You Don’t Belong Here. Voto ***(*). Dopo l’indiano Rehmat, in Concorso per la Romania un altro film fluviale, una potente indagine sulla responsabilità di una generazione nei confronti di quella successiva.

Dopo otto anni di silenzio, il regista rumeno Florin Șerban, vincitore dell’Orso d’Argento a Berlino nel 2010 con il film di debutto Eu când vreau să fluier, fluier (t.l.: Se voglio fischiare, fischio), è tornato dietro la macchina da presa per presentare nel Concorso Internazionale il suo nuovo lungometraggio: Nu e locul tau aici (titolo internazionale: You Don’t Belong Here), interpretato da Adrian Văncică.
Il film racconta la storia di un rispettato chirurgo di provincia, Marius, che rimasto vedovo cresce suo figlio da solo. È un professionista sicuro di sé, direttore sanitario dell’ospedale cittadino, insomma una figura di tutto rispetto. Quando scopre che il figlio Ioan (Teodor Butănescu, attore formato alla Școala de Film, scuola di Film fondata proprio dal regista Șerban) è il principale sospettato in un caso di omicidio di un anziano rom, vede il suo mondo crollare.
You Don’t Belong Here esplora i confitti familiari e le divisioni sociali della società in cui viviamo. Marius, il padre, è un personaggio piuttosto importante che si crede un ottimo modello per la società e non perde mai il controllo di se stesso. Lui vede, a differenza di se stesso, Ioan come un diciottenne senza sogni o ambizioni per il futuro. Invece, è un giovane molto attivo al di fuori della scuola; di notte se ne va in giro in bici vandalizzando auto con un‘organizzazione di adolescenti razzisti che ce l’ha con i rom.
Quando il padre scopre la doppia vita del figlio cerca di difenderlo, ma Florin Șerban non ci lascia mai capire quale sia il modello genitoriale corretto da seguire.
Ioan è probabilmente il personaggio più doloroso di tutto il film, non perché sia innocente o giustificabile, ma perché attraverso di lui, notiamo quanto facilmente un adolescente possa riempire il vuoto di desideri e prospettive con una comunità costruita sull’odio. La gang è per lui una famiglia parallela, che gli fa sentire un vero senso di appartenenza, anche se ciò è fondato sulla violenza.
Alla visione, You Don’t Belong Here scorre in modo piuttosto fluido malgrado la sua lunghezza di quasi tre ore, soprattutto perché la maggior parte delle scene è girata in piano-sequenza, con poche eccezioni, come l’incontro tra Marius e un uomo rom (Izdrailă Janir), o la riunione degli ex-compagni di Liceo del chirurgo.
Il titolo, cioè “Questo non è il tuo posto”, rappresenta una condizione, che separa chi appartiene da chi deve restare fuori, che si ripresenta più volte nel corso del film: è una frontiera invisibile che attraversa la famiglia, la scuola, la provincia rumena e le coscienze delle persone, una dichiarazione di esclusione, che troveremo ad esempio sull’automobile, vandalizzata, dello stesso protagonista.
È un’opera, You Don’t Belong Here, che costituisce una notevole, potente indagine sulla responsabilità di una generazione nei confronti di quella successiva, forse anche sul definitivo tramonto del modello patriarcale. E che ci lascia con dei pesanti, problematici interrogativi aperti. Del tipo: cosa accade quando un figlio diventa qualcuno che non riconosciamo più? Che cosa abbiamo fatto noi adulti, affinché questo ragazzo diventasse ciò che ora è? Assolutamente da vedere.
Nu e locul tau aici (You Don’t Belong Here) – Regia, sceneggiatura e montaggio: Florin Șerban; fotografia: Liviu Mãrghidan; interpreti: Adrian Văncică, Teodor Butănescu, Cristina Richter, Alex Conovaru, Izdrailă Janir; produzione: Fantascope Films; origine: Romania, 2026; durata: 154 minuti.
