Come non detto… Wenders vs Kinski

Wenders vs Kinski: Eppur non si muove…WW come anti-Galileo: di fronte al Sant’Uffizio della sfera pubblica cala le brache.

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È con un certo stupore che apprendiamo della – come chiamarla – ritrattazione, ma chiamiamola pure abiura di Wim Wenders che dopo aver esposto in modo assolutamente pacato e dialettico il proprio punto di vista, a fronte di una richiesta, peraltro, non recentissima, di tagliare una scena del suo film, adesso si dichiara disposto a chiedere scusa senza riserve a Nastassja Kinski (che a mio avviso poteva anche starci), ma soprattutto a togliere di mezzo il film – lo ricordo Falso movimento (1975) – da ogni piattaforma, ritirarlo dal mercato, etc.

Verosimilmente i titolari della correttezza politica nella scena culturale tedesca e non (si è scomodata, ad esempio, la ultraottantenne Alice Schwarzer, giornalista, pubblicista, pioniera fin dagli anni ’70 della scena pubblica di stampo femminista), lo hanno talmente bombardato che non ha resistito e ha fatto macchina indietro. E lui da sempre – in confronto a tutti i suoi colleghi del Nuovo Cinema tedesco – non è stato, né ha mai brillato mai come un regista particolarmente engagé, anzi l’esatto contrario.

Ma, vivaddio,  doveva pensarci prima: perché esporsi in questo modo così plateale di fronte a molte migliaia di spettatori, senza che nessuno lo avesse obbligato, per poi pochi giorni dopo mollare il punto che non era, beninteso: non rompetemi le scatole, io faccio così, non taglio nulla, finisce qua. Il punto era, con tono pacato e corretto: parliamone, la questione è simbolicamente così gravosa che merita una riflessione, un approfondimento, una discussione anche con i giovani. E che fine ha fatto adesso l’approfondimento, la discussione? Mah…A meno che gli avvocati  di Nastassja Kinski sessantacinquenne non avessero in mano elementi davvero capaci di metterlo nei guai.

Ma anche in quel caso: non lo sapeva già prima? Dopo le sue poco perspicaci dichiarazioni sulla apoliticità dell’arte come Presidente della Berlinale 2026 salvo poi premiare con l‘Orso d’oro un film decisamente politico, Yellow Letters di Ilker Çatak, nel giro di pochi mesi un secondo autogoal… 

Noi comunque abbiamo a casa il DVD del film oppure, se volete, cercate di comprarlo in tempo su Amazon, diventerà un cimelio, e chissà quanto varrà, da adesso in poi. Per non cedere troppo al trionfo del Codice Hays nell’era del politicamente corretto. 

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