Teatro: Come un animale senza nome – testi di Pier Paolo Pasolini con Lino Musella

  • Voto

È che io Musella non mi è parso di averlo visto. Sì, forse ho intravisto qualcuno di simile a Lino Musella salire sul palco, ma dopo che sono stati indossati un paio di occhiali colui che ho visto in scena è stato Pier Paolo Pasolini, in carne e ossa e voce. Scandendo le parole, accompagnato o accompagnando la musica, ciò che è stato detto, è stato detto chiaramente:

Sono vissuto dentro una lirica, come un ossesso.

Dal Friuli dove come un «feto adulto» si aggirava, sino al centro del mondo, Roma, per scoprire che la Capitale non è altro che «calce e polvere», la poesia che nasceva e faticava a essere pubblicata, anzi, persino a essere recensita, tanto che Contini deve parlarne su un giornale di Lugano. In ogni caso, che sia dittatura del fascismo, che sia dittatura borghese, PPP non può tacere perché

L’artista è una contestazione vivente.

Le accuse allora si sprecano e si rilanciano, perché «il piccolo borghese tende a drammatizzare tutto», e lui che è un parto del mondo contadino e viene «dai ruderi e dal passato», gettato però nella borghesia, punta il dito contro le «madri servili, vili», contro «l’odio razzista italiano», contro «l’elenco dei reati minori» commessi da politici e burocrati, infine contro la società presente poiché

La tragedia è che non ci sono più esseri umani.

E il destino di chi fa notare la decadenza?

Quanto a me, un innocente non è mai creduto.

Lino Musella porta un doppio appuntamento al Teatro Vascello: Come un animale senza nome e L’ammore nun’è ammore. Il primo spettacolo è un’opera-concerto che parte dal poema autobiografico Poeta delle ceneri di PPP e acquisisce poi risonanza con un gioco di voci e musica attivato insieme alle sonorità del Maestro Luca Canciello. Lo spettacolo si fonda su due colonne – voce e corpo di Musella, musica e corpo di Canciello – con una buona variazione di toni e suoni capace di animare un crescendo che raggiunge un ottimo picco nel finale. La poetica di Pasolini viene così recitata e raccontata, ha uno spazio e tempo nonché una rampa di lancio perché non solo la voce prenda forza ma anche un corpo vada a crearsi lì, sul palco, sotto gli occhi dello spettatore.

Ciò che sorprende è infatti la capacità di Musella di riesumare il corpo di PPP: voce e mimica simile, scansione ricalcata, si ha in più momenti la sensazione che qualcosa di molto simile a un miracolo stia avvenendo sul palco. Una resurrezione in piena regola. E fatto il giro di boa della climax, pare che il corpo del friulano faccia ritorno nella tomba. Ma le parole di PPP/Lino Musella ancora tuonano:

Io ora scendo all’inferno

Perché «la morte è nel non poter essere compresi». O forse c’è dell’altro, c’è altro che sta sfrigolando sotto questa piccola società meschina borghese e quindi è l’esatto contrario:

L’inferno sta salendo da voi.

 

Dal 28 al 30 novembre al Teatro Vascello, Roma. A seguire, L’ammore nun’è amore, dall’1 al 3 dicembre, sempre al Teatro Vascello, Roma.


Come un animale senza nome – testi di Pier Paolo Pasolini; interprete: Lino Musella; musiche dal vivo: Luca Canciello; drammaturgia: Igor Esposito; produzione: La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello – Cadmo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *