Italo Calvino – Lo scrittore sugli alberi di Duccio Chiarini (Proiezioni speciali)

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Al più tardi a partire dal 1998, l’anno in cui uscì il bello e fortunato saggio di Carla Benedetti, intitolato Pasolini contro Calvino si è soliti polarizzare la letteratura italiana intorno a questi due grandi scrittori e intellettuali. Senonché mentre Pasolini, al netto degli anniversari (nonché, va detto, a causa delle circostanze tragiche della sua morte) sembra non aver mai cessato di essere presente nell’immaginario collettivo, forse anche in grazia della sua ambizione di svolgere il ruolo di intellettuale costantemente presente nella scena pubblica, Calvino sembra, almeno in Italia, un po’ sparito, o comunque sembra limitarsi ad essere presente esclusivamente in campo accademico, anche se, pure lì, non mi pare che la ricerca sia particolarmente effervescente negli ultimi anni.

Non è difficile spiegare le ragioni di questa dicotomia nella permanenza, del resto la stessa Benedetti la spiegava benissimo: da un lato abbiamo un intellettuale civico, oltretutto molto presente nei media, dall’altro abbiamo un intellettuale che se all’inizio, pure, un intellettuale civico è stato, da un certo punto in avanti tende a uscire di scena. Due date al riguardo sono particolarmente importanti: nel 1957, dopo i fatti di Ungheria, Calvino lascia il PCI e nel 1967 si trasferisce a Parigi, dove aveva conosciuto la moglie Chichita (1925-2018)  e dove resterà per ben 13 anni, quasi a voler sancire una pronunciata liminarità, pur non cessando di scrivere per la stampa, dal 1979, ad esempio, per La Repubblica del compagno di scuola sanremese Eugenio Scalfari.

Se poi, per concludere, confrontiamo Calvino e Pasolini in merito al rapporto sul cinema, sembrerebbe non esserci gara, non foss’altro per il fatto che dall’inizio degli ’60 Pasolini in avanti trasforma il cinema nella sua attività principale. Eppure: anche Calvino ha avuto numerosi rapporti con il cinema, film tratti dalle sue opere, ai quali seppur di rado ha pure lui contribuito, saggi sul cinema (il più celebre del 1974 resta Autobiografia di uno spettatoreun lavoro probabilmente su commissione a introduzione dei découpage di 4 film di Federico Fellini, pubblicati da Einaudi). Poco o nulla invece è stato dedicato a Calvino – dal 1985 anno della morte precoce in avanti – in campo documentaristico. Due opere rispettivamente del 2005 e del 2012, la prima di Roberto Giannarelli è un mediometraggio intitolato L’isola di Calvino, la seconda, Lo specchio di Calvino del documentarista canadese Damian Pettigrew è invece una docufiction con Neri Marcorè che a tratti interpreta lo scrittore. Due opere passate, nell’insieme, piuttosto inosservate.

Italo Calvino con la moglie Chichita

E adesso, a un passo dal centenario di Calvino (ottobre 2023,  sono curioso di capire se nella sfera pubblica Calvino torna un po’ più a essere presente, anche se nella sfera pubblica continuano a essere privilegiati autori espliciti e schierati: vedi Roberto Saviano, vedi la compianta Michela Murgia), arriva un terzo documentario dedicato a Calvino che s’intitola Italo Calvino, Lo scrittore sugli alberi, diretto da Duccio Chiarini. Appoggiandosi su amplissimo materiale video – dell’Istituto Luce dapprima, in parallelo sgranatissimi home movies in b/n del padre di Calvino, che girava video amatoriali fin dagli anni ’20 e quindi interviste televisive, alla TV italiana e soprattutto a quella francese – il film persegue un duplice scopo: da un lato quello di ricostruire classicamente l’itinerario biografico di Calvino, dalla nascita (a Cuba dove i genitori esercitavano rispettivamente la professione di agronomo e botanica) alla precoce morte, avvenuta per un ictus nella sua casa di Castiglione della Pescaia a neanche 62 anni; dall’altro (da qui il titolo), partendo da quello che resta forse il suo testo più celebre ovvero Il barone rampante, scritto non a caso all’indomani del sofferto commiato dal PCI,  delineare dietro l’apparente escapismo del protagonista Cosimo Piovasco di Rondò una più articolata forma di impegno da parte dello scrittore.

Questa tesi che immaginiamo essere non esattamente originalissima nella letteratura specialistica su Calvino ma agli occhi del pubblico cui il documentario è rivolto sicuramente di notevole interesse, viene qua e là abbandonata o comunque lasciata in disparte per, appunto, privilegiare il racconto cronologico nel quale la scelta degli intervistati e dei testimoni vuole essere marcatamente transnazionale perché accanto alla figlia Giovanna Calvino, a Mario Barenghi, curatore negli anni ’90 dei Meridiani Calvino, a Ernesto Ferrero, storico esponente della casa editrice Einaudi, a Stefano Bollani e Paolo Virzì, vi sono anche numerosi testimoni (accademici e traduttori) stranieri, francesi e americani, a segnalare, forse, la centralità di Calvino più nel panorama intellettuale internazionale che in quello italiano.

Nell’insieme si tratta di un lavoro utile e nella sua forma assai tradizionale (es. le inquadrature delle città) di buona fattura a cui va, personalmente, attestato un grande merito: aver alimentato la voglia di tornare a leggere Calvino.


Italo Calvino, Lo scrittore sugli alberi – Regia: Duccio Chiarini; sceneggiatura: Duccio Charini, Sofia Assirelli, Claudia Lachina; fotografia: Debora Vrizzi; montaggio: Maria Fantastica Valmori; produzione: Panamafilm, ARTE G.E.I.E., Les films d’Ici, Luce Cinecittà; origine: Italia, Francia; durata: 76′.

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