A proposito de L’esorcista. Il credente di David Gordon Green

  • Voto

Breve dialogo attorno a L’esorcista (1973) di William Friedkin

Scettico: L’esorcista, per me, nonostante l’atmosfera oggettivamente interessante, non è credibile per motivi che potete facilmente immaginare. Ma sono attento al vostro giudizio, frutto di una sensibilità curiosa del fatto religioso, superiore alla mia, e che rispetto e stimo e da cui ho solo da imparare, benché cerchi allo stesso tempo di provare l’infondatezza di certe sue tesi.
Cinefilo: Allora, ecco la mia tesi. Capolavoro assoluto dell’horror, invecchiato molto bene. Tecnicamente eccellente, con effetti speciali ancora convincenti. Regia gelida e distaccata. Zero umorismo fuori luogo. Niente spaventi improvvisi da due soldi. Tutto atmosfera e colpi psicologici. Il fatto religioso è secondario, il demone Pazuzu è un mostro come altri, ma la regia lo ha reso pauroso e immortale.
Romantico: Sono d’accordo. Ho provato a rivedere il film. Ero solo a casa, di sera. Ho dovuto spegnere perché mi faceva troppa paura.
Conclusione scettica (speculare a quella religiosa)
Come ha fatto dunque la regia di William Friedkin a creare tanta paura? La risposta non è ovvia, ma, trovatala, appare poi semplice. Gli autori hanno raccontato una storia con un solo personaggio, il diavolo. Che fa quello che vuole, si diverte, terrorizza, e violenta in ogni modo una bambina innocente, la sua famiglia, i sacerdoti che vorrebbero combatterlo. Un antagonista perfetto proprio perché senza rivali, senza eroi contro cui scagliarsi e, immancabilmente, perdere. In questo film il diavolo sembra onnipotente, perché qui non c’è Dio, avendolo furbescamente ridotto a una preghiera disperata e a due Crocifissi non sostenuti nemmeno da una fede ferma e decisa. L’onnipotenza di Dio invece si rivela in una dolcissima brezza, ma, se la sua giustizia o il suo amore lo richiedono, si rivela anche in catartici cataclismi terrestri e poi nella creazione magica di universi infiniti, al suo solo batter di ciglia. Con il quale potrebbe anche ridurre all’eterno silenzio tutti i demoni della Terra. Almeno, è così che la vediamo noi che scriviamo. Se non fosse così, è necessario guardare con prudenza L’esorcista, perché lì vince il diavolo.

Un nuovo inizio? L’esorcista. Il credente (2023) di David Gordon Green

Inizia nel passato questo atteso sequel: ad Haiti, Victor Fielding e la moglie incinta restano coinvolti in un terribile terremoto. La moglie di Victor non sopravvive a questo tragico evento, ma i medici riescono a salvare la figlia che porta in grembo, Angela. Dodici anni dopo, padre e figlia sono, nonostante tutto, uniti e felici. Almeno fino a quando Angela e la sua amica Katherine non spariscono nel bosco, per riapparire solo tre giorni dopo senza ricordare cosa sia successo loro, e dando il via a una serie di eventi che costringeranno Victor a confrontarsi con un’idea di male, una entità più che un’idea, che non poteva immaginare. E a cercare l’aiuto di un volto noto della saga.
Si, questo film è un nuovo inizio, perché, pur essendo ufficialmente il sequel del primo originale capolavoro di Friedkin, può anche definirsi un reboot, capace di riaccendere la passione degli spettatori per un genere, l’horror satanico, che in realtà non è mai stato dimenticato ma che mai ha più raggiunto l’atmosfera agghiacciante de L’esorcista. Che, va confermato, riesce, nonostante lo svelamento di cui sopra, ancora oggi a terrorizzare tutti, compresi noi che scriviamo e che pretenderemmo di aver svelato il suo segreto. L’assenza di Dio. La sensazione invece che si prova nel vedere questo reboot è quella di un’attesa non soddisfatta, che, a dir la verità, era stata già annunciata da un trailer poco incisivo.

Il film è buono, a tratti fa paura, e la presenza di Ellen Burstyn, la madre della bambina posseduta del primo film, restituisce almeno un senso cinefilo all’operazione. Che però non si è spinta oltre il già visto, anzi ha svilito la potenza del diavolo, che, come abbiamo scritto, aveva contribuito da sola a creare un’atmosfera che, ora possiamo confermare a ragion veduta, è irripetibile.
È possibile che i prossimi capitoli della saga siano più affascinanti, forti dell’esperienza e di un inizio discreto, forse servito proprio a questo, a gettare le basi e le premesse per uno sviluppo più spaventoso. O, meglio, più ambiguo, più subdolo, più celebrativo del nemico numero uno dell’uomo, signori, il diavolo.

La regia de L’esorcista. Il credente di David Gordon Green risponde, secondo noi, a questa esigenza, che possiamo anche definire politicamente corretta: non possiamo eguagliare L’esorcista, costruiamo allora un nuovo contesto per una saga milionaria, che usi la paura dell’uomo nero ma che non lo renda invincibile. Un’operazione commerciale, quale film poi non lo è, che omaggia la memoria di William Friedkin, nel migliore dei modi, lasciando la curiosità e il morboso desiderio di paura di rivedere subito il suo immortale, questo si, film del 1973.
David Gordon Green aveva già rivitalizzato la saga di Halloween, c’è da sperare allora che faccia altrettanto, consapevole che in questa saga non conta quanti siano posseduti, ma solo l’atmosfera, che, sebbene non possa eguagliare quella creata dall’originale, può migliorare e quindi disorientarci. Il “gioco” tra le due bambine possedute è interessante ma da solo non trasforma la paura in vero terrore. Quello che da cinquanta anni procura ancora il film di William Friedkin.

In sala dal 5 ottobre 2023


L’esorcista. Il credente (The Exorcist: Believer) – Regia: David Gordon Green; sceneggiatura: David Gordon Green, Peter Sattler; montaggio: Timothy Alverson; fotografia: Michael Simmonds; musica: Amman Abbasi, David Wingo; effetti speciali: Ana Maria Andrickson; interpreti: Leslie Odom Jr., Lidya Jewett, Olivia Marcum, Ann Dowd, Ellen Burstyn, Norbert Leo Butz, Jennifer Nettles, Nick Benas, Rory Gross, Amanda Beth, Nigel Barto, Raphael Sbarge; produzione: Blumhouse Productions; origine: USA, 2023; durata: 121 minuti; distribuzione: Universal Pictures.

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