Primavera di Damiano Michieletto

Potrebbe sembrare una cosa abbastanza bizzarra ma forse le “strade traverse” aiutano un cinema come quello di casa nostra, spesso – non sempre, per fortuna – in gran crisi di ispirazione. Nel ciclone natalizio del duo Checco Zalone/ James Cameron compare, come terzo (certo piccolissimo) incomodo, un bel film del celebre regista veneziano di Opera lirica Damiano Michieletto (classe 1975) che probabilmente ha tutte le carte in regola per conquistarsi una fortuna internazionale (l’Anteprima, poi, è avvenuta a Festival di Toronto e non come avrebbe meritato a quello di Venezia 2025). Sembra un vero azzardo in tali temperie di blockbuster ma chissà – lo speriamo fortemente – che una non tanto infinitesimale fetta del nostro pubblico – sempre più in caduta libera nelle sale e soprattutto nel campo del cinema d’autore – quella fascia diciamo “un tantino diversa” possa essere attirata da un prodotto affascinante come questa Primavera. Il titolo – e così ci avviciniamo a ciò di cui si tratta – fa riferimento al primo e più celebre dei quattro concerti per violino de Le Quattro Stagioni (1724-25) di Antonio Vivaldi (1678 -1741), uno dei massimi musicisti (e virtuosi di violino) del barocco musicale internazionale e di cui sentiremo delle battute nei titoli di coda del film. Ma poi il titolo è anche metaforico e fa riferimento al processo di apertura degli animi e della speranza che seguiremo man mano nello sviluppo del film.

Tecla Insolia e Michele Riondino

A questo primo indizio ne aggiungiamo un secondo: siamo a Venezia primi anni del Settecento e più precisamente al Pio Ospedale della Pietà che oltre ad essere uno dei più grandi orfanotrofi della città, permetteva lo studio della musica e lì si andavano formando le orfane di maggiore talento, a costituire un ensemble trai più rinomati del tempo e non solo sulla Laguna. L’incipit, però, ci mostra subito che non siamo né viviamo in un paradiso in terra: all’interno del monastero-orfanotrofio, un gruppo di ragazze vedono nel chiostro una gatta partorire dei cuccioletti, arriva la Priora (Fabrizia Sacchi, ottima in un ruolo di cattiva/buona) li prende, li mette in un sacco, apre una porta, si scorge un Canale e li lancia in acqua, tra le sommesse rimostranze delle ragazze. Sì, in quel luogo la vita non è semplice, e dopo questa prima scena crudele capiremo, come si dice ad un certo punto del film, che lì tutto ruota intorno questioni di musica e di soldi oltre che di morte.

Ma andiamo per ordine. A vent’anni Cecilia (un’efficace, appassionata Tecla Insolia) trascorre gran parte delle sue giornate a suonare il violino, mostra un talento eccezionale che si può esprimere, insieme alle sue colleghe, le “Figlie di Choro”, solo all’interno dell’istituzione/prigione dove suonano dietro una grata in alto, nascoste agli occhi dei ricchi benefattori che le ascoltano da sotto le navate della annessa chiesa. Temperamento volitivo, solitario e indipendente, la ragazza, la notte, al posto di dormire, cerca, nell’archivio del Pio Ospedale, le tracce della sua origine e della madre che non ha mai conosciuto. Pur con la grande passione per la musica che la anima e la contraddistingue, la sua vita sembra passare vuota, infelice e immutabile, imprigionata in quel luogo e in attesa della fine della guerra contro i Turchi quando andrà, cioè dovrà andare in sposa a un Nobile ufficiale (Stefano Accorsi) di cui lei non sente la necessità (anzi tutto il contrario) per non parlar di amore. Tutto, dunque, sembrerebbe restare in questa situazione di stallo sinché non intervengono i soldi. Ma che c’entrano, oltre al fatto che lo sposalizio delle orfanelle comporta una salata dote da versare all’istituzione? Il direttore dell’Ospedale (Andrea Pennacchi) vede che le entrate dei benefattori, degli sponsor (per usare un termine contemporaneo) stanno calando per dirigersi verso istituzioni concorrenti alla sua; decide, allora, per potenziare la qualità dell’ensemble musicale, di (ri)assumere un nuovo insegnante, il talentuoso, geniale Antonio Vivaldi ( nei panni di Michele Riondino),  la cui venuta porta a sconvolgere l’equilibrio dell’orfanotrofio. L’arrivo del grande musicista, un sacerdote malato dalla nascita, sofferente e sofferto, non può che produrre anche un cambiamento profondo in Cecilia e delle nuove prospettive. Per dirlo con le parole di Damiano Michieletto il film vuole narrare “dell’incontro e del risveglio di due anime dopo un lungo inverno: quella della giovane e talentuosa violinista Cecilia, orfana in cerca di una propria identità, e quella di Antonio Vivaldi, un uomo travolto dal proprio furore creativo ma anche infragilito dal bisogno costante di veder riconosciuto il proprio talento”.

