Teatro: Sabato, domenica e lunedì per la regia di Luca De Fusco – la tradizione come atto critico

Affrontare Sabato, domenica e lunedì significa misurarsi non soltanto con un testo cardine del teatro del Novecento, ma con una visione del mondo, con una drammaturgia che fa della quotidianità un campo di battaglia morale. La regia di Luca De Fusco sceglie consapevolmente la via della tradizione, ma lo fa con un’intelligenza che trasforma il rispetto in un vero e proprio atto critico.

In un panorama teatrale spesso ossessionato dalla riscrittura e dall’aggiornamento forzato, questa messinscena rivendica il valore dell’ascolto del testo, della sua architettura interna, dei suoi tempi, delle sue pause. Non c’è volontà di sovrapposizione registica, né di tradimento concettuale: al centro resta la parola di Eduardo De Filippo, con tutta la sua ambiguità, la sua ironia amara, la sua violenza emotiva trattenuta.

La regia lavora su un impianto formale rigoroso, che recupera pienamente la tradizione eduardiana senza cadere nella mimesi nostalgica. Il naturalismo non è mai calligrafico, ma funzionale a un’indagine profonda dei rapporti umani. I tempi sono calibrati con estrema precisione: il comico nasce dal quotidiano, il dramma emerge per accumulo, senza sottolineature, secondo quella logica implacabile che è cifra distintiva del teatro di Eduardo.

Il rispetto del testo si traduce anche nel rifiuto di ogni ammiccamento allo spettatore contemporaneo. De Fusco non “spiega” Eduardo, non lo semplifica: lo espone nella sua complessità, fidandosi della capacità del pubblico di attraversare conflitti, silenzi, ripetizioni, ossessioni.

Il lavoro sugli attori è uno dei punti più alti dello spettacolo. I protagonisti  – Teresa Saponangelo e Claudio Di Palma – costruiscono personaggi stratificati, mai risolti in un’unica chiave emotiva. La recitazione si muove su una linea di equilibrio delicatissima tra controllo e esplosione, tra quotidianità e tragedia domestica.

Ma è soprattutto nella cura dei ruoli minori che emerge una visione autenticamente eduardiana. Nessun personaggio è marginale: ogni figura contribuisce alla tessitura del conflitto, ogni presenza in scena ha un peso drammaturgico preciso. I ruoli secondari non sono mai macchiette, ma parti integranti di un organismo familiare e sociale che osserva, giudica, interferisce.

Questa coralità restituisce al testo la sua dimensione originaria: quella di una comunità che si specchia nelle dinamiche di una casa, trasformando il privato in metafora collettiva.

La scenografia si impone per ampiezza e raffinatezza, ma soprattutto per la sua funzione simbolica. Lo spazio domestico non è soltanto un luogo fisico: è una gabbia emotiva, un territorio di controllo e sospetto, una macchina che amplifica i conflitti.

Ogni elemento scenico è pensato per sostenere la drammaturgia senza sovrastarla. L’imponenza non è mai ostentata, ma misurata, coerente con una visione che fa della casa il centro nevralgico dell’azione, il luogo in cui il tempo sembra dilatarsi e il conflitto diventa inevitabile.

Questo Sabato, domenica e lunedì dimostra come la tradizione possa essere un linguaggio ancora attivo, se affrontata con rigore, studio e profondissima attenzione al lavoro attoriale. Non c’è alcun intento celebrativo: Eduardo non è un monumento, ma un autore ancora capace di ferire, mettere in crisi, inquietare.

De Fusco firma uno spettacolo che restituisce al teatro di Eduardo la sua durezza morale, la sua capacità di smascherare ipocrisie e fragilità senza mai concedere assoluzioni facili. Un allestimento che parla al presente proprio perché rifiuta di inseguirlo, affidandosi alla forza intatta di una scrittura che non ha bisogno di essere tradita per essere attuale.

Al Teatro Argentina di Roma sino al 4 gennaio 2026.


Sabato, domenica e lunedì di Eduardo De Filippo – Regia: Luca De Fusco; scene e costumi: Marta Crisolini Malatesta; luci: Gigi Saccomandi; aiuto regia: Lucia Rocco; interpreti: Teresa Saponangelo (Rosa Priore), Claudio Di Palma (Peppino Priore), Pasquale Aprile (Roberto), Alessandro Balletta (Federico), Anita Bartolucci (Amelia “Zia Memè”), Francesco Biscione (Antonio Piscopo), Paolo Cresta (Raffaele Priore), Rossella De Martino (Virginia), Renato De Simone (Attilio), Antonio Elia (Dottor Cefercola/Sarto Catiello), Maria Cristina Gionta (Elena Ianniello), Gianluca Merolli (Rocco), Domenico Moccia (Michele), Alessandra Pacifico Griffini (Maria Carolina), Paolo Serra (Luigi Ianniello), Mersila Sokoli (Giulianella); produzione: Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Biondo di Palermo, LAC Lugano Arte e Cultura; durata: 150 minuti (circa).

Foto: Tommaso Le Pera

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