To an Unknown Land di Mahdi Fleifel

Difficile trovare un film prodotto da otto paesi, come si potrà vedere nei credits. Come spiega Mahdi Fleifel (1979), regista palestinese cresciuto in un campo profughi libanese e poi approdato in Danimarca, il processo di produzione del film è stato lunghissimo, basti dire che l’ultimo film di finzione (che poi è l’unico e s’intitola A World Not Ours, un titolo non troppo differente dal nostro; non l’ho visto ma ho letto che anch’esso parla di rifugiati) girato da Fleifel risaliva al 2012, dopodiché il regista si era specializzato nei documentari, ciò che nel corso degli anni ha, per così dire, danneggiato la sua credibilità come autore di film, appunto di finzione rendendo il finanziamento particolarmente faticoso.
C’è una paradossale consonanza fra il lungo estenuante processo di produzione e ciò di cui tratta il film, ovvero la lunga estenuante attesa di raggiungere quella terra sconosciuta di cui al titolo. In realtà i due protagonisti sono già in una terra sconosciuta che è la Grecia, dove sono arrivati non viene detto come, lasciando per strada, l’uno moglie e figlio piccolo, l’altro la madre malata. Ma per molti profughi, com’è noto, la Grecia non va bene, la Grecia non basta, un primo approdo è l’Italia, ma neanche l’Italia per i profughi davvero ambiziosi va bene, il vero obiettivo è arrivare in Germania. Dove Chatila e Reda (gli attori sono davvero molto bravi), fra loro cugini, vorrebbero metter su un bar/trattoria con cibo palestinese. Successo sicuro.
Ma arrivare in Germania significa avere i soldi per comprarsi i passaporti, i soldi per comprarsi i voli etc. E il film ci racconta che cosa sono disposti a fare per coronare il loro obiettivo. La vicenda comincia tutto sommato in modo innocuo; certo, ogni tanto, occorre anche prostituirsi, fare qualche innocuo furtarello a una donnina seduta sulla panchina di un giardino oppure rubare un paio di scarpe, ma più presto che tardi i compromessi – che non racconterò – a cui i ragazzi sono vieppiù disposti per ottenere l’ambita meta  divengono sempre più grandi fino a trasformare questi due, almeno all’inizio bravi ragazzi da vittime in carnefici, anche a causa del fatto che uno di loro è costantemente a rischio tossicodipendenza  e quindi talvolta sputtana i soldi che sono stati faticosamente accumulati.

Si tratta dunque di un film – che a mio avviso si poteva sforbiciare un po’ di più – che racconta un descensus ad inferos morale, quel che si è soliti definire un apologo, con tutta la drammaticità ma anche una certa qual meccanicità della tesi, qualche linea di trama abbandonata, altre non spiegate proprio benissimo, ma nell’insieme è un’opera più che dignitosa, drammatica, a tratti tragica, la storia di uomini ridotti a scelte estreme dove l’umanità (pur evidente) dei singoli è messa a durissima prova, e dove l’homo homini lupus di plautiana ma soprattutto di hobbesiana memoria è sempre dietro l’angolo, anzi il confine del moralmente lecito viene più volte valicato.
Presentato l’anno scorso alla Quinzaine di Cannes, To an Unknown Land viene adesso distribuito in Italia da Trent Film. Sembra brutto dirlo ma il film gioco forza finisce per “sfruttare” anche l’estrema attualità dell’argomento, riuscendo però a tenersi alla larga da ogni ammiccamento cronachistico.

In sala dal 13 novembre 2025.


To an Unknown Land; regia: Mahdi Fleifel; sceneggiatura: Mahi Fleifel,, Fyzal Boulifa, Jason Mccolgan; fotografia: Thodoros Mikopoulos; montaggio: Halim Sabbagh; interpreti: Mahmood Bakri (Chatila), Aram Sabbah (Reda), Angeliki Papoulia (Tatiana), Mohammad Alsurafa (Malik); produzione: Inside Out Films, Nakba FilmWorks, Salaud Morisset, Homemade Films, Studio Ruba; origine: Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi, Grecia, Qatar, Arabia Saudita, Palestina 2024; durata: 106′; distribuzione: Trent Film.

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