Rassegna Orgoglio e pregiudizio (Roma, Cinema Nuovo Olimpia, 25 marzo-30 aprile): Naissance des pieuvres (2007) di Celine Sciamma

  • Voto

È significativa la presenza di Naissance des pieuvres (Nascita delle piovre), l’opera prima del 2007 di Celine Sciamma, all’interno della rassegna di cinema queer Orgoglio e pregiudizio, organizzata a Roma al cinema Nuovo Olimpia da Cesare Petrillo e Simone Ghidoni dal 25 marzo al 30.a: si tratta infatti di uno di quei film invisibili in quanto mai distribuiti in Italia a cui questa retrospettiva si propone di dare una possibilità di visione in sala, ora che tra l’altro la Sciamma è diventata un’autrice celebrata e riconosciuta nell’indagare le dinamiche sottili, vibranti e rivoluzionarie del desiderio e dell’immaginazione, spesso in una felice e trasformativa restituzione ai corpi, ai cuori e alle menti di giovani e giovanissime donne.
Sono delle adolescenti anche le protagoniste di questa storia di nascita e scoperta delle pulsioni e dei sentimenti, del sesso e dell’amore, in un’età nella quale tutto è vitalmente ed entusiasticamente confuso, ingarbugliato, doloroso e gioioso. Al centro due ragazzine, speculari per fisicità e carattere: la schiva, minuta e silenziosa Marie e la corpulenta, espansiva ed ingenua Anne, che aspirano ad essere “bien-aimes” nel loro microcosmo dove ogni sfumatura e differenza vengono stigmatizzate, isolate, emarginate e solo in una forma sotterranea e alternativa trovano lo spazio per potersi  manifestare ed esprimere.Non a caso Sciamma fa girare gli accennati rendez vous delle sue piccole donne intorno al mondo armonico e aggraziato del nuoto sincronizzato, un’ immagine di fanciulle bellissime, vestite e truccate allo stesso modo, in perfetta simbiosi nell’eseguire la coreografia sulla superfice dell’acqua, con la parte anteriore e posteriore dei lori corpi; ed  è proprio Marie a rompere, simbolicamente, lo schema di quella performance, invaghendosi prima e innamorandosi poi della bellissima capitana della squadra, Floriane, mal vista dalle altre per la presunta, eccessiva disponibilità sessuale nei confronti dei ragazzi. Si sviluppa da qui un racconto di formazione sentimentale che, in un impeto di ribaltamento delle aspettative e dei topos che rappresentano gli amori di gioventù o come episodi trionfanti o come ricordi amari, sposta l’attenzione dall’oggetto destinatario dell’attenzione e del desiderio (per l’insicura e tenera Anne è il ragazzo più carino e popolare della piscina, che è anche uno degli amanti segreti di Floriane) alla scoperta di sé stesse,e della necessita di un’autonomia, di un’indipendenza e di una libertà dallo sguardo esterno altrui. In quest’ottica anche l’altro non è più la proiezione del proprio pezzo mancante, ma si rivela nelle sue fragilità, nelle mistificazioni, nelle ferite, com’è Floriane ( che ha il volto incantevole a prima vista, ma capace di sprigionare durezze, reticenze e spigolosità a uno sguardo più ravvicinato, di Adele Haenel, compagna di cinema e, per un periodo, di vita della regista) le cui apparenti disinibizione e spavalderia, nascondono il timore di confermare l’attrazione sentimentale ed erotica naturale e spontanea verso Marie. Questo processo di progressivo alleggerimento dalle zavorre di un condizionamento sociale e culturale, che specialmente nelle piccole comunità e negli ambienti sportivi agonistici, con i loro spazi ristretti e la vicinanza fisica ed emotiva è particolarmente amplificato, trova nell’acqua l’elemento per eccellenza di fluidità e transizione. La stessa relazione tra Marie e Anne, che si mettono letteralmente in gioco nel toccarsi e baciarsi attraverso l’acqua della piscina e quella da bere come collante circolare di una condivisione, ha la potenzialità della loro età, l’eccitazione anche goffa di poter essere qualsiasi cosa, e la voglia matta di non essere rinchiusa in una categoria, in un senso o, ancor peggio, in un destino di emarginazione ed infelicità. E la Sciamma rappresenta questa resistenza con uno sguardo diretto, semplice, ad altezza, rispetto e profondo amore dei suoi personaggi, nei quali non è necessario trovare forzatamente una  forma di sua identificazione o di autobiografia. Li ama e li vede, questo è ciò che conta.

Ed è quello che avrebbe poi continuato a fare con il suo cinema, anche successivamente, rimanendo nella traccia di una sensibilità che, restando nel contesto nel quale riusciamo finalmente a vedere le origini della sua poetica, esplora il concetto dinamico di queer , come declinazione innanzi tutto di un modo di osservare e, appunto, sentire: Tomboy entrava con delicatezza e al tempo stesso con un’ attitudine selvaggia sotto la pelle di una bambina che sa di essere un bambino e che, con la spontaneità e quella che la Sciamma ha definito la radicalità dell’infanzia, viveva questa condizione fino in fondo, passando dalla auto percezione alla sostanza condivisa. E in Ritratto della giovane in fiamme, pur ricostruendo con lucidità e puntualità  le costrizioni e le coercizioni a cui erano sottoposte le donne alla fine del ‘700, peraltro nella cornice opprimente e spietata dell’aristocrazia, regala l’immagine di una passione bruciante tra l’emancipata pittrice ritrattista e l’infelice nobildonna condannata a nozze, anche qui però ponendole fuori dai margini della tragedia ineluttabile o del romanticismo struggente. L’incontro tra due donne è raccontato nella consapevolezza estrema della carne e della mente, che rifiuta la spirale regressiva e ineluttabile di Orfeo ed Euridice e, all’assolutezza della morte, preferisce la relatività temporale e spaziale dell’umanissimo rimpianto.

C’è da dire che nel caso di Ritratto della giovane in fiamme Sciamma utilizza più esplicitamente simboli e metafore , forse indispensabili per rivolgersi al passato e per darne un’interpretazione che possa essere attuale, contemporanea, e che possa parlare ancora oggi in un momento così deciso e sintomatico, anche per le comunità queer, per la loro stessa sopravvivenza in un mondo che sta innalzando il muro di una conservatrice e retrograda ideologia. Non c’è apertura , non solo nei confronti di una comprensione, ma anche semplicemente verso un ascolto.

Per questo lo sguardo della Sciamma in Naissance des pieuvres acquista una rilevanza su un piano anche politico: lo stare attaccato alla verità tangibile e quotidiana di chi rivendica, senza farne per forza uno slogan o una battaglia di principio, il diritto a essere un soggetto desiderante può innescare lo spostamento, magari anche minimo, della percezione che si ha nei confronti di ciò che non è omologato oppure immediatamente comprensibile e classificabile nel dato di una statistica, una storia già raccontata, in un rito fondante ciclicamente ripetuto. Spezzare le forme date e riscrivere in continuazione sulla propria pelle i riti di un’altra giovinezza, come Marie e Anne, testimoni l’una dell’altra, sotto e sopra la superficie dell’acqua, quando ancora potevano essere qualsiasi cosa.


Naissance des pieuvres – Regia e sceneggiatura: Celine Sciamma ; fotografia: Crystel Fournier; montaggio: Julien Lacheray; musica: Jean-Baptiste de Laubier; interpreti: Pauline Acquart, Adele Haenel, Louise Blachere, Warren Jacquin; produzione: Jerome Dopffer, Benedicte Couvreaur; durata: 81 minuti; origine: Francia, 2007.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *