Con la pioggia dentro – un documentario spontaneo che ha dalla sua la forza indefinibile dell’Umano. Voto ***(*)
“Eravamo noi” un tempo passato, una apertura allo squarciato presente, la voce della ricerca, di occhi mai spenti, mai domi, sublimati dalla attenta e caotica metamorfosi dell’essere. Dall’incanto al disincanto, “eravamo noi a fare bella la luna”, “indecisi se fare i soldi o restare a guardare, i vecchi di quarant’anni convertiti al capitale” ma invecchiati proprio per la paura di crepare, omologandosi al nulla, “e siamo noi, siamo noi che continuiamo a precipitare”.
Nel 1984 a Venezia avviene l’incontro internazionale anarchico dove presero parte quattromila persone, tra queste un giovane musicista da Predappio. Il ricordo e il presente relativo al trasloco, ennesimo, del cantautore, sono il principio di un viaggio durato ben quattro anni in cui il regista Matteo Berruto in Con la pioggia dentro – suo esordio nel lungometraggio – ha seguito e documentato il trascorrere nella vita-anima di Giorgio Canali.
“Attraverso il racconto di Giorgio Canali, soprattutto nel suo lato più intimo e personale, ho visto la possibilità di trattare determinate emozioni, sensazioni e un’attitudine alla vita che non hanno mediazione e guidate da un costante ed inquieto movimento interiore: la pioggia dentro”. Con le parole pronunciate dal regista, ecco svelato il titolo del film che da principio osserva e racconta il movimento, il moto dell’anima, della percezione incandescente del presente e della “rottura di coglioni” del passato.
Con la pioggia dentro sviscera uno stato d’animo, un impeto, un ruggito, l’azione contro la stasi. Il linguaggio della camera a mano che segue, scruta, si ferma, cerca di cogliere le pieghe di un manifesto non ancora terminato bensì in divenire. Il rapporto che nasce e che cresce durante le riprese è palpabile, sentito, spontaneo; è un piacere poter osservare quanto abbia non solo accettato questa esperienza ma che sia entrato pienamente nel gusto di raccontare più che raccontarsi. Attraverso questo incontro per certi aspetti anche terapeutico, è necessario orientarsi verso una visione dove Giorgio Canali non rappresenti affatto un personaggio, bensì un uomo coerente, che con la sua vita in arte, riesca a non cadere nel baratro dell’appiattimento, laddove la forza gravitazionale della società ci spinge inesorabilmente e sempre con le cattive. Il ricordo delle case e degli oggetti relativi ad esse, dei luoghi che ha dovuto abbandonare, entrano in scena con la forza di un esorcismo teso a disinnescare le pareti che imprigionano il tempo anziché liberarlo dalla tensione e dalla forza della nostalgia. Una tensione che si sviluppa anche e comunque a causa di dispiaceri e momenti inevitabilmente ancorati all’emozione. Il protagonista si riconosce nella sua “incazzatura perenne”, fa i conti con la volontà che lo lega ad andare non solo contro l’omologazione ma soprattutto nei confronti di schemi, categorie e con questa voglia sconsiderata di voler per forza confederare, chiudere, accerchiare. Tutto ciò trova sintesi nell’affermazione di “lasciare liberi gli spiriti liberi”.
“Risbaglierò, come ho sempre fatto, non c’è nulla da fare anche al prossimo giro incasinerò tutto, naufragherò, in un altro sorriso… messaggi a nessuno…poi seguire lucciole come fossero stelle”: è la spontaneità, l’essere aldilà della maschera che, come una energia misteriosa, ti accoglie e ti restituisce una lucida presenza nello sconvolgente presente. Nel mentre del viaggio siamo accompagnati attraverso le strade elettrificate nella Villa Pirondini, luogo dell’ultimo album dei CCCP-Fedeli alla linea registrato nel 1990. Il ricordo diviene uno scontro interiore, un dialogo con sé stesso, in questo la macchina da presa ha assunto un ruolo di trasparenza estrema tale da permettere un salto nel vuoto dai risvolti sinceri e senza freni. Dalle parole di amore e di sofferenza per il gruppo ci si apre ad uno sguardo inedito e concreto della fedele riproduzione delle proprie emozioni, di una audacia nell’incontro, di linee appesantite e rinvigorite dal tempo. Da qui il ricordo commosso e sincero rivolto a Ringo De Palma, batterista dei Litfiba, passato ad una nuova esperienza con i CCCP e prematuramente scomparso poco dopo la fine dei due mesi di registrazione di Etica, Epica, Etnica, Pathos. Il suo tornare indietro nella necessità di raccontare la storia di Ringo, dopo i ripetuti tentativi di non girare intorno a quel periodo, segnalano in modo decisivo l’esercizio di reale ascolto e determinazione che spingono Giorgio Canali a confrontarsi comunque con un passato che inevitabilmente lo lega ad un presente “in continua evoluzione e mutamento”.
