Marjane Satrapi (in persiano مَرْجَان سَاتْرَاپِی, Marjān Sātrāpi; Rasht, 22 novembre 1969 – Parigi, 4 giugno 2026) è stata una fumettista, regista, sceneggiatrice e illustratrice iraniana naturalizzata francese. E’ morta il 4 giugno 2026 a Parigi – in memoriam di una grande artista questo breve ricordo.
Un fumetto e un film, che portano lo stesso titolo di Persepolis, incentrati su vicende autobiografiche, sono bastati, e giustamente, a portare fama internazionale all’artista, autrice e regista iraniana naturalizzata francese Marjane Satrapi che tristemente ci ha lasciato all’età di 56 anni.
Giustamente perché Persepolis, pubblicato nel 2000 in fumetto e presentato al Festival di Cannes nel 2007 come film d’animazione, scritto e diretto insieme a Vincent Paronnaud, è riuscito a farci capire con impensabile semplicità e immediatezza cos’è stata la Rivoluzione islamica in Iran per chi come l’autrice l’ha vissuta e ha scelto alla fine l’esilio. Un po’ come un altro capolavoro dei graphic novel, il Maus di Art Spiegelman, con il quale condivide il rigore stilistico e la scelta del bianco e nero, ci ha permesso di comprendere la (non) vita di chi è sopravvissuto all’Olocausto. E forse vien da dedurre che anche lei si sia sempre considerata una sopravvissuta.
In Persepolis, Marjane Satrapi racconta i suoi anni d’infanzia in Iran e quelli poi della giovinezza da emigrata in Europa. Giocando con l’acceso contrasto fra il candore del disegno naïf, quasi infantile, e la severità del bianco e nero; fra la normalità di storie personali e aneddoti familiari raccontati con ironia e vivacità e gli orrori repressivi della dittatura religiosa, ricrea con precisione un’epoca difficile da inquadrare perché piena di contraddizioni.
In uno stile unico e inconfondibile riesce a dar vita ad un’opera universale e senza tempo che parla in un linguaggio comprensibile a tutti delle grandi incertezze, ma anche delle tante speranze, infine poi negate, di un popolo che cerca libertà e autodeterminazione e si ritrova travolto da una dittatura autocratica e religiosa. Pur tuttavia astenendosi dal presentare un’idea di Iran stereotipato e di una popolazione ridotta a vittima passiva. Un risultato non facile e che, nonostante Satrapi abbia realizzato altre opere, nessuna è mai riuscita a raggiungere l’intensità espressiva e la qualità artistica di Persepolis.
Grazie all’incredibile successo del film, vincitore di numerosi premi, fra i quali a Cannes del Premio della Giuria, e il César, l’ambito premio cinematografico francese, nonché le candidature agli Oscar come miglior film straniero e d’animazione, anche il governo dell’Iran non ha potuto negargli nel 2008, dopo un ‘iniziale censura, le seppur poche e limitate proiezioni in patria: a quanto pare il ridicolo numero di tre con un accesso limitato di settantacinque spettatori a visione.

Marjane Satrapi nata nel 1969, è sempre stata molto critica nei confronti dell’’Iran, la sua terra natale. Il suo attivismo però è cresciuto con la morte violenta di Mahsa Amini nel 2022 e il suo sostegno al movimento Donna Vita Libertà portato avanti dalla Francia, la sua patria d’adozione. Per arrivare al più recente rifiuto del premio della Legion d’Onore francese nel 2025, criticando così l’ambigua posizione politica della Francia nei confronti dell’Iran. Un gesto coerente con l’attivismo politico e artistico che ha accompagnato la sua vita.
Si può speculare sulle cause della sua morte, sullo stato di sconforto dopo la scomparsa un anno fa del marito, il produttore e attore svedese Mattias Ripa, sulle conseguenze a lungo termine di un esilio dai tempi dell’adolescenza, e la nostalgia e la depressione forse peggiorati dalla situazione odierna dell’Iran in guerra. I veri motivi rimarranno nell’intimità della famiglia. Fatto sta che la sua prematura partenza suona più come il crollo e lo sgretolarsi di un sogno – quella fiducia nel futuro che troviamo nascosta nella sottile ironia di Persepolis – e la sensazione che le sia venuta a mancare una via d’uscita.
La stessa situazione in cui si ritrovava il protagonista Nasser Ali Khan, un lontano zio dell’autrice e famosissimo suonatore iraniano di tar, nell’opera Pollo alle prugne (2004). Anche qui dal fumetto originale Satrapi, sempre insieme a Vincent Paronnaud, ha tratto nel 2011 per il grande schermo un melodramma surreale, stavolta con attori veri.
Il suo ultimo lavoro è stato dedicato alla sua città d’adozione Paradis Paris, ed è stato presentato Fuori Concorso al Torino Film Festival del 2024.
Marjane Satrapi ci mancherà molto, certo, perché il peso che avvolge la sua dipartita, e che rende la sua assenza oggi ancora più amara, è legato in modo indissolubile alla resilienza che respiriamo girando ogni pagina di Persepolis, fra le righe di ogni tavola e dietro ogni figura disegnata e animata. Una resilienza che è venuta a quanto pare improvvisamente a mancare alla pur combattiva autrice, insieme alla sua forza creativa. L’immaginazione della piccola ribelle Marji ha perso la sfida di inventarsi un futuro migliore, complice la conferma del fallimento di una politica internazionale che non crede al sogno di un Iran libero.
