Festa del cinema di Roma (13-25 ottobre 2026): The only living pickpocket in New York di Noah Segan (Best of 2026)

The only living pickpocket in New York. Voto ***. Un buon film, quello dell’attore-regsita Neah Segan, sul cambio di generazione, sui rimpianti che vengono superati a metà della vita, un film senza amarezza ma, al tempo stesso, serenamente senza speranza. Dopo la partecipazione all’almodoriano La stanza accanto, John Turturro torna mattatore.

New York è il luogo dell’anima: che ci sia stati a vivere a vent’anni o che lo si abbia solo sognato davanti a uno schermo, la grande mela è sempre la grande mela. La metropolitana più vista al mondo, più frequentata, più raccontata dalla cinematografia americana è luogo di incontri casuali, di folle ammassate come sardine, di attese e borseggi. Mentre qualcuno pensa a come affrontare il capo al lavoro o a come riuscire a pagare l’ultima bolletta un ladruncolo aspetta il momento esatto in cui estrarre dalla tasca o da una borsa lasciata aperta per errore un cellulare o un portafoglio foriero di sorprese.

The only living pickpocket in New York – l’unico borseggiatore vivente in New York (suggestivo titolo introduttivo) – è un signore sulla sessantina inoltrata che indossa un cappotto a spina di pesce old fashion, tiene un quotidiano in mano e mantiene lo sguardo acceso su tutto ciò che gli accade intorno. Si chiama Harry Lehnam (John Turturro), vive in un appartamento nel Bronx con sua moglie Rose, paralizzata e ammutolita da anni per colpa di qualche malattia degenerativa, ruba per mestiere da tutta la vita, con più o meno fortuna. Negli ultimi tempi però i portafogli sono spesso vuoti, i telefoni cellulari inaccessibili senza codice, gli orologi passati di moda. I suoi luoghi sono sottoterra o per la strada, di fronte a bar, parcheggi, luoghi di passaggio.

La quotidianità di Harry è garantita dalla gentilezza degli altri che lui ama ripagare come può: al termine di una mattina in metropolitana passa a riprendere Rose da un centro di accoglienza (insiste nel lasciare una mancia in denaro all’infermiere che la accudisce); quando esce per il turno di notte lasciando sola Rose a letto con la radio a transistor accesa sul canale che trasmette rassicuranti arie d’opera, sul pianerottolo ringrazia la paziente vicina di casa, non una melomane, con qualche dollaro come ricompensa.

Una sera di The only living pickpocket in New York Harry deruba un arrogante ragazzotto che guida una macchina sofisticata: sotto la pioggia, a contatto tra due vetture parcheggiate, gli sfila di tasca il portafogli e mette una moneta nella serratura della portiera (che gli consentirà poi di forzare la porta): nel borsone sportivo un paio di scarpe d ginnastica colorate, una pistola, un orologio e una scheda metallica di cui Harry non comprende l’uso.

Ben (Steve Buscemi), l’amico del banco dei pegni, è un uomo di mezza età come lui, poco integrato nell’epoca digitale (ha un computer modello anni Ottanta che ogni volta che lo accende pretende di essere aggiornato) lo indirizza per le vendite minori (cellulari e iPod) da un cinese che pretende di vendere erbe terapeutiche legali. In questa maniera tutta la refurtiva della giornata viene smistata. Tutto regolare, non fosse che l’arrogante ragazzotto derubato è il rampollo di una famiglia malavitosa con centinaia di migliaia di dollari in criptovalute in una chiavetta USB.

Il meccanismo è in atto, l’ultimatum è chiaro: poche ore per ritrovare la refurtiva oppure Rose fa una brutta fine. Il conto alla rovescia è partito, l’eroe è destinato a una fine tragica, percepisce un’aria cattiva ma non si rassegna, va avanti, pensa veloce, agisce più veloce di chi è sedentariamente convinto di trovare tutto digitalizzato.

Da una parte abbiamo un protagonista poco contemporaneo in The only living pickpocket in New York  che a casa si lucida le scarpe con spazzole apposite, ascolta vinili di jazz e usa una radiolina con la manopola per la sintonia, ha un apparecchio telefonico a filo, nessun cellulare, usa i telefoni pubblici con le monete, chiede informazioni stradali ai passanti (o paga i barboni per fornirgliele) mappandosi indirizzi sulla mano con la penna regalatogli dalla figlia per i suoi quarant’anni. Dall’altra parte dei giovani smanettoni che guardano sempre i loro cellulari, non si confrontano col mondo reale ma sanno utilizzare al meglio i metodi di video sorveglianza, sanno hackerare software e procurarsi nominativi dalle impronte su una bottiglietta di drink.

The only living pickpocket in New York
 John Turturro

Dal Bronx a Chinatown al Bronx di nuovo e poi Queens e ritorno: ogni percorso in The only living pickpocket in New York un nuovo giro di metropolitana, viaggio andata e ritorno, incontri, detective anziani come Harry, vecchi compagni di strada (Giancarlo Esposito, meraviglioso Buggin’Out in Do the right thing, Spike Lee, 1989; cattivissimo Gus Fring nella serie televisiva Breaking Bad), novelli borseggiatori a cui Harry si riserva di dare dritte sul vestiario più adatto dove nascondere piccoli oggetti rubati al volo, una lezione di furto con destrezza.

Ho passato la vita nelle tasche degli altri – dirà Harry nel finale: nostalgia per un tempo che fu che non ritornerà, nostalgia per una città a misura d’uomo che non c’è più.

Le note di New York I love you but you’re bringing me down dei LCD Soundsystem sulle prime immagini dipanano il tono malinconico a The only living pickpocket in New York: un film sul cambio di generazione, sui rimpianti che vengono superati a metà della vita, un film senza amarezza ma, al tempo stesso, serenamente senza speranza.

Un ultimo scambio tra vecchi criminali da strapazzo (Turturro e Buscemi) e sfrontati malavitosi di seconda generazione: Voi vecchi siete fissati con la parola data.
Replica: È quello per cui vale la pena vivere.

Di chi sarà l’ultima parola? Chi lo sa. (Consigliato agli amanti della Big Apple The only living pickpocket in New York).


The only living pickpocket in New York  –  Regia e sceneggiatura: Noah Segan; fotografia: Sam Levy; montaggio: Hilda Rasula; musica: Gary Lionello; interpreti: John Turturro, Karina Arroyave, Tommy Bayiokos, Steve Buscemi, Giancarlo Esposito, Ethan Harschenfeld, Tatiana Maslany, Victoria Moroles, Will Price, Jennifer Jason Leigh, Kelvin Han Lee; produzione: T-Street; origine: Usa, 2026; durata: 88 minuti.

 

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