Life beyond the Pine Curtain – L’America degli invisibili è il docufilm di Giovanni Troilo (già noto nel panorama per la sua impronta documentaristica e del tutto personale) che intende investigare l’East Texas, abbattendo i clichè e tutto l’immaginario visivo con cui si è soliti da sempre dipingere l’America. È un racconto intimo, poetico, a partire dalla presentazione della vita di quattro protagonisti (la coppia Tristan e Shannon, Kord, Charl, Lois) che fanno da fil rouge e che si consegnano agli occhi della camera in maniera sincera, insieme alla voce significativa dello scrittore contemporaneo Joe R. Lansdale. Già presentato in occasione delle Giornate Degli Autori a Venezia, è approdato su Sky Tg24 e Now tv oltre ad verrà presentato alla 26esima edizione del Sudestival. Ne abbiamo parlato insieme al regista:
Hai dichiarato che i cliché sono stati un punto di partenza importante per la realizzazione del docufilm. Tutto ciò ti ha consentito di tracciare un racconto del tutto personale e lirico. Cosa puoi dirci del tuo metodo di lavoro in scrittura e realizzazione del film?
I cliché sono spesso il punto di partenza dei miei lavori. L’idea è quella di andare ad esplorare quello che si annida dietro ad un’immagine che si reputa immutabile. È proprio lì che ti ritrovi di fronte alle storie più sorprendenti. Riguardo al mio metodo di lavoro invece, lo reputo quasi un “atto di fede”. Dopo una prima fase di studio in cui decido dove andare e per raccontare cosa, cerco di farmi un’idea più dettagliata su quello che succede in quel determinato posto. L’obiettivo è quello di provare a mettere radicalmente in discussione la tesi di partenza. Aspetto che qualcosa arrivi e provo a sincronizzarmi col luogo e che le storie che incrocio di volta in volta.
Rispetto ai tuoi docufilm precedenti, cosa volevi concretizzare con questo lavoro? Cosa hai provato a non perdere di vista?
Quello che abbiamo provato a realizzare con Sky Tg24 e Sky Documentaries è quello di raccontare a modo nostro le elezioni americane del 5 novembre 2025. Abbiamo compreso che poteva essere un passaggio storico dirimente che avrebbe portato alle elezioni di Trump. L’idea era quella di raccontare luoghi meno esplorati, attraverso le elezioni stesse. All’inizio, ci siamo concentrati tanto sul racconto della campagna elettorale locale, di Marlena Cooper: la primissima candidata democratica donna di colore. Abbiamo esaurito questo primo livello, attraverso il progetto Democracy In America, andato in onda l’anno scorso. Restava dunque uno spazio meraviglioso per lasciare le elezioni sullo sfondo e focalizzare l’attenzione sulle comunità che popolano l’East Texas. Parliamo chiaramente di piccoli centri abitati come Gladewater, Longview e Kilgore in vastissime distese di pinete… che non ti aspetti in verità!
Il paesaggio, così come la fotografia di Marco Tommaselli, gioca un ruolo importante. È una fotografia immersiva nei colori e suoni dell’East Texas. La storia dei 4 personaggi conferisce poi un’anima e uno spessore al paesaggio. Il Texas si racconta da sè. È un’America visivamente lontana dall’idea che solitamente abbiamo: grattacieli, fast food, luci, frenesia. È, inoltre, un docufilm dove i momenti di silenzio sono abbondanti e decisivi, così come la voce dello scrittore Landsdale, originario di quei luoghi. Come sei entrato a contatto con la sua letteratura?
Il paesaggio può essere considerato il quinto personaggio del docufilm: inaspettato e sorprendente! È fondamentale per raccontare e collegare le quattro storie narrate, anche attraverso i sentimenti dei personaggi umani inseriti all’interno. È stato poi fondamentale l’incontro con Landsdale. Quando dovevamo decidere il luogo da raccontare, abbiamo scelto il Texas. Joe R. Landsale d’altronde è nato lì e ancora ci vive, ma soprattutto ha deciso di ambientarci l’intera sua produzione letteraria. Siamo partiti da quell’immaginario, per poi scovare i vari angoli di esso. I racconti dello scrittore, nonostante non siano stati scritti ad hoc per il film, si incastrano perfettamente con l’immaginario presentato e aggiungono un ulteriore livello di racconto.
Cosa ti rimane di quest’esperienza? Ci puoi raccontare degli aneddoti?
Quando siamo arrivati in Texas per il sopralluogo il 4 luglio, abbiamo trovato un luogo davvero inospitale: c’erano 45 gradi, nessuno in giro, il rumore di giganteschi condizionatori fuori dalle abitazioni. Siamo entrati in un dinee e sembrava che l’intero Texas si fosse rifugiato lì dentro. Tra le moltissime persone ci siamo imbattuti per caso nel giornalista del “Gladewater Mirror”: un giornale locale di cui Joe Lansdale ci aveva passato i contatti come primo possibile punto di approdo. Ci è parso un buon segno e l’avventura è iniziata lì! Per fortuna poi la maggior parte degli aneddoti sono rimasti intrappolati nel film. Uno per tutti la scomparsa di Baby Jesus…
Quello che mi porto dietro e che si porta dietro questo film è di essere un documento, un ritratto vivido dell’America pre-Trump, l’affresco di un paese che sta già cambiando tantissimo sebbene i segni di questo cambiamento fossero già chiari lì.
Su Sky e Now tv
Life beyond the Pine Curtain – L’America degli invisibili – Regia: Giovanni Troilo; sceneggiatura: Joe R. H. Lansdale, Giovanni Troilo, Seba Pezzani; fotografia: Marco Tommaselli; montaggio: Adriano Patruno; musica: Seba Pezzani, Marcello Marcellini; suono: Matteo Bendinelli, Filippo Barracco; voce narrante: Joe R. H. Lansdale; interpreti: Tristan Roberts (se stesso), Kord Laird (se stesso), Charlie Walker (se stesso), Lois Reed (se stessa); executive produzione: Cinzia Negherbon; produzione: Sky Italia, SKY TG 24, Chiarafama; ; origine: Italia, 2025; durata: 77 minuti; distribuzione (cinema): Nexo Digital.
