Fjord . Voto **** –Cristian Mungiu ci mette davanti agli occhi le contraddizioni insite nella pur aperta, tollerante e civile cultura europea.
Fjord, l’ultimo lavoro di Cristian Mungiu, per quanto possa sembrare dal titolo, non è un film su un idilliaco panorama nordico. Mungiu, vincitore della Palma d’Oro con 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni nel 2007 e di altri importanti premi con Oltre le colline (2012) e Un padre, una figlia (2016) è uno dei registi europei che più ha adottato un realismo severo e rigoroso, minimalista nella forma, ma che accompagna situazioni e storie che hanno l’abilità di smuoverci dentro profondamente.
Rappresentante principale (con Radu Jude, Cristi Puiu, Cristian Nemescu e altri) della cosiddetta Nouvelle Vague rumena, il suo cinema è capace di seguirci per giorni e farci riflettere su questioni morali che riguardano la nostra società. E Fjord non è , davvero, da meno. Tanto più che questa volta ci mette davanti agli occhi le contraddizioni insite nella pur aperta, tollerante e civile cultura europea; su quanto l’integrazione delle minoranze sia possibile e soprattutto voluta, e, non ultimo, quanto le istituzioni chiamate in causa per difende la libertà di pensiero e lo stato di diritto siano realmente capaci di farlo. La sobrietà estetica questa volta accompagna l’austerità morale di una famiglia religiosa trasferitasi da poco in una piccola comunità in un fiordo all’inizio della primavera nell’estremo nord.
In Fjord troviamo quindi la famiglia rumeno-norvegese dei Gheorghiu, osservante di un rigido cristianesimo ortodosso e appena trasferitasi dalla Romania nella provincia norvegese. Lisbet (Renate Reinsve) e Mihai (Sebastian Stan) educano i cinque figli secondo i severi insegnamenti della Bibbia e non mancano di infliggere anche qualche punizione, se necessario. Nonostante le forti diversità di pensiero legano facilmente amicizia con i vicini di casa, gli Halberg. Specialmente le figlie più grandi Elia (Vanessa Ceban) e Noora, che frequentano la stessa classe, entrano subito in intima confidenza, e questo non sempre è ben visto dal padre Mihai.
Proprio quando la famiglia sembra finalmente ben ambientata nella comunità locale, scatta fra gli insegnanti della scuola frequentata dai ragazzi un allarme a causa di alcuni lividi visibili sul corpo di Elia, e alcune frasi colte all’entrata di scuola. Viene subito contattata la protezione minori, che interviene senza esitare, e che senza perder tempo allontana drasticamente i figli dai genitori. Ne segue una lunga, forse troppo lunga indagine, trattandosi di adolescenti, ed un processo per molestie e abusi sui minori che in poco tempo diventa una battaglia delle istituzioni locali contro i valori e l’educazione tradizionale impartita dal credo religioso dei Gheorghiu.

I bravi attori Sebastian Stan e Renate Reinsve, tornati a lavorare insieme dopo A Different Man (2024), sono dei veri camaleonti, perfettamente credibili nella loro interpretazione della pia e devota coppia dei Gheorghiu.
Girato in 36 giorni a Stenes vicino Øye e i villaggi vicini, nella stagione fra marzo e maggio proprio per captare i cambiamenti metereologici e le varie condizioni ambientali, Fjord si serve delle frequenti e ripetute slavine che minacciano le case del villaggio come una metafora del pericolo e del rischio assopito sotto la superficie di una quotidiana e tranquilla convivenza. La tolleranza è una questione difficile da mettere in pratica, tanto più perché funziona solo se applicata bilateralmente, e quindi da entrambe le parti in questione. Che questo ci possa piacere o meno.
In lunghe inquadrature, piano sequenze di una fredda luce naturale e immagini caratterizzate da una grande profondità di campo, il realismo minimalista di Mungiu trova nel paesaggio del fiordo il paesaggio e l’atmosfera ideale per narrare con dovuta distanza questa vicenda dei giorni nostri. In Italia, con le dovute differenze, stiamo vivendo il caso della ‘famiglia del bosco’, evento che ha pure raggiunto grandissima popolarità mediatica, attizzato gli animi, fino alla manipolazione politica.
Un film quindi di vibrante attualità che non cerca di dare risposte ma si propone come punto di partenza per una discussione. Forse fino ad ora il nostro favorito come possibile vincitore della Palma d’oro. In Italia lo vedremo con BIM distribuzione.
Fjord – Regia e sceneggiatura: Cristian Mungiu; fotografia: Tudor Vladimir Panduru; montaggio: Mircea Olteanu; musica: Kaspar Kaae; scenografia: Marius Winje Brustad e Simona Pădurețu; interpreti: Sebastian Stan (Mihai Gheorghiu), Renate Reinsve (Lisbet Gheorghiu), Lisa Loven Kongsli (Frida), Lisa Carlehed (Mia), Ellen Dorrit Petersen (Gunda), Alin Panc, Adrian Titieni, Vanessa Ceban (Elia); produzione: Mobra Films, Why Not Productions, Eye Eye Pictures, Snowglobe, Aamu Film Company, France 3 Cinéma; origine: Romania, Norvegia, Francia, Danimarca, Finlandia, Svezia 2026; durata: 146 minuti; distribuzione: BIM Distribuzione.
