Apex – Voto ***(*)
In attesa di vederla nell’atteso kolossal Odissea di Christopher Nolan, dove fa la ninfa Calipso che tiene prigioniero Ulisse per sette anni nell’isola di Ogigia, Charlize Theron si rifà viva su Netflix con un film d’azione, ormai s’è specializzata nel genere, che si chiama Apex. Titolo un po’ misterioso in effetti, lasciato in inglese, giocando sul doppio significato della parola: “apex predators” vengono detti i predatori più pericolosi e feroci, ma in questo caso ci sono di mezzo anche le cime montagnose, anzi le pareti più ardue da scalare.
A 50 anni, l’attrice sudafricana, naturalizzata americana, è ancora di una bellezza mozzafiato, pure capace, alla maniera di Tom Cruise, di accettare ruoli rischiosi, rinunciando se serve alle controfigure. Ingaggiata dal regista islandese Baltasar Kormákur, uno che sa raccontare la montagna come pochi (il suo Everest inaugurò qualche anno fa la Mostra dei Venezia), Theron incarna Sasha, una donna tosta e audace ma segnata da un lutto.
Sei mesi prima, scalando in Norvegia una parete micidiale dentro una bufera e una pioggia di pietre, vide morire il suo compagno, l’australiano Tommy, in parte a causa sua; adesso la vediamo percorrere col suo vecchio furgoncino i deserti australiani, forse con le ceneri dell’uomo, verso le selvagge e maestose Blue Mountains. Da quelle parti, l’avvisano subito, parecchi turisti sono scomparsi nel nulla, ma Sasha non sembra preoccupata: ha l’attrezzatura giusta, una canoa per fare rafting e uno spray al peperoncino per i molesti.
Non è di alcuni cacciatori che deve preoccuparsi però la donna, brava a evitare le provocazioni: un po’ alla volta capirà che l’uomo da temere è il solitario Ben, uno che all’emporio era sembrato gentile e premuroso, nonostante qualche sguardo da matto, e invece…

Siamo, per schematizzare, tra Un tranquillo weekend di paura e Killing Season. Sceneggiato da Jeremy Robbins, forse ispirandosi al racconto La partita più pericolosa scritto nel 1924 da Richard Connell, Apex racconta una classica sfida sul tema della sopravvivenza, tra riti primordiali, denti aguzzi, pratiche cannibalesche, corpi appesi a marcire e grotte da incubo. Naturalmente sulle prime è la donna ad essere la preda, inseguita dallo sciroccato armato di balestra di precisione; poi qualcosa s’inverte nella dinamica tra i due, psicologica e fisica, e dovrebbe essere qui la novità, diciamo, tra drammaturgica e “filosofica”, all’insegna del senso di colpa.
Non so, francamente, come Kormákur sia riuscito a girare certe sequenze mirabolanti, specialmente sul fronte delle arrampicate, ma immagino che gli effetti speciali digitali abbiano dato una notevole mano. Theron, nei panni della sventurata in cerca di redenzione, s’intona al genere “survival” con notevole adesione; il gallese Taron Egerton fa parecchia impressione nel ruolo del “cacciatore” Ben, cultore della salamoia umana; mentre Eric Bana, che fa Tommy, appare solo nei primi dieci minuti. Il tutto, avrete capito, racchiusa tra due scalate quasi a mani nude: la prima finita male, la seconda…
Ps. Già nel 2021, prima di ammalarsi gravemente, Bruce Willis girò un film con lo stesso titolo, Apex, su un tema non troppo dissimile.
Su Netflix dal 24 aprile 2026.
