Raised by wolves (Stagione 1) – Teste di Serie

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RINASCITA

La fantascienza, forse più di ogni altro genere cinematografico o narrativo, ha attinto a quattro mani dalla filosofia. Perché, in un certo senso, proprio per la sua natura teoretica, la fantascienza è semplicemente la chiave che apre le serrature di molti dibattiti etici, morali e spirituali. Così, Raised by wolves, la nuova creatura a cui la HBO ha dato vita, indirizzata dalle sagaci e sapienti illuminazioni di Ridley Scott, tramutate poi in oggetto fisico dallo showrunner Aaron Guzikowski, accende una nuova scintilla, in un panorama televisivo sempre più vasto che, purtroppo, di fantascienza degna di essere captata ha davvero poco o nulla.

In dieci episodi, però, c’è davvero tanto: dalla missione salvifica e intergalattica degli androidi Madre (menzione speciale per Amanda Collin) e Padre, in fuga da una Terra in fiamme, verso un pianeta quasi invivibile e selvaggio, con l’obbiettivo di crescere ed educare una nuova generazione di umani; alle faide tra gli atei e i figli di Sol, che difficilmente ci si lascia alle spalle e destinate a perdurare oltre i confini conosciuti, perché non c’è limite alla potenza immaginifica, salvifica o distruttrice, della fede – e in questo la fantascienza è il genere che eccelle per eccellenza; convergendo, infine, in un complesso e ambizioso processo di worldbuilding, nel quale nuovo e fertile terreno impiantare vecchi semi, per scoprire cosa accadrà. E, fondamentalmente, al di là dell’annosa idiosincrasia tra fede e razionalità, ragione e sentimento, la prima stagione di Raised by wolves altro non è che un prologo a ciò che verrà, mascherato da sontuoso primo capitolo di una saga – ci si augura – destinata a far molto discutere di sé.

Perché un prodotto di tale caratura, costruito sul contraddittorio e sui contrasti ideologici di un’umanità a pezzi, che diventa sineddoche di quella irrefrenabile volontà di conoscere noi stessi e ciò che ci circonda oltre i limiti imposti dai nostri sensi e dal senso del dovere, non può non scandagliare molto in profondità quegli istinti e quei princìpi che ci rendono tanto complessi, quanto fallaci. Come individui autosufficienti e, ancor più nel caso di Raised by the wolves, come comunità: uno degli aspetti più interessanti, trattati in questi primi dieci episodi, resta infatti il lento ma costante incedere dei due genitori androidi, programmati non solo come protettori o custodi di un patrimonio da salvaguardare – i feti -, ma come architetti di una nuova e sana collettività: da questo aspetto è di volta in volta interessante osservare le contraddizioni e le difficoltà di personaggi-incubatori e soltanto poi davvero genitori, in quanto in grado di sviluppare un forte istinto protettivo, non perché programmati, ma perché molto più affini ai propri creatori umani di quanto si pensi; ritorna, dunque, il classico tentativo di analisi della “macchina” quale estensione migliorata dalla razza umana, resa ancor più perfetta – e quindi, paradossalmente, fallace – da emergenti prototipi di emozioni umane. Un tema ricorrente nel macrocosmo della letteratura fantascientifica, ma qui reso intrigante e funzionale alla presentazione di un racconto intuibilmente di maggior respiro – come intuibile dal finale -, grazie a una scrittura ponderata, che si fa perdonare anche alcune scelte prevedibili, tra tutte la risoluzione tra Madre e il suo creatore Campion.

In questa prima stagione di Raised by wolves si procede in bilico tra mistero e assuefazione dovuta a una messa in scena algida e affascinante, velatamente e provocatoriamente vintage – che meraviglia la trasformazione di Madre! –, in cui ci viene suggerito molto e svelato ben poco, ma comunque quanto basta per restare stregati dal fascino intramontabile di mondi e realtà così lontane, così diverse, eppure incredibilmente appaganti. Alla continua ricerca di un senso che continua a sfuggirci.


(Raised by wolves); genere: fantascienza, azione; showrunner: Aaron Guzikowski; stagioni: 1 (rinnovata); episodi prima stagione: 10; interpreti principali: Amanda Collin, Abubakar Salim, Winta McGrath, Travis Fimmel, Niamh Algar, Jordan Loughran, Felix Jamieson, Ethan Hazzard, Aasiya Shah, Ivy Wong, Matias Varela; produzione: Film Afrika, Lit Entertainment, Shadycat Productions, Scott Free Productions; network: Sky Atlantic (8 febbraio-8 marzo 2021); origine: U.S.A., 2020; durata: 45-50’; episodio cult: 1×10 – The beginning (1×10 – L’inizio)

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