
A cento anni dalla sua nascita e a quasi mezzo secolo dalla sua scomparsa, il pensiero profetico di Pier Paolo Pasolini è ancora vivo e drammaticamente presente. Un intellettuale visionario capace di leggere e interpretare, a suo modo, le profonde contraddizioni di un’epoca, che in parte risuonano ancora attuali.
Scrittore, regista, drammaturgo e autore, i suoi scritti, le sue poesie, i suoi romanzi, sono un’eredità culturale rara, manifesto di un impegno culturale e sociale di grande spessore che, a cento anni dalla sua nascita, può ancora dirci e darci molto.
Focalizzato su una dimensione umana ai margini, eppure brulicante di vita e di quella scintilla di impulso istintivo che fu per lui una continua fonte di ispirazione, l’ autore di Ragazzi di vita e Una vita violenta fu sempre alla ricerca dolorosa, travagliata e difficile di una peculiare umanità dimenticata, anarchica, eppure per lui così tanto ricca di stimoli, di spunti e intimamente vicina.
Che si tratti di poesie, di musica, di scritti, l’ umanità, quella vera, è sempre al centro del suo pensiero e della sua arte.
In questo contesto si inserisce il concerto/spettacolo Le canzoni di Pasolini, un omaggio all’ artista e al suo stretto rapporto con la musica, un percorso “lungo” quattordici brani interpretati e trasmessi con fine delicatezza e intimità.
Niente meglio delle canzoni ha il potere magico, abiettamente poetico, di rievocare un tempo perduto.” – scrive il poeta nel 1964 in un articolo per la rivista “Vie Nuove” – “Le intermittenze del cuore più violente, cieche, irrefrenabili sono quelle che si provano ascoltando una canzonetta.”
In apertura, la voce di Pasolini riempie la sala con ” Meditazione orale” sulle note di Ennio Morricone.
Ha inizio quindi un percorso sonoro e visivo che scorre fluido tra musica, parole sullo schermo e le azzeccate interpretazioni di Aisha Cerami e Nuccio Siano (che firma anche la regia).
Lei delicata, sinuosa e perfettamente a suo agio nell’espressione della vocalità e nel seguire il sonoro. Lui, dai colori e dai tratti più ombrosi e dai movimenti più scattosi.
Sul palco, accompagnati da Roberto Marino al pianoforte, Andrea Colocci al contrabbasso e dalla fisarmonica di Salvatore Zambataro, i due artisti risultano un duo vocale armonico, ben assortito ed efficace.
Le canzoni di Pasolini, come accennato, si compone di quattordici brani, (e ci sarebbe piaciuto ascoltarne di più) arrangiati da Roberto Marino: si tratta, tra le altre, di canzonette, di canzoni scritte per il cinema, di poesie messe in musica e firmate da artisti quali Morricone, Endrigo, Modugno, Hadjidakis, Fusco e De Carolis, oltre allo stesso Marino. A coronare il tutto, una video proiezione con immagini di archivio, realizzata dal regista Daniele Coluccini – fa da sfondo a questa impalcatura sonora ben strutturata e realizzata, e ci racconta, anche con il visivo, frammenti di vita di Pasolini.
Alcuni pezzi eseguiti dai musicisti e interpretati da Cerami e Siano sono molto noti, come Il valzer della toppa, o Che cosa sono le nuvole?, altri invece sono meno conosciuti (alcuni brani inediti), come, ad esempio Cristo al Mandrione e/o la canzone di chiusura, Il soldato di Napoleone (Musica di Sergio Endrigo).
Straziante e nostalgica la più nota Marilyn, dedicata alla intramontabile star hollywoodiana Marilyn Monroe di cui il poeta canta la bellezza sopravvissuta dal mondo antico, richiesta dal mondo futuro, posseduta dal mondo presente, che divenne un male mortale.
«Le Canzoni di Pasolini», con delicatezza e con un tocco di poesia, dunque omaggia, in occasione del suo centenario di quest’anno, l’intellettuale/poeta/scrittore artista in modo trasversale e a suo modo originale.
Presentato al Teatro Vascello dal 21 al 24 aprile
