Super Superleague! Oh yes – oh no

Dodici società professionistiche specializzate nell’assemblare e pagare uomini capaci di dare calci a un pallone e, quando necessario, anche alle gambe degli avversari, hanno reso ufficiale la loro intenzione di istituire una nuova e più remunerativa competizione, la Super Lega. Non è ancora chiaro se i calciatori, per adeguarsi, giocheranno con il mantello e la maschera. Dall’altra parte della barricata, le federazioni, abituate a dettare le regole del gioco con valvassori e valvassini ad assecondare ogni vizio e piccola licenza dei capi (Blatter, Platini…), hanno prontamente reagito con dure minacce nei confronti dei ribelli (squalifiche e cause legali per risarcimenti miliardari). Chi è la Morte Nera? Chi è Yoda? E soprattutto chi sono C1-P8 e Chewbecca? In effetti, potrebbe sembrare una trama liberamente ispirata a Guerre stellari, in realtà sembra più simile a Balle spaziali!

La cosa è seria, per carità, ma immaginare che nella parte dei rivoluzionari indomiti vi siano Florentino Pérez e Andrea Agnelli (peraltro più simili a Rosencrantz e Guildenstern) rende tutto un po’ più comico, se non tenero. Eppure quei due potrebbero diventare dei padri fondatori, quelli che tra cinquant’anni saranno ricordati con statue equestri e ai quali sarà dedicato un giorno di festa per aver liberato il pallone una volta per tutte dalle figurine in bianco e nero di Mastropasqua e Bruscolotti. Fu così, narreranno i libri, che “quei poveri centravanti e terzini imprigionati nei campi di Crotone e Huesca, armati di piccoli scalpelli improvvisati, si aprirono un varco per vivere in un mondo migliore”. Le ali della libertà.

The Silence of the Lambs, non nel senso di un serial killer psicopatico che aiuta i buoni a dare la caccia al cattivo. No, letteralmente il silenzio degli Agnelli, in particolare del già citato presidente della Juventus che fino a ieri sera occupava la massima carica dell’Eca, l’Associazione dei club europei che insieme all’Uefa ha ufficializzato una nuova e già obsoleta Champions League. Ecco ora il nostro Andrea Agnelli, dopo aver definito “ideale” la riforma della Champions (il “bispensiero” orwelliano!), e masticato amaro per l’ennesima sconfitta della sua squadra, quella che con un colpo di genio ha messo nelle mani di Andrea Pirlo e delle plusvalenze (Arthur, Rabiot, Ramsey, solo per citare le meno ardite), si è eclissato per sfuggire alle telefonate chiarificatrici del suo (ex) amico Aleksander Ceferin, il presidente dell’Uefa, che chiede lumi (veramente?) sul secondo tavolo da gioco. La stangata! Forse sarebbe più adeguato, I soliti ignoti. E anche il più passionale, Storia di un matrimonio.

Detto così, potrebbe sembrare che i dodici club (Atletico Madrid, Barcelona, Real Madrid, Inter, Juventus, Milan, Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester City, Manchester United e Tottenham) siano i cattivi, i traditori, gli insaziabili, insomma, i capitalisti cinici e bari. The Wolf of Wall Street. Possibile. E i paladini dello sport, della competizione sana e virtuosa, dell’attività fisica che unita al merito rendono unici i valori delle vere gare europee, chi sarebbero costoro? Momenti di gloria. Sono i dirigenti delle federazioni che hanno concesso ogni sorta di privilegio proprio a quella sporca dozzina? Sarebbe un errore imperdonabile, affermare senza timore che i capi del calcio europeo, sono gli stessi che hanno creato i presupposti per lo strapotere di Real Madrid, Juventus e compagni? Non sono loro che hanno permesso con un posticcio tetto salariale, ribattezzato pomposamente fair play finanziario, di far decollare il monte ingaggi di alcune squadre, fino al punto che ora queste vogliono divorarsi tutto e assumere le sembianze di chi voleva governarli? La cosaAlien. Soprattutto non è l’Uefa ad aver inventato la Champions League che ha distrutto ben prima di ieri, i campionati nazionali? Jurassic Park.

Ad ogni modo, meglio essere più accorti. È il caso di aspettare e vedere cosa accadrà. Certo, fare paragoni con il professionismo statunitense è fuori luogo, perché là esistono stadi e palazzetti di proprietà e compensi regolarmente pagati (chi è là in fondo che sta fischiettando?). E c’è un’associazione giocatori molto forte, capace di bloccare tutto, anche per questioni politiche che qui non vengono prese minimamente in considerazione (si rilegga quel fine pensatore di Ibrahimović contro LeBron James). Qualcuno ha per caso scioperato per la morte di Stefano Cucchi o per gli insulti ai compagni di origine africana? Ha bloccato il campionato per il trattamento economico dei giocatori meno celebri? Ha fatto qualcosa per i calciatori del Parma e di tutte le squadre fallite nel super professionismo poco professionale? Ecco, nella NBA come nelle altre leghe non usano il termine Super (non che dall’altra parte dell’Atlantico manchino le dosi massicce di megalomania), si siedono a un tavolo per contrattare tutto, e in molti casi sono i giocatori a decidere quale direzione prendere. Qui, che ne pensano Ronaldo e Messi, o il più giovane Vinícius? E Neymar, Mbappé, Lewandowski e Håland come si porranno rispetto alle decisioni dei loro club? Accetteranno di starne fuori, di farne parte, si assoceranno per regolamentare i propri e altrui contratti? A proposito, erano al corrente? Hanno ricevuto la pillola per tempo? Matrix.

In questa stessa rubrica, tempo fa avevamo posto il dualismo tra egemonia e dinastia. Real Madrid e Juventus, solo per citare le due squadre ribelli principali che hanno sempre operato una politica all’insegna dell’egemonia, rinunceranno a quel primato e si dedicheranno alla crescita del gioco? Correggeranno, anche a loro danno, quelle regole che non permettono una maggiore equità per garantire una competizione più spettacolare? Forse dovremo riadattare una vecchia canzone di Miguel Bosé, che andava di moda quando il calcio era quello vero, direbbero i nostalgici della sintesi domenicale, delle radiocronache, di Nando Martellini e di Sandro Ciotti, e dei numeri dall’uno all’undici: Super Superleague, Can’t you see I am your first fan? Giusto per essere pronti a celebrare i nuovi eroi.

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