El Mensaje (The Message)  di Iván Fund (Berlinale – Concorso) – Orso d’argento Premio della Giuria

Non si tratta solamente dell’ennesima pellicola in bianco e nero (stile che, a quanto pare, da un pò di tempo in qua sta tornando di moda). La tonalità di colore infatti che più si addice ad un roadmovie come  El Mensaje  (The Message), presentato in Concorso alla  75° edizione della Berlinale – è senza dubbio il grigio. Ma il grigio, verrebbe da dire, studiato in tutte le sue più caste declinazioni.
Il regista venezuelano Iván Fund non teme minimante di annoiare il pubblico, e mostra allo spettatore lunghe sequenze di serate in campagna, interminabili concerti di grilli e silenziosi tramonti in ogni immaginabile gradazione di luce (ma sempre opaca, fosca, nuvolosa, come si addice al rigoroso bianco e nero). Ed in ogni ripresa, in ogni scena del film siamo sempre immersi nella più estrema, desolata e solitaria provincia argentina.

È sotto questi cieli sterminati (e silenziosi) che vive, o meglio cerca di sopravvivere un Trio che, in questa nuda e pura costellazione, solo di rado incontriamo sul grande schermo. Anika Bootz – nel ruolo di Anika – è una bambina sui 9 anni che, come tutte le sue coetanee, vive sostanzialmente a base di fumetti, di patatine fritte e biscotti, e soprattutto di tanta fantasia. È in quella età pre- adolescenziale in cui si perdono, per un morso a una pannocchia, un paio di denti. Anika però possiede una specialissima dote: la ragazzina riesce a comunicare con gli animali; con davvero tutti gli animali domestici, sia vivi che persino con quelli già sepolti. Il bello, per così dire, è che la loro aliena comunicazione, o i messaggi almeno che Anika riesce a decrittare direttamente dall’anima degli animali si trasformano nel pane quotidiano di sua nonna Myriam (Mara Bestelli) e del suo compagno Roger (Marcelo Subiotto).
I tre, insomma, installati alla meno peggio nel loro vecchio ma ancora funzionante camper, in qualche modo ce la fanno a campare in un paese sospeso nel vuoto come l’Argentina.
Un paese immenso l’Argentina, e in cui l’immensa inflazione si divora ogni giorno un altro pezzo del pesos. Ma attenzione: il film di Fund non è affatto un documentario socio-politico, né un urlo di protesta contro la motosega neoliberale di Milei. Non c’è un grammo di livore nella povertà del nostro “interno familiare in un furgone”, e il mondo esterno in El Mensaje  esiste al massimo via messaggi radio (in cui non ascoltiamo mai i notiziari politici). Comunque, anche senza la furia della politica, la realtà quotidiana di Anika e dei suoi tutori è durissima: non è certo da tutti sbarcare il lunario in queste aspre latitudini, rubando pannocchie nei campi, e tramite la fantastica intuizione poi della comunicazione di una bambina-prodige con gli animali. Esistenze marginali le loro, da nomadi inoffensivi e gentili. Lontani parenti, in chiave sudamericana, del primo grande Tramp della storia del cinema: Charlie Chaplin.
Sì certo, Anika, sua nonna e Roger in certo senso ‘sfruttano’ la gente, o la grande dose di affetto che ognuno di noi sviluppa con queste creature domestiche, cani, gatti e topolini, cui spesso affidiamo l’attimo di dolcezza nel nostro grigiore quotidiano. Ed ecco Anika che, con quei suoi occhioni stupendi, entra come una minuscola streghetta nella casa della gente: e, per così dire, in sintonia con la psiche di un vecchio gattone bianco; di un cagnolo alquanto depresso o solo stanco. Anika è a tu per tu sia con i cavalli, come a suo agio persino con un minuscolo riccio. E i criptici messaggi di speranza che lei, o attraverso il medium di sua nonna, riporta poi ai padroncini di queste adorate creature hanno sempre qualcosa di folle, di patetico, e una punta di bizzarra poesia surrealista.
Ovviamente non sappiamo quanto i disperati padroncini di queste creature prendano sul serio le antenne medianiche e la lingua ‘animalesca’ della ragazzina. Sua nonna e Roger in ogni caso l’affare dei ‘messaggi’ della piccola maga lo gestiscono molto bene; e in qualche modo il Trio continua a vagabondare, senza meta e stress, per le fattorie e le campagne della pampas.
El Mensaje  non è solo una pellicola incolore, ma un film a velocità zero, e la sua analitica lentezza può mettere alla prova lo spettatore. Tanto più che se Anika dona ai suoi quadrupedi la parola, i dialoghi fra umani nel film sono ridotti all’osso. Roger in particolare, al volante del suo furgone, riesce simpatico alla bambina pur pronunciando in tutto il film una decina di parole. Paradossalmente, ma neanche tanto trattandosi di anime-animali, è il silenzio il vero protagonista de El Mensaje . Ed è un messaggio questo di cui spesso, nella nostra era inflazionata dalla cacofonia dei Social, ne sentiamo davvero bisogno.
Bastano d’altronde musichette alla radio ed ispirati assoli di tromba ad Iván Fund per accompagnare i 91 minuti della sua opera. Per il resto, i lunghi primi piani delle radure argentine, la vita così spartana che il Trio conduce nel camper (le notti aggrovigliati in tre all’interno del cigolante Renault) ne offrono tanto di silentium. Che fa subito da controcanto alle nostre esistenze incapsulate nei fracassi metropolitani, e incollate alle comodità dei nostri appartamenti. Doccia e shampoo, ad esempio, Anika se li fa per strada, col tubo attaccato al furgone. E se l’acqua del minuscolo lavandino finisce, Roger le passa una bottiglietta d’acqua per sciacquarsi la schiuma.
Sono semplicemente grigie e abbastanza ripetitive, ma anche nude e pure le scene che Iván Fund e il cameraman Gustavo Schiaffino riprendono dei giorni desolati nella provincia argentina. Ma anche di notti e cieli profondi dove – ancora un inchino alla poesia corsara e al cinema in forma di rosa di P.P. Pasolini – svolazzano allegre, nei loro ghirigori fosforescenti, le lucciole.
Estrema povertà che fa rima con frugale animismo (anche se un po’ improvvisato). Estrema provincia del mondo americano e una vita che più frugale non si può: possono essere queste le cornici di un’infanzia possibile e di una vita a suo modo stabile?


El MensajeRegia: Iván Fund,; sceneggiatura: Iván Fund, Martín Felipe Castagnet; fotografia: Gustavo Schiaffino; montaggio: Iván Fund; musica: Mauro Mourelos; interpreti: Anika (Anika Bootz); Myriam ( Mara Bestelli); Roger (Marcelo Subiotto), Betania Cappato; produzione: Iván Fund; Laura Mara Tablón, Gustavo Schiaffino per Rita Cinema e Insomnia Films; origine: Argentina/Spagna/Uruguay, 2025; durata: 91 minuti.

 

 

 

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