Retour avant 15 heures – quando ci lascia un genitore, spesso ci si ritrova a mettere insieme le tracce che ha seminato nella sua vita, come in un mosaico. Le raccogliamo nelle parole di chi lo ha conosciuto in altri ambiti che non fossero quello familiare, così come nei suoi cassetti, nei file del suo computer se ne ha uno: spazi che all’improvviso perdono quell’aura di privato e intoccabile e diventano risorse di memoria. Il regista Gaël Lépingle ha trovato, tra i quaderni pieni di calcoli dei corsi che suo padre teneva all’università e i libri, tanti post-it con indicazioni e promemoria banali – Sono andato al supermercato, Passo dall’università, Torno prima delle 3… – e soprattutto un diario in formato word, posizionato sul desktop del computer, in cui suo padre aveva appuntato tutte le sue azioni giornaliere per vent’anni. Un’abitudine iniziata il giorno in cui a sua moglie, la madre del regista, era stato diagnosticato l’Alzheimer. Nessun commento, nessuna riflessione, solo il giornale di bordo dell’ultima parte della sua vita. Asettico: Sono andato in ferramenta e ho comprato dei ganci, ho fatto una passeggiata al lago con Anna, il corriere ha consegnato la tenda per il giardino…
Ed ecco che grazie a due attori – Serge Renko nella parte del padre e Philipe Girard in quelle di tutti gli altri personaggi, moglie compresa – tra le mura della casa di famiglia ormai disabitata, questi frammenti vengono enunciati, interpretati, e nell’inaspettato passaggio all’oralità, si caricano di un profondo misticismo: il padre e il figlio dialogano tra passato e presente, al di là della vita e della morte.
La “banalità” di questo archivio – in cui risuona l’abitudine contemporanea di noi tutti, che archiviamo una gran mole di dati nei nostri computer spesso dimenticandoceli perché non servono più a niente – ci spinge a osservare quanto questa meticolosità non può nulla di fronte al dolore della mancanza di chi non c’è più; di un quartiere residenziale che si svuota dei giovani – “Qui non hanno possibilità” si dicono i due genitori in una delle scene finali, guardando il buio oltre le finestre – e restano solo i vecchi che un po’ alla volta scompaiono: se ne accorgono guardando le le case di fronte, che restano al buio. La stessa sorte che ha subito la casa dei genitori del regista, da cui lui è andato via tanti anni prima e che in questo film torna a essere viva, scenografia di questa mise en scène del quotidiano.
Eppure questo quotidiano diventa romanzesco, come il racconto epico di Gilgamesh di cui Lépingle mette in scena alcuni momenti interpretandoli con suo nipote di dieci anni; una storia di amicizia che suo padre gli aveva raccontato quando era bambino, dove il potente Gilgamesh diventa amico del suo nemico Enkidu, ma non riesce a salvarlo da una morte violenta e da quel momento si mette alla ricerca di un rimedio per non morire più.
“Una delle cose che mi spinge verso la macchina da presa è questa sorta di eroismo della vita quotidiana. Non è tanto il fatto di essere degli anti-eroi, ma alla fine c’è un eroismo nell’affrontare la vita qualunque essa sia e nel rialzarsi.” Dice il regista.
“Mio padre era una persona molto modesta – racconta ancora Gaël Lépingle – quindi per me era difficile usare i suoi testi. Anche se sono testi totalmente pratici, senza mai la minima annotazione personale, raccontano comunque qualcosa di molto intimo”.
Retour avant 15 heures è un film che fa della routine del quotidiano di un pensionato di provincia, un racconto emozionante e poetico, scavando dietro l’apparenza delle piccole cose senza importanza.
Retour avant 15 heures (Rientro prima delle 15) – Regia: Gaël Lépingle; sceneggiatura: Gaël Lépingle; fotografia: Nicolas Contant; montaggio: Benoit Quinon; suono: Vincent Reignier; interpreti: Serge Renko, Philippe Girard; produzione: Perspective Films; origine: Francia, 2026; durata: 74 minuti.
