6° Festival del cinema tedesco (Roma 19-22 marzo 2026): Short Summer di Nastia Korkia

Short Summer. Una consueta scampagnata estiva in famiglia. Due conoscenti, coetanei della piccola Katya, invitano a fermare la macchina: bisogna controllare i documenti, è in corso un’operazione anti-terroristica. Un locale tenta di spegnere con la terra un fuoco, quando alle sue spalle viene aggredito da un ciondolante omone. La famiglia di Katya raggiunge una casa nel bosco che si scorge oltre i cespugli; dietro di essi appare all’improvviso una pattuglia di militari con cani al seguito. In tutte queste sequenze, il piano rimane fisso, indifferente.

O forse no. L’inquadratura seziona un blocco di tempo proprio il necessario affinché un’inquietudine lo attraversi. A volte, però, a turbare è la durata stessa: il protratto scorcio di un fatiscente condominio, da una cui finestra intravvediamo, per pochi attimi, il nonno di Katya baciare una donna; la posa ieratica di un’anziana sotto il vento, che solo la sequenza successiva capiamo essere la livorosa nonna. Nulla di monumentale in queste rovine di un passato impero; piuttosto la consistenza evanescente di un fantasma. Siamo nel campo della mimesis e, proprio per questo la campagna russa di metà anni Duemila, in piena seconda guerra cecena, connotata come tale solo dal sonoro di notiziari che bollano ogni militante come terrorista, è stata in realtà filmata nella Serbia contemporanea. L’informazione non smaschera l’immagine, la amplifica: in gioco non c’è solo un blocco di tempo inquietato da un dettaglio, ma un intero blocco di spazio (quello “orientale”) ancora infestato dallo spettro dell’imperialismo sovietico.

Impossibile bloccare il tempo: l’automobile del nonno borbotta e arranca, il suo matrimonio è agli sgoccioli. “Dall’alto” la regista dissemina motivi sepolti in questi blocchi spazio-temporali: insetti stecchiti, una miniera allagata e in disuso. Eppure, una luce sembra ancora riflettersi in questi specchi infranti: gli insetti ronzano ancora sui corpi, la miniera accoglie ancora clandestini incontri amorosi.

Short Sommer

Katya e i suoi amici giocano spensierati a pallone in un prato; sullo sfondo, si staglia una vecchia locomotiva che trasporta carri armati (d’epoca sovietica?). Il piano fisso ci fissa, e, come in Haneke, fissa soprattutto le convenzioni: non di genere, come nel regista austriaco, ma di tipizzazione. Questi ragazzini non sono il tipico “paren’” di campagna; la loro ingenuità li rende ricettivi ai comandi, ma l’azione per il partito non li riempie di gioia comunitaria. Sono piuttosto attratti dall’insolito: lanciano sassolini nel vuoto, scrutano dentro scatole degli attrezzi, sfiorano il volto dello sconosciuto. Come lui, e come la regista, giocano a nascondino.

Come in un western, ecco lo straniero, il ricercato: si dice sia un veterano affetto da PTSD, potrebbe essere un pericoloso terrorista così come un partigiano, o meglio, il Frankenstein ne Lo spirito dell’alveare di Victor Erice. Solo con lui il piano, finalmente, si smobilita: disegna un cerchio, come per allontanarsi, per poi tornare da lui, dalla stessa angolazione ma con occhi nuovi. Questi corpi evanescenti che attraversano il blocco spazio-temporale sembrano non agire mai. In questo modo, spezzano il rapporto instaurato storicamente tra il tipo e la sua funzione, sospendono il giudizio sul tipo, di cui non resta che un mero spettro.

Nastia Korkia dipinge questa astratta veduta naturalista di un apparentemente innocuo soggiorno rurale con il rigore di scelte esclusivamente “di campo”. Solo lo spettatore volenteroso, disposto a disseppellire da questi campi lo specchio infranto, potrà scorgere i riverberi delle sue fantomatiche epifanie luminose.

In Concorso alle ” Giornate degli autori” – Festival di Venezia 2025 (Leone del Futuro – Premio opera prima “Luigi De Laurentiis).  


Short SummerRegia: Nastia Korkia; fotografia: Evgeny Rodin; montaggio: Benjamin Mirguet; scenografia: Alisa Solovieva, Nikita Evglevski; costumi: Marija Janošević; sonoro: Simon Poupard, Andre Rigaut; interpreti: Maiia Pleshkevich, Yakov Karykhalin, Aleksandr Karpushin, Vesna Jovanović, Alexander Feklistov; produzione: Dirk Decker e Andrea Schütte per Tamtam, Natalia Drozd, in co-produzione con Bérénice Vincent per Totem Atelier, Miroslav Mogorović per Art & Popcorn; origine: Germania/Francia/Serbia, 2025; durata: 101 minuti.

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