vive  in un villaggio sperduto tra le montagne del Messico dividendosi tra i pochi amici e il suo desolato terreno.
Una vita umile e una figlia che non vede da anni e che ha scelto, dopo una butta lite con il padre, di vivere in città.
Da quel momento, Tacho non ha avuto più notizie di lei.
Ed è proprio dopo aver ricevuto la notizia della drammatica scomparsa di Rosa, avvenute in circostanze misteriose, che l’anziano padre decide di affrontare la città e con questa, i trascorsi familiari e quel nodo interiore difficile da slegare, mai risolto fino in fondo.
Il mondo esterno, lontano dal suo piccolo microcosmo rurale, è pieno di ostacoli e dista anni luce dal suo sguardo ingenuo e poco allenato alla grettezza e all’ indifferenza  della città. 
Tacho vuole solo vedere Rosita, riconoscerla, nonostante il viso livido e  tumefatto  e desidera, più di ogni altra cosa, recuperare il suo corpo.
Eppure, nell’ottusità burocratica in cui si perde, diventa tutto molto difficile per un padre che chiede solo di vedere, per l’ultima volta, l’amata figlia. E affronterà questo viaggio con un’insolita compagna, incontrata casualmente in un bar della periferia.
Il titolo del film, Red Shoes è un ‘elemento simbolico che richiama e rappresenta la denuncia nei confronti di ogni forma di violenza sulle donne.
Nel 2009, infatti, in risposta all’aumento del numero di femminicidi  in Messico, l’artista Elina Chauvet realizzò un’installazione focalizzata sull’esposizione di scarpe rosse nelle strade, nelle piazze, davanti alle scuole come simbolo di protesta contro il femminicidio.
L’idea, è stata realizzata per la prima volta  il 22 agosto 2009 a Ciudad Juárez, in una piazza della città messicana, a partire da una donazione di 33 paia di scarpe. Ogni paio di scarpe rappresentava una donna e la violenza subita. Il progetto ha avuto poi ampia eco e diffusione ed è stato replicato anche in altri paesi come Ecuador,  Stati Uniti, Spagna,  Argentina, Italia, tra i tanti.
E non a caso gli abusi, fisici e psicologici sono al centro di questo lungometraggio, anche se la tematica viene solo suggerita e arriva al pubblico sempre indirettamente, di taglio: Tacho, pieno di rabbia,  in un passato non ben definito racconta a Damiana di aver colpito ( senza volerlo, perché le percosse erano destinate al suo ragazzo) prepotentemente la figlia Rosa dopo una lite furibonda.
Damiana, prostituta dall’animo delicato e sensibile, ha subito un triste abuso da parte di suo caro, e lo ha tramutato in vendetta.
Damiana e Tacho sono in una zona di limbo tra desolazione e superamento del passato,  in cerca, entrambi,  di redenzione e si incontrano proprio per condividere e raccontare il proprio dolore.
Che una volta tirato fuori e condiviso,  sembra fare meno male.
Lei, anima perduta e forse intenerita dall’ingenuità del vecchio, non lo lascia mai solo e a suo modo se ne prende cura; lui, l’ ascolta pazientemente,   soprattutto nel momento della confidenza più difficile da sciogliere.
Red Shoes parte inizialmente in sordina, con un ritmo lento che comincia a crescere e a prendere piede quando compaiono le luci ansiogene della città e quando l’ interessante coprotagonista fa il suo ingresso in scena e comincia a dialogare allegramente con Tacho.
L’ improbabile – e proprio per questo azzeccatissimo – duo percorre su strade parallele un viaggio intimo e delicato che riesce a sfiorare due psicologie complicate e differenti, che si toccano e si riconoscono l’ una nel dolore dell’altro.
Le interpretazioni di Eustacio Ascacio e Natalia Solián rendono perfettamente, in modi differenti, la sofferenza a lungo contenuta e poi, almeno per un attimo, liberata e condivisa con qualcuno che, inevitabilmente, sembra avere lo stesso destino.
L’incontro tra i due essere “incompleti” almeno dal punto di vista del cammino, somiglia a una resa dei conti spirituale, dove l’uno riflette la coscienza dell’altro.
Un percorso di consapevolezza e di dolore dal quale si può rinascere.
A qualsiasi età. 

Red Shoes (Zapatos rojos) – Regia: Carlos Eichelmann Kaiser; Sceneggiatura: Carlos Eichelmann Kaiser e Adriana González; Fotografia: Serguei Saldívar Tanaka; Montaggio: Omar Guzmàn; Musiche: Camilla Uboldi; Interpreti: Eustacio Ascacio, Natalia Solián, Phanie Molina, Miguel Ángel Valencia; Produzione: 102 (co-produzione), BHD (co-produzione); Origine: ItaliaMessico 2022; Durata: 82 minuti; distribuzione: 102 Distribution.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.