Ritorniamo su Dom perché ne vala la pena e verrà distribuito in un tour di proiezioni (vedi sotto).
La guerra non è mai solo distruzione, non si limita a prendere d’assedio una città, in questo caso Sarajevo, e a bombardarla ogni giorno, tutti i giorni, privando i suoi abitanti – lentamente, inesorabilmente – di tutto quello che serve per sopravvivere (pensiamo a Gaza e il quadro risulta chiaro). La guerra è anche, sempre, sradicamento; perdita del proprio centro e proiezione centripeta, tentativo spesso obbligato di rinascere in una terra sconosciuta e lontana. Proprio quello che accade a Mirela, la protagonista dell’esordio nel lungometraggio di Massimiliano Battistella Dom che riavvolge il nastro della storia al 1992 e alla evacuazione di 67 bambini dall’orfanotrofio di Dom Bjelave per trovare la salvezza lungo la riviera romagnola, in un istituto di Rimini. Quello che dovrebbe essere un rifugio passeggero diventerà per molti di loro la destinazione finale, dove crescere, magari trovare un amore, magari metter su famiglia e avere dei figli.
“Quando ho incontrato Mirela, ho percepito in lei due anime: l’essere madre oggi e l’essere figlia ancora segnata dall’abbandono” racconta Battistella che di Mirela (Hodo) mostra fin da subito i dettagli, mai la figura intera, come se per approcciare una storia tanto personale si dovesse stringere l’inquadratura, si dovesse tentare di entrare dentro un corpo in movimento. E l’andatura di Mirela è insolita, diversa, il risultato di una nascita complicata, di una lunga riabilitazione, di una diversità che la farà finire nella lista dei partenti in quel luglio del 1992: se fosse arrivato un bombardamento non sarebbe riuscita a correre abbastanza in fretta per salvarsi. La scelta del formato 4:3 non appare dunque un vezzo, ma un preciso piano di avvicinamento, più capace di creare vicinanza psicologica, compensando l’andirivieni spaziale del corpo-Mirela che si muove lungo due direttrici temporali. C’è infatti il presente e il viaggio a ritroso di Mirela adulta nei luoghi originali, a Sarajevo, per ritrovare i compagni bambini ormai adulti, ognuno con la propria storia di sopravvissuti a una guerra che “sarebbe dovuta finire in quindici giorni. Così ci avevano detto e poi è durata quattro anni”. C’è poi il passato scandito dai video amatoriali della comunità d’accoglienza, il Capodanno del 1992, il sole di una città-isola, dove il mare è respiro collettivo. Mirela osserva gli stessi filmati che scivolano sotto i nostri occhi e pone la domanda a un interlocutore invisibile: “Cosa provava quella bambina?”.

In Dom la memoria somiglia ai bambini solitari nelle vie di Sarajevo assediata: cerca di trovare un senso alle cose che la circondano, ma in fin dei conti si limita a sopravvivere, cercando di uscire da una prigione che pare spazio aperto. Mirela non ha mai smesso di guardare indietro, ma adesso, con due figli piccoli e un compagno italiano, è un corpo spezzato in due che non sa come ricomporsi. Battistella disegna il viaggio della sua eroina come un crescendo rosselliniano dove, a ogni stazione, aumenta il numero degli attori in gioco e si alza la posta. Ogni incontro è l’occasione per risvegliare un ricordo, provare a ricollocare un pensiero, cercare una quadra. Per Mirela lo sradicamento è la continuazione di un’altra privazione, quella di sangue, da una madre che piuttosto che tenerla con sé aveva deciso di mandarla in orfanotrofio. Ritrovarla adesso significherebbe forse smettere di cercare un posto nel mondo.
È di questi giorni la notizia che il documentario di Massimiliano Battistella è entrato nella cinquina finale dei Nastri d’Argento, il riconoscimento di un lavoro prezioso, capace di tessere una trama di sentimenti come un racconto di ri-formazione. Se Mirela si sente “come un fiore, come venuta dalla terra”, la ricerca della madre perduta somiglia al desiderio di strappare via l’ultima erbaccia infestante, affinché il giardino possa risplendere pienamente. Giunta infine a Goradze, con la corona di montagne e neve tutt’intorno – esatto contraltare della luminosa riviera romagnola – eccola muoversi solitaria in paese. Ogni finestra illuminata potrebbe essere quella di sua madre, ma quando la porta si apre siamo tornati al punto di partenza. Siamo a casa. Il viaggio è finito. Mirela abbraccia i suoi figli. Il cerchio si è chiuso per sempre.
In anteprima al Festival di Venezia (Giornate degli Autori – Notti veneziane)
Il tour di proiezioni del film prenderà il via il 1° marzo 2026 a Rimini al Cinema Fulgor. Il 2 marzo il film farà tappa a Roma al Cinema Nuovo Sacher di Nanni Moretti. Il 3 marzo sarà la volta di Venezia al Cinema Rossini, mentre il 4 marzo DOM arriverà a Milano al Cinema Anteo. Il 5 marzo il tour proseguirà a Torino al Cinema Centrale, per poi spostarsi il 6 marzo a Trieste al Cinema Ariston. Il 7 marzo il film tornerà a Roma al Cinema Farnese, mentre l’8 marzo sarà a Firenze al Cinema Alfieri. Il tour proseguirà il 9 marzo a Bologna, nell’ambito della rassegna Top Doc, al Cinema Arlecchino, il 12 marzo sarà a Cagliari al cinema Odissea. Altre città si stanno aggiungendo.
Dom – Regia: Massimiliano Battistella; sceneggiatura: Massimiliano Battistella, Lisa Pazzaglia fotografia: Emanuele Pasquet; montaggio: Desideria Rayner, Giampiero Civico; musica: Nedim Zlatar; interpreti: Mirela Hodo, Monica Fogliani, Kristaq Nina, Denis Nina; produzione: Kama Productions; origine: Italia, 2025; durata: 82 minuti; distribuzione: Kama Productions.
