Sotto il cielo grigio di Mara Tamkovich (Al Cinema Farnese di Roma 12-18 marzo 2025)

Masticare pane nero sotto il grigio cielo: questo è il destino che il popolo bielorusso ha da sempre accettato. Lo racconta una canzone, cercando di cogliere in questo un segno di resilienza, l’espressione di un’anima resistente in grado di fronteggiare anche i climi più rigidi e i regimi più oppressivi. Due coniugi dibattono se valga la pena restare in un Paese che calpesta il loro diritto di esprimersi come giornalisti. Per Ilya, non combattere dall’interno sarebbe un atto di vigliaccheria, una resa definitiva di fronte al dittatore.

Novembre 2020, a Minsk le proteste per le elezioni pilotate che hanno riconfermato Lukashenko infiammano le strade da mesi. A un’escalation di manifestazioni si accompagna la cruenta violenza delle forze di polizia antisommossa (OMON), che causa diverse vittime tra i civili, tra cui Raman Bandarenka, un giovane pittore brutalmente ucciso. È in corso una nuova manifestazione nella rinominata Piazza dei Cambiamenti, e Lena, insieme alla sua troupe, la segue per un’emittente televisiva, nascondendosi in un appartamento per sfuggire ai droni della polizia.

Lo spettatore si trova rinchiuso in questo appartamento insieme ai protagonisti, condividendo così il panico verso la propria sorte. La connessione internet vacilla, le riprese sono intermittenti, ma si dice che mezzo milione di bielorussi stia guardando le loro immagini. Un popolo affamato di verità e di libertà si riversa in piazza, condivide le istantanee di questa protesta. Ma i droni si avvicinano all’appartamento, la polizia bussa insistentemente alla porta, mentre fuori infuria la guerra civile. Finché può, Ilya zooma sugli scontri.

Aliaksandra Vaitsekhovich

Rimettere in scena le vicende dei giornalisti-coniugi Katsiaryna Andreyeva e Igor Ilyash è evidentemente una questione personale per la regista Mara Tamkovich, anch’essa giornalista radio-televisiva per emittenti estere che riportano senza censure degli affari bielorussi. Il suo film, prodotto e girato interamente in Polonia, non prende la strada di Ilya, quella della resistenza “dall’interno”, né quella “iraniana” del film clandestino, piuttosto, sceglie di costruire in studio un dramma coniugale per dare visibilità internazionale alle ingiuste condanne che colpiscono i giornalisti e, più in generale, i dissidenti politici.

La ricostruzione è al limite del preciso re-enactment, come attestano gli inserti archivistici di Andreyeva e Ilyash presenti nei titoli di coda, dove vengono riproposte scene viste in precedenza. Tamkovich adotta uno stile asciutto, televisivo, arricchito giusto da un focus sul dramma interiore di un marito tormentato dall’ignota sorte della moglie detenuta. L’identificazione dello spettatore si concentra totalmente su di lui, così che il pubblico apprende i fatti insieme al marito. Il climax si fonda semplicemente sull’escalation di condanne provenienti da un potere che si mantiene nell’ombra, anche nel film.

Nell’alternanza tra scene di solitudine domestica e momenti di carcere o tribunale, la concitazione popolare che caratterizza l’apertura del film (la sequenza dell’appartamento) si smorza progressivamente. Il film stringe fin troppo sul piano personale, perdendo di vista la connessione con quel popolo assetato di verità. Così quella che sarebbe potuto risultare un’indagine sulla funzione della resistenza giornalistica “dall’interno”, sembra piuttosto apparire la giustificazione di una ricostruzione dall’estero, come se il fatto fosse del tutto impotente nello scatenare reazioni e si rendesse quindi necessario un dramma, per quanto sciatto nella forma.

In Concorso al Festival di Torino 2024
In sala al Cinema Farnese di Roma

Mercoledì 12 marzo ore 19 (con la regista)
Giovedì 13 marzo ore 17:30 ita
Venerdì 14 marzo ore 20:00 vos ita
Sabato 15 marzo ore 17:30 ita
Domenica 16 marzo ore 20:00 vos ita
Lunedì 17 marzo ore 17:30 ita
Martedì 18 marzo ore 20:00 vos ita

Sotto il cielo grigio (Pod szarym niebem) – Regia e sceneggiatura: Mara Tamkovich; fotografia: Krzysztof Trela; montaggio: Katarzyna Leśniak; sonoro: Joanna Napieralska; interpreti: Aliaksandra Vaitsekhovich, Valentin Novopolskij; produzione: Katarzyna Ocioszyńska per Media Corporation; origine: Polonia, 2024; durata: 82 minuti; distribuzione: Invisible Carpet.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *