Cinque secondi di Paolo Virzì

Dopo il non eccelso Un altro ferragosto (2024) e un quasi decennio di collaborazione alla scrittura per quattro film insieme a Francesca Archibugi (anche lei  in anteprima alla Festa di Roma per presentare una propria nuova opera, Illusione), con una certa impazienza si aspettava di nuovo al varco e all’opera il livornese Paolo Virzì. Che è tornato in Cinque secondi a cofirmare la sceneggiatura con Francesco Bruni e Carlo Virzì, il fratello anche autore delle musiche, in un soggetto del tutto originale rispetto al suo ultimo, recente lavoro che era, più o meno, il sequel di una delle sue opere più acclamate e giustamente celebri, Ferie d’agosto del 1996. Il risultato – per anticipare subito al lettore la mia personale impressione – è abbastanza contraddittorio come cercheremo di spiegare meglio, ma di certo meno scontato e maggiormente interessante di Un altro ferragosto.

Ci troviamo nella campagna toscana, a Villa Guelfi, un’antica dimora in rovina e quasi dimenticata; nelle scuderie di quell’antica dimora si è installato, piuttosto malmesso, un solitario e scorbutico personaggio, tal Adriano Sereni, credibilmente reso da un dolente e barbuto Valerio Mastandrea. L’uomo non si cura di nulla, né del tetto da cui sgocciola l’acqua, né di se stesso e di quel che mangia – non ci vuole un’aquila a intuire, da subito, che nasconde un segreto e un dolore estremo da cui è tormentato. Lo seguiamo così a fumare un mozzico di toscano, a mostrare tutta la sua indifferenza  al mondo esterno, quand’ecco che Adriano viene scosso e obbligato ad uscire dal proprio stato di sopravvivenza quasi vegetale. Un gruppo di giovani ha occupato l’antistante villa in rovina cercando di riportare alla vita il vigneto in completo abbandono, come tutto il resto intorno. Li capeggia con grande autorità da vera leader, una giovane incinta ed estremamente cazzuta, Matilde (Galatea Bellugi), per altro ultima nipote del conte Guelfi, ex-proprietario del podere, che, cresciuta proprio lì conosce dall’esperienza con il nonno la terra, i vigneti e come si prepara un buon vino genuino. E quindi si è messa a capo di quest’impresa ecologista, necessaria per riparare i guasti del tempo ma non del tutto legale visto che la villa e il terreno sono sotto sequestro e in vendita al miglior offerente. Infastidito dall’invasione giovanile, Adriano prima cerca in tutti i modi di far desistere i ragazzi dai loro propositi ma poi quasi stregato e affascinato dalla straordinaria energia positiva di Matilde che suscita in lui un affetto paterno, lentamente, comincia a passare dalla loro parte, soprattutto quando intervengono potenziali acquirenti, e poi anche la polizia che vorrebbe far sgomberare terreno ed l’edificio.

Galatea Bellugi (al centro) con Valerio Mastandrea

Nel frattempo, però, abbiamo appreso chi è veramente il nostro protagonista e le cause del suo malessere esistenziale: si tratta di un importante avvocato che si era anche battuto contro le malefatte di una multinazionale ma che si trova ora coinvolto in un brutto processo per omicidio colposo dovuto a una sua negligenza (i cinque secondi del titolo hanno qualcosa a che fare con ciò). Ha causato, infatti, la morte in un lago su una canoa della figlia affetta da una malattia neurodegenerativa che le aveva prodotto una paralisi muscolare; perciò, è stato portato in giudizio dall’ex moglie Letizia (Ilaria Spada) e da Matteo, l’altro figlio della coppia, a cui il padre manda di continuo dei messaggi d’affetto senza risposta da parte del ragazzo. Per concludere l’affollata galleria dei personaggi del film c’è, infine, una volenterosa ammiratrice/collaboratrice/amante (?) di Adriano, l’esuberante e loquace Giuliana (e chi se non Valeria Bruni Tedeschi?), anche lei portatrice di un proprio segreto, che si inserisce nella intricata matassa della vicenda. Dunque nel film, come forse si sarà intuito, due sono i set principali: da una parte la villa-vigna con i giovani ecologisti e il rapporto istauratosi tra Adriano e Matilde, dall’altra l’aula dove si svolge il processo e si chiariscono tante cose.

Valerio Mastandrea e Valeria Bruni Tedeschi

Ci siamo dilungati persino troppo nell’esporre la trama ma ciò, comunque, è dovuto alla natura, alla struttura narrativa di Cinque secondi e ai tanti dettagli, figure e momenti dei quali la sceneggiatura e la regia si nutre. Si parlava all’inizio di una certa contraddittorietà nel risultato e ciò è emerso, mi pare di aver capito, anche da una perplessa accoglienza ad una affollata proiezione stampa dove ho visto il nuovo, diciassettesimo lungometraggio di finzione di Paolo Virzì. Non mi ha particolarmente convinto l’incipit e la partenza un bel po’ strascinata prima che si inizi ad arrivare al dunque, e soprattutto mi ha irritato la descrizione dei ragazzi che sembrano – più che degli ecologisti, degli agronomi o dei professionisti come rivendicano orgogliosamente e non dei fricchettoni votati alle “cene sociali” e alle chitarre – sembrano, dicevamo, un gruppo indifeso di scemotti idealisti, ritratti con sospetta, caustica bonomia toscanaccia. Ho la netta impressione che il pubblico giovanile se andrà a vedere il film, avrà qualcosa da ridire riguardo a diverse situazioni o battute che accompagnano la loro presenza. E parecchio problematico, infine, risulta l’happy end con cui si conclude la vicenda.

Detto ciò, e scontata la qualità generale della recitazione di tutto il cast – con Paolo Virzì non potrebbe essere altrimenti –, il rovescio della medaglia:  le parti migliori, più riuscite di Cinque secondi ci sono apparse quelle centrali del processo, quando, abbandonate le schermaglie, le macchiette e i duetti tra personaggi, il film si inspessisce intellettualmente cambiando di passo. È allora che prende vero corpo mettendo appieno a nudo il busillis pieno di dolore della vicenda e cioè il dubbio (o la colpa?) del protagonista Adriano. E così, tirando le somme, forse, la bilancia pende positivamente a favore del film di Virzì.

Presentato alla Festa di Roma sezione Grand Public.
In sala dal 30 ottobre 2025.


Cinque secondiRegia: Paolo Virzì;  sceneggiatura: Francesco Bruni, Carlo Virzì, Paolo Virzì; fotografia: Luca Bigazzi; montaggio: Jacopo Quadri; musica: Carlo Virzì; scenografia: Sonia Peng; interpreti: Valerio Mastandrea, Galatea Bellugi, Anna Ferraioli Ravel, Ilaria Spada, Valeria Bruni Tedeschi; produzione: Marco Belardi, Benedetto Habib, Fabrizio Donvito, Marco Cohen, Daniel Campos Pavoncelli, Ester Ligori per GreenBoo Production, Indiana Production, Motorino Amaranto, Vision Distribution; origine: Italia, 2025; durata: 105 minuti; distribuzione: Vision Distribution.

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