What Do We See, When We Look at the Sky?

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Qualcuno parlerà di realismo magico o di real maravilloso, qualcuno evocherà inevitabilmente il padre del cinema fantastico georgiano ovvero il grande Otar Ioseliani che adesso ha 87 anni, qualcuno sarà affascinato dalle immagini di Kutaisi, la seconda città più grande della Georgia, solcata dal fiume Rioni. Ma a noi What Do We See, When We Look at the Sky? di Alexandre Koberidze è parso pretenzioso e soprattutto insopportabilmente lungo (150 minuti) – una durata che a nostro avviso dovrebbero essere consentiti solo ad alcuni selezionati registi, che so: Kubrick, Coppola, Fellini e pochi pochissimi altri eletti.

Il titolo che non trascriviamo in georgiano ma che in italiano suona Che cosa guardiamo, quando guardiamo il cielo?, lascia immaginare chissà cosa, peccato che il film non fornisca alcuna risposta a questo quesito, a meno che non si voglia far riferimento ai numerosi palloni da calcio inquadrati che fra le molte parabole viste ogni tanto, inevitabilmente, finiscono anche in cielo. Ma sul calcio torneremo. Punteggiata dalle osservazioni e dai racconti di una voce talora off talora over, ci viene raccontata la storia di Lisa e Giorgi che letteralmente inciampano l’uno nell’altra, si innamorano a prima vista (anche se la mdp inquadra i piedi e non i volti, cfr la foto) e si danno appuntamento in un caffè per l’indomani. Peccato che una maledizione anzi proprio il malocchio penda su di loro: l’indomani hanno entrambi cambiato connotati e pur arrivando entrambi puntuali all’appuntamento non si riconoscono.

L’idea in sé non sarebbe nemmeno male: riusciranno i nostri eroi, seppur sotto mentite spoglie, a ritrovarsi e in qualche misura a riconoscersi? Questa pur legittima domanda si rivela, man mano che il film procede, la meno cogente, perché al regista e sceneggiatore interessa raccontare molto altro, a cominciare dalla città, una presunta catastrofe che si è abbattuta sul mondo (che sia il CoVid? Mah, speriamo proprio di no, visto che al termine della prima parte si parla di più di un miliardo di vittime…); poi si parla del titolare di un caffè che finirà per fungere da mezzano fra Giorgi 2 e Lisa 2 dando a entrambi da lavorare nel proprio locale dove intende installare un maxischermo dato che stanno per cominciare i Mondiali di calcio, anche se non sembra particolarmente capace visto che lo piazza proprio dove batte il sole; poi ancora si parla di animali, soprattutto cani interessati pure loro a vedere i Mondiali (uno di loro si chiama Vardy, come il centravanti del Leicester…), a un certo momento si sentono anche Bennato e Nannini cantare Notti magiche, mentre dei ragazzini al rallentatore giocano, male, a calcio in un campetto). Infine c’è un troupe cinematografica che è in cerca di coppie da filmare e a un certo punto di imbatte in Lisa 2 e Giorgi 2, imponendo loro di posare come coppia, quella coppia che di fatto non sono (lo erano o lo sarebbero diventati semmai i loro avatar). Salvo poi, miracolo miracolo, diventarlo quando vengono invitati da regista e direttore della fotografia (che poi sono i genitori di Koberidze) a vedere i dailies, nei quali ritroviamo, miracolo miracolo, proprio la vecchia coppia.

Per via delle Notti magiche penserete che stiamo parlando dei Mondiali del 1990. Sbagliato! Tutti i georgiani, o almeno gli abitanti di Kutaisi sono in realtà fissati per Lionel Messi (i ragazzini si dipingono il numero 10 e il nome sulla schiena nuda) e ai Mondiali tutti tifano per l’Argentina, che poi i Mondiali li vince anche, per 3-1, non si sa contro chi. Se qualcuno si chiedesse allora di quali Mondiali stiamo parlando, si porrebbe la domanda sbagliata perché l’Argentina di mondiali ne ha vinti due, uno dei quali davvero per 3-1, seppur ai supplementari. Correva l’anno 1978 ma non credo che all’epoca ci fossero i maxischermi e due dei tre goal dell’Argentina li segnò Mario Kempes. Messi sarebbe nato nove anni dopo.

Tutto questo per dire che ad Alexandre Koberidze, trentasettenne georgiano che ha studiato alla Scuola di Cinema di Berlino (la celebtr Dffb) non è interessato al realismo, alla fattualità, neanche un po’ – per chi non l’avesse ancora capito. La Dffb ha anche prodotto il film e guarda caso questo film confuso, a tratti irritante, ce lo ritroviamo in concorso alla Berlinale – una specie di incesto, si potrebbe dire. E poi, scusate, visto che siamo in Georgia e l’ex primo ministro era un calciatore, perché non si fa mai menzione di Kakha Kaladze che pure è nato a un tiro di schioppo da Kutaisi?


(Ras vkhedavt, rodesac cas vukurebt? ); Regia: Alexandre Koberidzesceneggiatura:Alexandre Koberidze; fotografia: Faraz Fesharaki; montaggio: Alexandre Koberidze; interpreti: Ani Karseladze (Lisa), Giorgi Bochorishvili (Giorgi), Oliko Barbakadze (Lisa), Giorgi Ambroladze (Giorgi), Vakhtang Panchulidze (il titolare del barl), Sofio Tschanishwili (Maya); produzione: DFFB, Berlino origine:Germania, Georgia; durata: 150’.

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