La nuova casa, il suo studio di registrazione mobile che passa di luogo in luogo, senza perdere mai l’attitudine, potente e genuina, i testi che prendono una indefinibile forma mai sistemica, la voce nel vortice di una risposta che colga il punto, le sue pieghe, il suo sentire. “Niente stronzi in mimetica, niente che giocano alla guerra, niente stelline del pop che sfasciano la chitarra, niente primi ministri che si arrampicano sugli specchi riuscendo come sempre a fottere questo branco di allocchi e allora io… chiudo gli occhi”: è il finale della canzone “A occhi chiusi” contenuta nell’ultimo album Pericolo giallo.
I quattro anni di riprese di Con la pioggia dentro prendono un arco di tempo in cui sono giunti i quindici anni di Canzoni da una spiaggia deturpata, album prodotto e registrato nella stanza di Giorgio Canali, attraverso un pc e un microfono, un modo di fare musica come forse facevano in pochissimi e che restituisce oltre alla singolarità, una essenza completamente differente dalla levigazione continua di uno studio di qualche Major, tutto ciò dopo aver ascoltato il live di un timido e ubriaco Vasco Brondi. Da quell’atto di stima e di impulsività si presenta incessante la generosa creatività artistica che risiede anche e soprattutto nel sapere restituire e ascoltare. “Si è sempre rapportato a me da pari e questa cosa mi ha sempre fatto impressione perché nella mia testa era il primo adulto con cui avevo a che fare, che si rapportava con me con rispetto…. con me era ripartito da zero, con me, producendo il disco di un ragazzo di vent’anni e poi iniziare a lavorare con lui, dormendo su divani, scaricando e caricando il furgone, e lo ha fatto con la stessa foga che avevo io a vent’anni”.
“Passa il treno veloce e la mandria resta a guardare, inutile aspettarsi una reazione che non c’è e se riesco a tenere il pensiero lontano da tutte le altre cose che mi fanno male, non riesco a tenerli lontano da te”. Da qui il rapporto con le sue famiglie dalla sorella, alla compagna e alla sua band attuale attiva dal 2002, i Rossofuoco, in cui lo seguiamo durante la prova del tour, intenti a sviscerare aneddoti e prese di coscienza della enorme passione che muove Giorgio Canali ad attraversare e vivere ancora ora concerti in tutta Italia, in città e borghi, costantemente sull’onda del rinnovamento, del movimento, dell’instabilità, nell’indefinibile corsa contro il tempo, nonostante le difficoltà e la fatica, e orgogliosi di suonare in locali piccoli proprio dove si ritrova la vera realtà, l’essenza di chi ricerca. “Seguire Il nostro essere non aspettare gli altri, questo ci ripete Giorgio, cavatela da solo, lo abbiamo appreso proprio nella vita, potentemente” queste le parole di Marco Greco, chitarrista dei Rossofuoco.
“Dormire a volte vuol dire addormentarsi definitivamente, come dice Stefano Benni il segreto per essere immortali è svegliarsi sempre una volta in più di quanto ti addormenti nella vita, infatti è così, una volta che ti addormenti e non ti risvegli poi sei fottuto”
“Precipito guarda che precisione la mia rotta di collisione con il mondo, precipito…” giunge nella mente la citazione di Faulkner e Godard, cosa scegli tra il dolore e il nulla, scelgo il dolore e aggiungo, rispetto al vuoto caotico e ai silenzi assordanti.
Uno sguardo necessario e urgente che sceglie, che sa da che parte stare soprattutto in un mondo dove compiere atti radicali e concreti significa trovarsi dietro ad una morale e un centrismo degenerativo.
Ed ecco un’alba che si mischia come tavolozze sul tramonto e una sigaretta da accendere, una macchina che passa inesorabile e una strada ancora lunga da percorrere. È la pioggia dentro a darci la consapevolezza che c’è ancora il sole. “E in questo spleen di merda la radio di stato che prevede schiarite, controllo la rotta sulla linea delle mie mani appassite, riparto attraverso la notte”.
La polvere, la terra e la luna che muovono il suo linguaggio, la postura di Giorgio Canali in direzioni urgenti e dal prossimo 14 maggio nei cinema sarà possibile poter osservare insieme un documentario spontaneo che ha dalla sua la forza indefinibile dell’Umano.
Film di chiusura del Bellaria Film festival (6-10, maggio 2026)
In sala dal 14 maggio 2026.
Con la pioggia dentro – Regia, fotografia, montaggio e produzione: Matteo Berruto; musiche: Giorgio Canali e Rossofuoco, Vasco Brondi, C.S.I.; distribuzione: OpenDDB – Distribuzioni Dal Basso.
