The Crown (Stagione 6) di Stephen Daldry, Alex Gabassi, Christian Schwochow, Erik Richter Strand e May el-Toukhy

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La pluripremiata serie The Crown, che dal 2016 ha vinto e ricevuto nomination per numerosi premi, ha chiuso i battenti salutando il suo pubblico in grande stile, riuscendo nel non semplice obiettivo di creare un legame indissolubile tra il passato e le nuove generazioni, tra le etichette della Corona e la modernità, tra momenti drammatici e cupi e altri più leggeri e scanzonati.  Il compito di dipingere la famiglia reale nel corso di decenni è stato piuttosto complesso perché, durante la lavorazione degli ultimi episodi, un evento epocale, come la morte della Regina Elisabetta, regnante per oltre 70 anni, ha costretto a rimodulare il ruolo della famiglia reale, il dialogo con il paese e il suo peso davanti all’opinione pubblica.

Dopo una quinta stagione piuttosto freddina, l’ideatore Peter Morgan è riuscito a restituirci un ritratto verosimile della Corona, schiacciando l’acceleratore, in quest’ultima stagione, sul volto umano dei personaggi, accentuandone le sfaccettature emotive, le fragilità e le scelte difficili, ben nascoste dietro l’apparente distacco e l’impassibilità del volto di Imelda Staunton.


La scelta, piuttosto comprensibile è stata quella di terminare la sesta e ultima (almeno così sembra) stagione nel 2005 con la nozze tra Carlo e Camilla, sugellando quell’amore che, nonostante tutte le difficoltà, ha resistito per decenni. Gli ultimi quindici anni della famiglia reale non sono quindi contemplati, anche perché sono eventi troppo recenti e difficili, quindi, da ritrarre in modo equilibrato con la giusta e necessaria distanza.

Pubblicata da Netflix in due volumi, la sesta stagione di The Crown si riconferma di ottima fattura, ha una marcia in più, riconfermandosi una serie elegante e sofisticata, guidata da una regia misurata in grado di mostrare il volto di Buckingam Palace senza essere troppo invadente. Ed è arricchita da una fotografia raffinata capace di donare le giuste tonalità chiaroscurali alle atmosfere e ai volti dei protagonisti, oltre ad essere animata da interpretazioni misurate, dignitose e mai eccessive.

Ciò che risalta maggiormente è una scrittura efficace e pregante, capace di scandagliare in profondità le tante sfaccettature di un’istituzione antica che ha dovuto tenere il passo con la modernità, tra scandali, eventi drammatici e dolorosi e la necessità di mantenere una tradizione storica collegata con il passato.

L’ultima stagione, suddivisa in dieci episodi, può essere idealmente suddivisa in due differenti blocchi, animati da suggestioni diverse: la prima parte, legata alla figura di Diana (Elizabeth Debicki), incentrata sul rapporto con i suoi figli e sul suo carisma davanti alle telecamere, arriva agli ultimi giorni dell’amata principessa fino al tragico epilogo dell’incidente in automobile in cui perse la vita assieme a Dodi Fayed (interpretato da Khalid Abdalla).

Gli ultimi episodi, invece, sono più intimi e raccolgono, in un certo senso, parte dell’eredità emotiva lasciata da Diana ai due figli: il senso di ribellione di Harry alle regole e all’etichetta imposta e la popolarità mediatica di William (Ed McVey), fascino ereditato certamente da parte materna.

Scorrono piacevolmente, tra un episodio e l’altro, gli anni del college di William, l’ incontro con la “beautiful” Kate (impersonata da Meg Bellamy) come veniva definita dai compagni, lo scontro tra il futuro re Carlo (Dominic West) e il figlio minore Harry (Luther Ford), il rapporto tra la regnante e l’allora primo ministro Tony Blair (Bertie Carvel).

Parte degli ultimi episodi sono quindi dedicati alle nuove generazioni della famiglia reale, ma non solo, perché, come accennato, tolto il peso ingombrante della principessa (Lady) Diana Spencer, protagonista dei primi episodi della sesta stagione, grande spazio è lasciato alla regina, vero cardine di tutta la serie.

Imelda Staunton, a tratti, è capace di lasciar intuire il vero volto della regnante, tra la preoccupazione per la malattia della sorella Margaret (sorprendente l’interpretazione di Leslie Manville) e la difficoltà di accettare la vecchiaia e lo spettro incombente della morte (che arriverà ben 17 anni dopo ).

Leslie Manville

In una delle ultime e commoventi scene, Elisabetta contempla la sua vita nella “St George’s Chapel”, dove alla fine verrà deposta e immagina, quasi trasognata, versioni più giovani di se stessa – compaiono  sulla scena, come spettri, Olivia Colman (nei panni della regina matura) e Claire Foy (la sua interprete da giovane). C’è tanta malinconia, una punta di nostalgia e forse il desiderio di riunire tutti gli aspetti di se stessa in una possibile eredità  emotiva e psicologica da poter lasciare come terreno fertile alle generazioni future.

The Crown ci saluta in grande stile, con tanta eleganza, lasciando negli spettatori una punta di amarezza e di malinconia. Ci ha fatto divertire, riflettere, abbiamo sguazzato beatamente tra gossip e dettagli golosi, ma ora  dobbiamo accettarlo.

The Crown ha chiuso i battenti, purtroppo.

Su Netflix


The Crown (stagione 6); Regia: Stephen Daldry, Alex Gabassi, Christian Schwochow, Erik Richter Strand e May el-Toukhy; showrunner: Peter Morgan; interpreti principali: Khalid Abdalla, Elizabeth Debiki, Dominic West, Luther Ford, Imelda Staunton, Leslie Manville, Meg Bellamy, Ed McVey; produzione: Left Bank Pictures, Sony Pictures Television; episodi: 10; stagione: sesta; distribuzione: Netflix;

 

 

 

 

 

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