La bambina che non voleva cantare

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Qualche tempo fa, fa si è conclusa la settantunesima edizione del Festival di Sanremo, forse una delle più travagliate nella storia del concorso canoro. Non è un caso che la nuova pellicola di Costanza Quatriglio alzi il sipario sul Teatro dell’Ariston, riavvolgendo il nastro della storia e proiettandoci nella lontana annata 1969. Eppure, il palcoscenico non sembra poi così diverso dal nostro: sì, perché a porsi sotto i riflettori è la voce di Nada, giunta al suo debutto mediatico dopo aver attraversato un’infanzia tanto selvaggia quanto sottilmente tormentata. Già le prime inquadrature non deludono le aspettative – perlomeno, quelle di chi fra ieri e oggi non vede molte differenze: chiusa in un camerino, la cantante (qui interpretata da Tecla Insolia, guarda caso reduce anch’essa dall’avventura sanremese) rievoca la propria vita con quella consapevole ingenuità che da sempre ne contraddistingue gli accenti. Il titolo del film è un omaggio a tutti coloro per i quali la musica dovrebbe rimanere una faccenda privata: La bambina che non voleva cantare (adesso disponibile su Raiplay) potrebbe essere un epiteto comune, tant’è vero che si adatta a personalità entrate nella leggenda ben prima rispetto alla cantautrice toscana – in un certo senso, Mina s’inserisce sulla stessa lunghezza d’onda.

Liberamente tratto dal romanzo autobiografico Il mio cuore umano , il lungometraggio dona un volto alla tradizionale dissonanza che intercorre fra nota e nota – ovvero, fra persona e personaggio, fra espressione ed esecuzione, fra quotidianità e sfera pubblica: due facce che non dovrebbero affatto appartenere alla stessa medaglia, ma che finiscono inevitabilmente per sovrapporsi, in particolare dopo l’irruzione della televisione nella nostra ordinaria routine. Nada Malanima è una ragazzina vivace, indisciplinata e di un’intelligenza talvolta impertinente. Cresciuta in una sorta di nido rimasto intonso dal resto del mondo, la bambina impara subito a gestire l’imprevedibile microcosmo che la circonda: la madre Viviana (Carolina Crescentini) è malata, sebbene nessuno sappia quale nome attribuire alla sua strana e perenne indisposizione. La rude amorevolezza della nonna e l’introversa timidezza paterna non bastano a riempire le lacune. Nada scopre il canto quasi per caso, dalle suore, fra i pizzi e i merletti del corredo di sua sorella. Da allora, inizia un lungo ottovolante che probabilmente non si è ancora concluso: la musica entra nella vita della protagonista in modo prepotente e indiscreto, ma necessario. Tant’è che sembra fungere da terapia alla sua amata mamma, riapparsa alla luce del sole dopo aver scoperto l’incredibile dono della figlia. Iniziano dunque a mescolarsi tutte le carte: i concorsi, le audizioni, la provincia con le sue consuetudini, il varietà, le interminabili lezioni a casa del maestro Leonildo (Paolo Calabresi) finiscono per usurpare le giornate della giovane. Intorno, il mondo si trasforma e sarà sempre più difficile stare al passo, possibilmente rimanendo fedeli alla propria intimità.

L’intenzione di Costanza Quatriglio è infatti quella di ricostruire Nada prima di Nada, dimenticando per un istante la gestualità e le stravaganze che caratterizzano la sua immagine pubblica. Non c’è nulla di bizzarro nel personaggio tracciato dalla regista, il suo talento la rende speciale e al tempo stesso non fa alcuna differenza: la cantante si esibisce sempre e soltanto davanti alla madre, insieme al suo maestro, comunicando esclusivamente con chi non riesce a comunicare. Alternando musica e parole, la pellicola confonde volontariamente le intenzioni dei suoi personaggi, e alla fine non capiamo per quale motivo la nostra bambina indisciplinata continui a cantare: si tratta di un ultimo tentativo per raggiungere l’inaccessibile Viviana? O di un’esigenza personale nascosta perfino a sé stessa? L’importante, tuttavia, è imparare a fare una cosa e riuscire a farla bene – forse il solo consiglio materno deliberatamente spassionato che la ragazzina abbia mai ricevuto. L’epilogo s’arresta bruscamente sulla soglia della cosiddetta carriera, aiutando lo spettatore a riprendere fiato e ad attendere ciò che in futuro verrà: ma questa storia già la conosciamo, anzi, la abitiamo al presente.


Cast&Credits

La bambina che non voleva cantare – Regia: Costanza Quatriglio; sceneggiatura: Monica Rametta, Costanza Quatriglio; fotografia: Sabrina Varani; montaggio: Simona Paggi; interpreti: Carolina Crescentini (Viviana Fenzi), Sergio Albelli (Gino Malanima), Paolo Calabresi (maestro Leonildo), Tecla Insolia (Nada a 15 anni), Giulietta Rebeggiani (Nada a 7 anni), Massimo Poggio (Guido De Santis), Paola Minaccioni (suor Margherita), Daria Pascal Attolini (Nora), Raffaella Panichi (Ersilia), Nunzia Schiano (nonna Mora), Giulia Battistini (Miria Malanima); produzione: Rai Fiction, Picomedia; origine: Italia 2021; durata: 99’.

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