No Other Land di Basel Adra, Hamdan Ballal, Yuval Abraham, Rachel Szor (Festival di Berlino – Panorama) – Miglior Documentario

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Masafer Yatta, è una zona a Sud della Cisgiordania che comprende vari villaggi e comunità palestinesi risalenti ad antichi insediamenti beduini. Le dimore originali erano delle grotte scavate nella roccia che tutt’ora ancora esistono, ma come immaginabile la popolazione della zona, in anni più recenti, ha preferito trasferirsi in abitazioni più comode; si è munita di corrente elettrica e di acqua potabile. Inoltre, ha costruito una scuola.

In una di queste comunità è cresciuto e vive Basel Adra, giovane avvocato che da tempo documenta gli insostenibili soprusi dell’esercito e del autorità israeliane sulla popolazione locale. Da qualche anno si è unito a lui nel raccogliere e diffondere le notizie il giornalista israeliano Yuval Abraham. I due sono diventati amici. Solo che mentre Yuval con la sua auto può muoversi liberamente, superare il confine e tornare in Israele nel giro di poche ore, a Basel è precluso ogni movimento: non ha documenti di identità e quindi non può spostarsi. Nella sua stessa situazione si trovano gli altri abitanti della zona e dei territori limitrofi: tutti vivono sotto occupazione israeliana. La zona è stata dichiarata da Israele area di proprie esercitazioni militari e di conseguenza alle famiglie è stato tolto il diritto di abitare su quel terreno.

Le ruspe e i soldati israeliani arrivano ad ogni ora del giorno e della notte, e questo ormai da anni, con permessi di esproprio del terreno e ordini di demolizione emessi da qualche ufficio governativo. Le famiglie vengono evacuate senza che nessuno si preoccupi di trovare loro una sistemazione alternativa, e intere famiglie sono costrette all’addiaccio. I tubi dell’acqua vengono tagliati, i generatori per l’energia elettrica portati via illegalmente. Anche l’edificio scolastico viene raso al suolo dalle ruspe, dopo che i bambini terrorizzati sono stati costretti ad uscire dalle loro classi, e allontanati dai soldati. In mancanza di un tetto, qualche famiglia torna ad abitare le grotte rimaste prima in disuso, le altre cercano di costruire nelle ore notturne un riparo di emergenza. L’arrivo improvviso di soldati, che si portano via attrezzi e materiali, glielo impedisce.

Nella stessa zona, mentre sono diminuiti i numeri dei villaggi palestinesi, sono però aumentati quelli degli insediamenti dei coloni israeliani che, lentamente e con l’aiuto dei militari, si stanno stabilendo nella zona. Anch’essi prendono parte alla politica colonialista del governo. Alle azioni militari si alternano – molto spesso supportate dagli stessi soldati – le visite in incognito di coloni mascherati che numerosi lanciano sassi contro le abitazioni e chi ci abita.

Alla popolazione locale, tiranneggiata in questo modo iniquo, non resta altro se non subire le continue aggressioni – che rimangono solitamente impunite, anche se ci scappa un ferito o un morto – e cercare di resistere. Quando non ne potranno più, allora dovranno abbandonare la terra e trasferirsi nell’unica zona dove gli è permesso di (soprav)vivere in pace: la sovraffollata striscia di Gaza. Non c’è un’altra terra dove andare. No Other Land, appunto.

La videocamera registra i civili che scappano, le ruspe al lavoro, i soldati che allontanano chi filma, finché appunto, una mano non blocca il flusso delle immagini, l’operatore è costretto a scappare, e le voci diventano urla e il respiro si fa corto. Un documento agghiacciante che registra immagini di violenza simili a tante altre già circolate e commentate sui social media. La situazione si conosce da anni, come pure sono anni che i governi occidentali la tollerano o, conseguentemente, la ignorano. Che un Festival internazionale come la Berlinale, di questi tempi, decida di mostrare il film del quale parliamo, è un atto – se si vuole anche piccolo, ma meglio di niente – di civil courage.

Basel e Yuval nel loro attivismo pacifico ci mostrano una possibile via d’uscita: per quanto difficile, al di là dei soprusi, al di là delle vittime, al di là di sentimenti di vendetta, la strada per una possibile convivenza esiste, lo dimostra la loro amicizia e collaborazione. Le ultime riprese del collettivo palestinese-israeliano – costituito, oltre a Yuval e Basel, da altri due attivisti – che ha girato e prodotto No Other Land,  risalgono alla scorsa estate, quindi prima dello sconsiderato attacco di Hamas in ottobre 2023. La situazione di oppressione e violenza che subiscono le famiglie di Masafer Yatta non quindi ha niente a che fare con il terrorismo, ma dipende da una decisione di Israele di abusare del proprio potere, in modo del tutto iniquo, su un territorio che ha occupato. E questo piccolo documentario, ben costruito e coraggioso, lo dimostra in pieno.


No Other Land – Regia e montaggio: Basel Adra, Hamdan Ballal, Yuval Abraham, Rachel Szor; fotografia: Rachel Szor; musica: Julius Pollux Rothlaender; produzione: Yabayay Media, Antipode Films; origine: Palestina/ Norvegia, 2024; durata: 95 minuti.

 

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