ANNA – Teste di serie

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La serie sky Anna, tratta dal romanzo omonimo di Niccolò Ammaniti e diretta dallo scrittore in persona alla sua seconda regia – dopo la miniserie originale Il miracolo (2018, sempre produzione Sky) – ha notevoli pregi al suo arco. Primo la libertà dal testo di base che forse solo chi ha prodotto l’opera cartacea è in grado di prendersi: dunque fedeltà al testo, allo spirito dei personaggi ma grande libertà visionaria nella messa in scena, con citazioni pittoriche, riferimenti a altre pellicole amate, omaggi sotterranei. Ammaniti dimostra di aver guardato tanto cinema e tanta televisione negli anni che lo hanno portato, alla fine, a passare dalla scrittura alla regia: i suoi interessi sono sempre stati eclettici, a volte torbidi, dall’horror al distopico passando per il trash.

Nella sua quasi ventennale carriera, Ammaniti dimostra una coerenza che pochi possono vantare nel proprio curriculum: pur passando da uno strumento a un altro di comunicazione è andato avanti come un treno verso un muro che sembrava impenetrabile eppure non lo era. Ha invaso la mente dei lettori prima, degli spettatori poi, delle sue ossessioni, dei suoi incubi, delle sue passioni e ha lasciato il segno (stavolta in maniera fulminante).

Una serie disturbante per ragioni endemiche: il romanzo è stato scritto sei anni fa (dunque ben lontani dalla epidemia del Duemila venti che ancora ci attanaglia drammaticamente), eppure la mente indipendente di Ammaniti ha immaginato e inscenato un mondo apocalittico, dimezzato nella popolazione da un virus (‘la rossa’) che contamina ogni adulto. L’autore racconta nelle interviste di avere voluto creare la necessità di lasciare i bambini e i ragazzi da soli ad affrontare la realtà con i mezzi a loro disposizione in quel momento della crescita, e l’espediente ha funzionato: i protagonisti di Anna , tutti sotto i quattordici-quindici anni, prima che lo sviluppo fisico li trasformi in esseri umani adulti contaminabili dalla malattia, sono credibili come bande di blu e bianchi, sono vigliacchi e brutali in gruppi da tre alle soglie della contaminazione (i controllori dell’accesso al vulcano), sono verosimili e motivati nelle fughe a due nella natura incontaminata ma piena di detriti, automobili distrutte, ammucchiamenti di vestiti smessi, tra fogliame, campi di grano, autostrade stroncate a metà. Le parti visionarie (attuate con effetti speciali) conferiscono un tocco felice e poetico all’opera, sebbene consentano un respiro di breve durata: un guaio più grande è subito dietro l’angolo.

Anna (Viviana Mocciaro) è piccola – una bambina sei/sette anni – quando rimane sola col fratellino che la madre (Elena Lietti) ha fatto con un altro padre, Astor (Nicola Mangano) – di al massimo due anni. I due hanno un libro che la madre morente ha scritto con tutte le cose da fare e da non fare, dal quale non si separeranno mai. Incontrano nel loro viaggio Pietro (Giovanni Mavilla), isolato ragazzo buono – addirittura un paio di volte salvifico – traumatizzato dall’incontro con Saverio (Nicola Nocella), un ciccione dall’apparenza bonaria, unico superstite adulto, ancora agli inizi della pandemia, che lo ha coinvolto come assistente in un percorso di eutanasia ai grandi rimasti sofferenti (con due buste di plastica in faccia e il corpo del bimbo sdraiato sopra i moribondi a percepirne il passaggio dell’anima – così gli dice l’adulto – e invece serve solo per tenerli fermi) in giro per le case (che diventano luoghi di razzia di provviste e beni validi come merce di scambio); finiscono a conoscere Angelica (Clara Tramontano), la cattivissima – cattiva ancor prima che i fatti prendessero il sopravvento – una ragazzina complessata e sadica, senza empatia per nessuno che comanda nella grande villa come un dittatore insaziabile. I ragazzini di Anna sono dei mini adulti crudeli, resi pericolosi dallo spirito di sopravvivenza egoistico che consente al più forte di vincere sul più debole.

Porre nella condizione homo homini lupus dei protagonisti minorenni è una sfida all’ultimo sangue, all’ultima idea perversa che viene in mente all’autore dal fervido immaginario. Dunque prepararsi a sangue a volontà, a cadaveri gonfi prima dello scoppio, a scheletri da tirare per un piede con una corda, a torture di ogni genere e grado, a colpi di scena mozzafiato.

Location siciliane tra Bagheria, Messina, Palermo, l’Etna: riprese da droni superlative, di stupefacente beltà (a contrasto con la trama ma più presente in paesaggi aperti, volanti verso il finale).

Ammaniti coraggiosamente sfata la comune diceria della estrema difficoltà di dirigere i bambini (spesso associati agli animali come i peggiori elementi da muovere su un set): con un cast azzeccato (la ricerca, durata mesi, è stata compiuta, col regista, da Dario Ceruti) nei visi e nelle interpretazioni la serie (composto da sei mini film) muove i personaggi della storia con disinvoltura e naturalezza, un limitato accento siciliano accompagna la maggior parte dei piccoli alle prime armi nella recitazione. La quattordicenne Anna, interpretata da Giulia Dragotto, alle prese coi pericoli di un mondo violento tout court si muove perfettamente in ogni condizione: sporca di sangue, mutilata, capello lurido e aria da dura; il piccolo Astor, cresciuto nel presente della storia, interpretato da Alessandro Pecorella, recita come stesse giocando a un gioco di ruolo che gli calza e lo appassiona al punto dal voler arrivare vincitore al traguardo finale. Eccezionale il ruolo della Picciridduna, interpretato dalla androgina Roberta Mattei: coup de théâtre di soddisfazione.

Scrittura e cast tecnico di qualità rendono Anna un film di alto gradimento e di forte senso dell’immagine: una dichiarazione d’amore per il cinema che lo scrittore-regista attua a voce alta e occhio vigile e sensibile. Da vedere. Misura, tensione, crescendo, una mistura di partecipazione empatica da parte di chi guarda e attenzione a cosa accadrà dopo, fanno di questo prodotto Sky un alto, esemplare modello di fiction televisiva per niente italiana (ed è un complimento).


Anna – genere: drammatico, post apocalittico, distopico; episodi : 6; regia: Niccolò Ammaniti; sceneggiatura: Niccolò Ammaniti, Francesca Manieri; fotografia: Gian Enrico Bianchi; montaggio: Clelio Benevento; musiche: Rauelsson; scenografia: Mauro Vanzat; interpreti: Giulia Dragotto (Anna Salemi), Alessandro Pecorella (Astor), Elena Lietti (Maria Grazia Zanchetta), Roberta Mattei (Katia/Picciridduna), Giovanni Mavilla (Pietro), Clara Tramontano (Angelica), Viviana Mocciaro (Anna Salemi da bambina), Nicola Mangano (Astor da bambino); produzione: Sky Studios, Wildside, Arte France, Fremantle, Kwaï, The New Life Company; origine: Italia/Francia, 2021; durata: 325 min (totale).

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