Tratto dal romanzo semi-epistolare Stabat Mater di Tiziano Scarpa (2008, Premio Strega l’anno successivo) e sceneggiato con grande perizia da Ludovica Rampoldi, Primavera, dall’ambientazione e da quanto abbiamo raccontato, potrebbe sembrare quasi una copia carbone di Gloria! (2023), il fortunato debutto alla regia della nota musicista e cantante Margherita Vicario. Tuttavia, al di là delle evidenti somiglianze tematiche che, però, restano del tutto superficiali, i due film sono stilisticamente e non solo, estremamente differenti. Tanto il primo ha un impianto “pop”, sostanzialmente gioioso con (autocitandomi) “l’intento di ricordare l’immaginazione o il talento di tante compositrici e musiciste che, nei decenni e nei secoli, non si sono potute affermare pubblicamente e che sono state cancellate dalla nostra memoria collettiva”, tanto il film di Michieletto mira a tutt’altro. E cioè ci narra una duplice storia di angosce, abbattimenti e dilemmi esistenziali, in cui alla fine di un lungo tunnel e con l’aiuto salvifico della musica, si potrà intravedere forse, a conclusione di un duro, freddo inverno, una stagione di vita migliore.

Alla sua seconda prova di regia dopo Gianni Schicchi (2021), un film musicale di più di un’ora con Giancarlo Giannini (lo si può recuperare su Raiplay), Michieletto ha costruito un’opera accattivante e convincente che si avvale di un cast tecnico di eccellente qualità, tra cui segnaliamo la splendida fotografia della “sorrentiniana” Daria D’Antonio che ben rende la pittoricità degli ambienti veneziani. Non possiamo poi non notare un uso molto dosato della musica, oltre a rimarcare la ben calibrata recitazione di tutto il cast, dove ci ha sorpreso l’abilità con cui Michele Riondino è riuscito a calarsi in una parte che personalmente non avremmo visto come sua. Chapeau! al tutto dunque, alla sua calibrata spettacolarità, alla eccellente resa degli ambienti e dei personaggi narrati .

Se si vuole dunque fare e farsi un regalo intelligente per Natale, questo film è, a nostro avviso, un’occasione giusta.

In sala dal 25 dicembre 2025.


PrimaveraRegia: Damiano Michieletto; sceneggiatura: Ludovica Rampoldi, Damiano Michieletto, dal romanzo Stabat Mater di Tiziano Scarpa; fotografia: Daria D’Antonio; montaggio: Walter Fasano; musica: Fabio Massimo Capogrosso; scenografia: Gaspare De Pascali; costumi: Maria Rita Barbera; interpreti: Tecla Insolia, Michele Riondino, Andrea Pennacchi, Fabrizia Sacchi, Valentina Bellè, Stefano Accorsi, Hildegard De Stefano, Cosima Centurioni, Federica Girardello, Rebecca Antonaci, Chiara Sacco, Miko Jarry; produzione: Nicola Giuliano, Francesca Cima, Carlotta Calori, Viola Prestieri, Marc Missonnier per Indigo Film, Warner Bros. Pictures in collaborazione con Paradise City Sales, Diaphana Distribution; origine: Italia/ Francia, 2025; durata: 110 minuti; distribuzione: Warner Bros Pictures Italia.

2 thoughts on “Primavera di Damiano Michieletto

  1. Bellissimo! Occhi fissi sullo schermo per seguire ogni attimo, incantata dalla musica a seguire primi piani e scene che ti fanno immergere nei personaggi. Fil molto particolare da vedere e rivedere!

  2. I loved it! I was very shocked by the Guardian’s critic. I thoroughly enjoyed it, listening to the Italian gives an extra dimension for someone interested in languages…but the subtitles are no problem. Beautifully shot, cast and informative. The power of music! The power of eye contact. Well cast! A delight!

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