Mio zio Jens. Voto ***. Una storia di migrazione un po’ prevedibile e tirata per le lunghe, con alcuni inserti comici.
Ci sono dei film di cui si vorrebbe parlare solo bene, perché trattano argomenti molto scottanti, in questo caso l’immigrazione clandestina (o che qualcuno ha deciso che sia, che diventi clandestina) e l’esistenza precaria in cui persone reali si trovano a vivere allorché la sponda istituzionale per le più diverse ragioni – talora, per carità, giuste, talora invece non prive di arbitrio – non ha fornito l’aiuto auspicato. Una questione, come si capisce, di estrema attualità e complessità, che solo individui sordidi, partiti spregevoli e spregiudicati, pretendono di giudicare con l’accetta.
È proprio questo il caso di Mio zio Jens, film di esordio del regista curdo-norvegese Brwa Vahabpour che – a quanto si legge – in attesa di portare a termine un progetto di maggior complessità, ha deciso di concentrarsi su una vicenda che presenta, non si sa fino a che punto, diversi elementi di natura autobiografica
Il protagonista di Mio zio Jens è un giovanotto sulla trentina che si chiama Akam (Peiman Azizpour), che di mestiere insegna, verrebbe da dire, lettere ad adolescenti svogliati, in una classe decisamente multi-etnica (ahi, chissà cosa direbbero Meloni e Valditara...), in un paese in cui la multietnicità nella scuola e non solo nella scuola è un dato acclarato, scontato e non da oggi. Akam, per chi non l’avesse capito, è come il regista di origine curda. Probabilmente i primissimi anni di vita li ha vissuti in Kurdistan, sponda irachena.
Un bel giorno, anzi, una bella notte, sente, anzi non sente squillare il cellulare, sente, stavolta sente, una bella scampanellata, non si sa come mai, apre il portone (come capiremo, prendere delle decisioni non è esattamente il suo forte) e gli si para dinanzi colui che dichiara di essere lo zio. E lo spettatore fin dall’inizio nutre dei dubbi che lo sia davvero. Khdr (Hamza Agooshi), di cui Akam non ha il minimo ricordo (ma era molto piccolo…) così si chiama lo zio, chiede asilo ad Akam, mai espressione fu più azzeccata, dicendo che si fermerà pochi giorni.

Ma così non sarà – e anzi la sua presenza nella casa diventa dilagante, soprattutto in considerazione del fatto che Akam non vive solo ma insieme ad altri due coinquilini, un ragazzo e una ragazza, super-corretti, super-ideologici, lei un po’ più tosta, lui un po’ più morbido e ingenuo. Lo zio fa deflagrare un cultural clash: non rispetta alcuna regola, fuma, fa rumore, guarda alla TV trasmissioni orientaleggianti, sconquassando l’equilibrio di questo kollektiv, così viene chiamata questa piccola “comune” un po’ alternativa. Un contrasto, come si dice nel calcio, un po’ telefonato.
E Akam che fa? Nicchia, capisce che lo “zio” destabilizza, che ha qualcosa da nascondere, scopre che frequenta un bar di connazionali, intuisce che in Norvegia lui si aggira da un bel po’, teme di essersi cacciato in un pasticcio, giunge addirittura a prendere contatto con un’amica di amici che lavora all’Ufficio Immigrazione – che viene presentato in modo un po’ ridicolo come se fosse una segretissima agenzia del controspionaggio – descrivendo in modo criptato ma trasparentissimo la situazione nella quale si trova.
E intanto Akam e Mio zio Jens non vanno davvero da nessuna parte, la situazione di partenza non si schioda, solo verso la fine succede qualcosa, ma diciamolo con chiarezza: lo scarso appeal dei personaggi, da un lato, la povertà drammaturgica dall’altro rendono questo film volenteroso, ma nulla più. Ogni tanto si sorride perché lo zio qualche tratto comico ce l’ha e anche le scene con Jens e i coinquilini, con la litigata dietro l’angolo, qualche risatina te la strappa.
Una dimostrazione indiretta ma credibile di una certa qual modestia di Mio zio Jens: dopo qualche passaggio ai festival, il film è stato distribuito in Svezia, ovviamente in Norvegia dove si svolge e dove è stato coprodotto, ma non – e la cosa non può non meravigliare – in Romania, che è il secondo partner. L’Italia, se IMdB non mente, è il terzo paese in cui esce il film, distribuito dalla CID (Cineclub Internazionale Distribuzione) un anno e mezzo dopo la presentazione al Festival di Austin.
In sala dal 1 ottobre 2026.
Mio zio Jens – Regia e sceneggiatura: Brwa Vahabpour; fotografia: Jørgen Klüver; montaggio: Brynjar Lien Aune, Catalin Cristutiu, Brwa Vahabpour; interpreti: Peiman Azizpour, Hamza Agooshi, Sarah Francesca Brænne; produzione: True Content Production, Tangaj Production; origine: Norvegia/Romania, 2025; durata: 98 minuti; distribuzione: Cineclub Internazionale Distribuzione
