MedFilm Festival – XXXI° Edizione (Roma 6-16 novembre 2025): Ciudad sin sueño di Guillermo Galoe

Chi ha visto e apprezzato a suo tempo A Ciambra (2017) di Jonas Carpignano, girato a Gioia Tauro in Calabria, amerà senza dubbio – se mai uscirà anche nelle sale di casa nostra – questo Ciudad sin sueño del regista spagnolo Guillermo Galoe, presentato in anteprima quest’anno a Cannes nella Semaine de la Critique. Anche Galoe, infatti, ci porta in una comunità rom, e come Carpignano sa calibrare la giusta dose di poesia e realismo. Per quanto non si tratti di un documentario ma di un film di finzione, Galoe ha impiegato anni per arrivare a creare una relazione di fiducia con le famiglie ed i protagonisti, tutti non professionisti e per la prima volta davanti ad una macchina da presa, per riuscire infine a riprenderli fedelmente nella loro quotidianità.

Protagonista di questo Coming-of-age è Toni (Antonio Fernandez Gabarre), un quindicenne appartenente con la sua famiglia ad una comunità di gitani spagnoli, i kalé, in uno dei più vasti insediamenti d’Europa, il Cañada Real situato alla periferia di Madrid. Il film lo segue nel suo drastico e improvviso passaggio dalla spensierata fanciullezza all’età adulta. Toni, che aiuta il nonno nella raccolta e nel riciclaggio di ferraglia e rifiuti, è più legato a quest’ultimo che non al padre. Entrambi poi hanno la passione per le corse dei cani. Il suo bianco e veloce levriero, chiamato per buone ragioni Atomica, è tutto ciò che possiede e passa le giornate a prendersene cura. Con l’amico Bilal (Bilal Sedraoui) invece si diverte a giocare e girare video usando filtri colorati fra le carcasse d’auto abbandonate della discarica.  L’improvviso sfratto e la conseguente demolizione massiccia delle case del quartiere da parte delle forze dell’ordine costringe sia la sua che le altre famiglie ad andarsene. La comunità, la stessa famiglia di Toni si sfalda e si divide. L’amico di giochi Bilal parte per raggiungere dei parenti a Marsiglia, e mentre il nonno di Toni, saldamente legato alla tradizione vuole rimanere, il padre preferisce accettare l’alloggio sociale offerto loro dal comune. La fiducia di Toni nel nonno viene a mancare quando questo vende Atomica, la sua ultima risorsa, al potente clan familiare, arricchitosi con il traffico della droga, del quale fa parte la sua amica Chule (Jesús Fernández Silva).

Disgregazione sociale, speculazione edilizia, povertà, la periferia, la scomparsa di un mondo ancora incontaminato e non rovinato dall’industrializzazione: Ciudad sin sueño sembra tornare ai temi cari al realismo italiano, passando per Pier Paolo Pasolini. E la meraviglia e l’ingenuità di Toni quando fa scorrere l’acqua corrente dal rubinetto del bagno, il suo diffidare dell’angusto spazio dell’ascensore nel grande e asettico condominio sembrano venire da un tempo altro, lontano dal nostro. Inoltre, il ragazzino è l’elemento mediano fra le generazioni, il tassello fra la tradizione e la modernità. Dall’altra parte la sicura e sfrontata Chule è tutto ciò che Toni desidera: è la sua strada verso l’età adulta, ma è anche la nuova proprietaria di Atomica. Chule lo affascina, ma lo spaventa al tempo stesso. Nel clan della bambina sono racchiuse forze antitetiche fra loro: da una parte la prigione della droga, non solo venduta ma anche vissuta dai tanti tossicodipendenti che si aggirano per la casa, dall’altra la libertà rappresentata dagli animali dei quali Chule e la nonna si circondano e probabilmente vendono illegalmente, come il cavallo bianco che appare magicamente e i tanti pappagalli chiusi in gabbia che poi quasi simbolicamente vengono liberati da Toni.

Dopo il suo primo lungo documentario Fragile Equilibrio del 2016, Guillemo Galoe torna ad esplorare la realtà con le sue contraddizioni e le fragilità della società moderna. Per il nonno l’abbandono della terra e la perdita della comunità significa non solo accettare l’omologazione, ma equivale alla rinuncia della libertà di vivere la propria identità culturale e la fine di un microcosmo sociale che mantiene coesi i gruppi rom. Nonostante Ciudad sia calato nella realtà più che verosimile della vita comunitaria rimane un film di finzione, abbellito dal filtro del cinema che rende magico tutto ciò che ci mostra. L’atmosfera che Galoe ottiene è illusoria, creata con gli stessi filtri, la stessa lente colorata del cellulare di Toni. Contiene quindi tutti gli elementi per piacerci e fino alla fine non delude, per quanto forse non siano nuovi né i contenuti né la forma.

 


Ciudad sin sueño  – Regia: Guillermo Galoe; sceneggiatura: Guillermo Galoe, Víctor Alonso-Berbel; fotografia: Rui Poças; montaggio: Victoria Lammers; scenografia: Ana Mallo; interpreti: Antonio Fernández Gabarre, Bilal Sedraoui, Jesús Fernández Silva, Luis Bertolo; produzione: Sintagma, Buenapinta Media, Encanta Films,  BTeam Prods, Les Valseurs, Tournellovision; origine: Spagna/Francia, 2025; durata: 100 minuti.

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