Tullio Kezich. A proposito di me di Gioia Magrini

Tullio Kezich. A proposito di me. Voto ***(*) – Film-ritratto sul grande critico triestino Tullio Kezich (1928-2009).

«Ho sempre giocato su più tavoli, ma con la sensazione che quello della critica fosse il mio vero lavoro». Così scandisce l’interessato nelle ultime battute del film-ritratto Tullio Kezich. A proposito di me che gli hanno dedicato Gioia Magrini, Silvia D’Amico e Roberto Meddi, produce Istituto Luce Cinecittà. Un’ora precisa, da lunedì 15 nelle sale italiane all’interno di un tour che toccherà Roma (Nuovo Sacher), Milano, Torino, Trieste, Padova, Bergamo, Brescia e altre città.

In effetto il critico triestino (1928-2009) nella sua vita s’è divertito a coprire più ruoli in commedia, come ricorda: cine-scriba, attore, sceneggiatore, traduttore, drammaturgo, selezionatore di festival, segretario di produzione, produttore, anche letterato. Affetto, si fa per dire, da «una grande e vorace curiosità», secondo la lezione di Roberto Rossellini, forse il più curioso di tutti.

Magari non sono la persona più adatta a parlare di Kezich, essendo poco obiettivo. Gli debbo molto sul piano del mestiere: anche quando non mi riconoscevo affatto nei suoi giudizi (penso a Il Padrino, a Il mucchio selvaggio, a Il grande freddo solo per dirne tre), ho sempre imparato qualcosa di utile dalle sue recensioni. Talvolta ho addirittura provato a pantografarne la tecnica, senza riuscire nell’impresa.

In fondo è stato l’unico, tra i miei critici militanti preferiti, da Ugo Casiraghi a Morando Morandini, da Callisto Cosulich a Giovanni Grazzini, da Aggeo Savioli a Stefano Reggiani, ad aver modificato e aggiornato il proprio stile negli anni, inventando un modo tutto suo – ora sintetico, ora sincretico – di raccontare i film. Nei suoi pezzi c’era tutto: gusto della battuta, senso del ritmo, conoscenza del ramo, citazioni ben distillate (mai troppe). «Stando sul set s’impara a fare il critico, il cinema è un divertimento un po’ perverso» teorizzava; in effetti sapeva di che cosa parlava, avendo seguito in prima persone le riprese di film come La dolce vita, Salvatore Giuliano,  Il posto, pure la serie Sandokan e infiniti altri.

Il documentario intreccia brani di interviste video, frammenti autobiografici letti da Massimo De Francovich, materiale di repertorio Luce, fotografie inedite risalenti anche all’infanzia triestina sotto il fascismo, il tutto a comporre un ritratto tra biografico e professionale di questo gigante della critica.

Per quel poco che conta, diventammo un po’ amici – venivamo entrambi da città adriatiche – quando mi raccomandò di vedere un film sfortunato di Luciano Manuzzi intitolato Fuori stagione, ambientato a Cesenatico (alzi la mano chi l’ha visto?). Gli diedi retta, e da allora cominciai, io molto più giovane e inesperto, a seguirlo con cura, per carpire alcuni trucchi del mestiere. Finì con il renderci ancora più complici la comune idiosincrasia nei confronti dei western-spaghetti di Sergio Leone, a vantaggio dei campioni americani del genere, John Ford in testa.

Tullio Kezich
     Tullio Kezich (a destra) con Mario Monicelli

Amico e sodale di autori come Federico Fellini, Francesco Rosi, Ermanno Olmi, Lina Wertmüller e numerosi altri, Kezich ha saputo muoversi abilmente anche nel campo del teatro, collaborando con Mario Missiroli, Giorgio Strehler, Luigi Squarzina, Maurizio Scaparro, lavorando sulla trasposizione per le scene e la tv di La coscienza di Zeno, scrivendo anche una pièce in dialetto triestino a lui molto cara, L’americano di San Giacomo.

«Sono stato un precoce tardivo» confessa a un certo punto intervistato da Carlo Lizzani. A dodici anni già vergava recensioni nella sua Trieste, senza che nessuno lo prendesse sul serio, ma solo nel 1976, dopo aver ricevuto una telefonata da Eugenio Scalfari, diventò forse il più autorevole e letto dei critici italiani: prima a “La Repubblica” e poi al “Corriere della Sera”.

Ricordo che ogni tanto, già lambito dal male, m’invitava a cena insieme alla sua seconda moglie, Alessandra Levantesi, in un ristorante chiamato “Due ladroni”, a piazza Nicosia. Lì conobbi Missiroli, amico di Tullio e regista di un solo e sottovalutato film, La bella di Lodi, tratto da un romanzo di Alberto Arbasino.

Da giovane si definiva, per scherzo, «un cine-catecumeno», ma in realtà Kezich ha sempre esercitato uno sguardo più alto, ironico e complesso sul cinema, forse pensando, in cuor suo, che la vita vera non abitasse lì.

In tour dal 15 giugno 2026.
Il 15 giugno ore 20.30 al Nuovo Sacher la regista Gioia Magrini e Alessandra Levantesi Kezich presenteranno il film, con la moderazione di Cristiana Paternò.


Tullio Kezich – A proposito di me – Regia: Gioia Magrini; sceneggiatura: Silvia d’Amico, Gioia Magrini, Roberto Meddi; montaggio: Gioia Magrini, Patrizia Penzo; musica: Roberto Meddi; voce narrante: Massimo De Francovich; produzione: Luce Cinecittà; origine: Italia, 2021; durata: 60 minuti; distribuzione: Cinecittà Luce.

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