Torino F.F.: La donna che riapriva i teatri di Francesco Ranieri Martinotti (Fuori Concorso/Ritratti e Paesaggi)

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Nel ricco ed eterogeneo programma della appena conclusa la 41esmia edizione del Torino Film Festival, l’ultima diretta da Steve Della Casa, si sono assiepati tantissimi documentari. Solo nella sala dedicata alle anticipate-stampa sono passati, ad esempio: Adesso vinco io, sull’allenatore di calcio Marcello Lippi; Gianni l’imperatore dei sogni, sullo stilista Gianni Versace; Uomini e dei, sul Museo egizio di Torino; Paolo Conte alla Scala, sul cantautore astigiano; A guardia di una fede, sullo storico capo-ultras dell’Atalanta; Mimmo Jodice – un ritratto in movimento, sul grande fotografo napoletano, diretto da Mario Martone. E ancora: un docufilm sull’emigrazione dall’isola di Marettimo; un ritratto del Teatro patologico e la malattia mentale, uno del jazzista Paolo Fresu, etc. Persino un gigante del cinema hollywoodiano come Oliver Stone, l’unica vera superstar del festival, ha portato in riva al Po un documentario sul tema controverso dell’energia nucleare. Dacché qualche ultras cinefilo avrà di certo sentenziato, che il vero cinema sta altrove. E forse avrà avuto anche ragione, e però che forza in quelle storie (non tutte, va da sé)! Quanta vita!

Tra queste ce ne è rimasta impressa una in particolare, fragilissima eppure memorabile: La donna che riapriva i teatri di Francesco Ranieri Martinotti; più che una storia, una favola narrata dall’attore e regista teatrale fiorentino Gianluca Gori, che dal 2011 tutti conoscono grazie al suo pseudonimo (e all’outfit en travesti) Drusilla Foer. Ci ha colpito perché dietro le apparenze dimesse di un progetto a low budget sostenuto prevalentemente dalla Toscana Film Commission (col contributo della società di abbigliamento fiorentino Patrizia Pepe), si cela un racconto molto edificante che scalda il cuore.

La storia è questa: a Parto, cittadina toscana nota prevalentemente per l’industria tessile e la presenza di un’enclave cinese molto nutrita, vive un teatro liberty, il Politeama, costruito negli anni ’20 del Novecento per iniziativa di un ex campione di palla elastica, uno sport ormai scomparso ma all’epoca assai popolare; teatro che tra i suoi progettisti aveva avuto nientemeno che l’ingegner Pierluigi Nervi. Dopo settant’anni di onorata carriera, però, quel teatro che aveva dato lustro alla città che lo aveva ospitato, rischia di cadere vittima della speculazione edilizia: la platea, il boccascena, il palcoscenico e tutta la volumetria dal pavimento alla cupola di Nervi di lì a poco si trasformeranno in un garage.

Qui però interviene il più rocambolesco dei turning point: come fossimo in un cinecomix della Marvel, entrano in scena due super-eroine che capovolgeranno le sorti di un ordinario misfatto capitalista. Il bello – per lo meno per chi scrive – è che esse non hanno però il corpo erotizzato di Brie Larson & Co. ma quello decisamente ordinario di Roberta Betti, figlia di un muratore e di una sarta venuti dal sud; e di Elvira Trentini, titolare di una piccola ditta di pulizie. Sono loro a mettersi alla testa di un comitato cittadino (una “public company” creata per permettere a tutti di dare il proprio contributo, al costo di mille lire ad azione); che, sfidando l’impopolarità di un’impresa che riproponeva l’asimmetria della lotta di Davide e Golia, sarà in grado di restituire a Prato il suo teatro e ai suoi cittadini una possibilità di svago e di crescita civile. Uno spazio scenico che continua ad avere un cartellone ricco di spettacoli: dall’Opera lirica, al teatro, dall’operetta, ai concerti pop.

Roberta Betti, il regista Francesco Martinotti (al centro) e Elvira Trentini (a destra)

La favola di Martinotti è arricchita dalle testimonianze di Simona Marchini e Giovanni Caccamo, e soprattutto dagli insert musical dei tanti ragazzi che hanno potuto godere dei frutti di quella storica battaglia, passata pure sulle tavole del “Maurizio Costanzo Show”: gli allievi della scuola “Arteinscena”, che ha raccolto il testimone della “Scuola di Musical” di Prato fondata sempre da Roberta Betti. Sicché, pur nella semplicità di un approccio minimal, reso tale dalla frugalità di una produzione realmente indipendente e dalla età avanzata della Betti (ci avrebbe lasciato nel gennaio del 2020), il film di Francesco Martinotti si affranca dalla ovvietà della formula “talking heads” edificando una drammaturgia mossa, costituita da tre linee narrative: la voce off di Drusilla Foer, che si scopre però essere anche direttamente implicata nella attività artistica del Politeama; le testimonianze dei protagonisti della vicenda, a partire da quella della stessa Betti; e le immagini della messinscena di un musical sulla storia del salvataggio del Politeama, scritto e interpretato dagli allievi del teatro.

Insomma, in tempi di consumismo rapace che trasforma tutto merce, inclusi gli esseri umani; di film e serie che per essere visti “in 190 paesi” (Moretti docet) soggiacciono alla logica degli algoritmi; La donna che riapriva i teatri costituisce a nostro avviso una gemma rara, a prescindere dai suoi intrinseci meriti artistici. La lotta impari e disinteressata di queste due figlie del popolo, combattuta soltanto per restituire alla propria città uno spazio di aggregazione sociale e di produzione culturale, è una lezione di riscatto civile e culturale che non dimenticheremo in fretta. Una bella favola, appunto, la cui morale ce la dice il suo produttore coraggioso, Camillo Esposito: “Produrre cinema indipendente e d’autore e sviluppare progetti originali che si sottraggono alla logica degli algoritmi è diventato sempre più complicato in Italia se non ci fosse il sostegno del Mic, di Rai Cinema e delle Regioni”.


La donna che riapriva i teatriRegia: Francesco Ranieri Martinotti; soggetto e sceneggiatura: Francesco Ranieri Martinotti; interpreti: Drusilla Foer. Con le testimonianze di Simona Marchini, Giovanni Caccamo, Franco Godi; fotografia: Riccardo De Felice; montaggio: Emanuelle Cedrangolo; musica: Andrea Fornaciari; produzione: Camillo Esposito per Capetown S.r.l., in collaborazione con Rai Cinema e il Teatro Politeama Pratese con il contributo del Ministero della Cultura – Direzione Generale per il Cinema, e della Regione Toscana – Toscana Film Commission – Sensi Contemporanei e con il sostegno di Patrizia Pepe; origine: Italia, 2023; durata: 52 minuti; distribuzione: Kitchen Film

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