Il talento incompiuto (o no?)

Quando è lecito parlare di talento incompiuto? Domanda mal posta direbbero alcuni filosofi. La domanda corretta è: è lecito parlare di talento incompiuto? Non quando, ma se. Che si abbia una visione della vita laica o religiosa, si deve convenire che tutti gli uomini hanno infiniti talenti, qualunque sia la situazione sociale, economica e fisica in cui vivono. Studio, lavoro, sport, arte, bambine e bambini, donne e uomini, tutti possono e devono esprimersi. Anche nelle situazioni apparentemente più difficili, l’uomo può esprimere la sua umanità, anche in quelle più estreme.

Cosa possono avere in comune Alvaro Recoba, John Landis e un uomo in un centro di accoglienza? Tutti e tre hanno una umanità da trasmettere. Ed è ciò che trasmettono che rende la loro vita degna di essere vissuta e infine felice. Ma apparentemente i tre sono molto distanti tra loro: Recoba è un ricchissimo ex calciatore considerato un esempio di talento incompiuto; John Landis è un regista di capolavori giovanili come The Blues Brothers che si sarebbe perso nella sua maturità artistica; l’uomo nel centro di accoglienza è un uomo incompiuto, che cerca solo aiuto e un po’ di solidarietà. Non è offensivo considerare insieme queste vite, anche se quella dorata di Recoba sembra così lontana da quella in un centro di accoglienza. Non si può negare assolutamente l’ingiustizia della differenza di risorse, e non si può sostenere che la vita è difficile per tutti e con questo ridimensionare questa incredibile disparità. Ma avendo il dovere di combattere nel nostro piccolo per la giustizia sociale, è altrettanto doveroso per noi riconoscere che la felicità non dipende dai soldi, dalla fama, dal successo, ma dall’esprimersi, dalla virtù di un uomo. Che non sarà mai felice nell’essere il più ricco, o il più famoso o, peggio, il più potente. Al contrario, sarà felice un uomo virtuoso e tutti dovrebbero poterlo essere.

Il filosofo e saggista inglese Bertrand Russell scriveva che un uomo che non ha molto e non poco, è il più fortunato ed è il più felice, perché nelle condizioni migliori per interessarsi alla vita e ai suoi aspetti più diversi, per condurre una esistenza virtuosa e quindi felice. Se i poveri avessero un pochino di più, anche i sorrisi di chi si prende cura di loro, avrebbero più senso: i sorrisi donano affetto, scaldano, ma quegli uomini devono potersi esprimere, devono loro stessi donarsi, devono non essere incompiuti. Perché nessun uomo è incompiuto e tutti possono fare grandi cose, virtuose grandi cose.

John Landis

Il regista John Landis ha diretto in The Blues Brothers un attore straordinario, John Belushi, anche lui considerato talento inespresso per la morte precoce, che ha fatto però in tempo a esprimersi in modo sublime in poche pellicole e quindi a trasmettere la sua umanità. Landis ha vissuto una stagione d’oro come cineasta, tra gli anni ’70 e ’80, ma non per questo è ora incompiuto, perché ha donato tantissimo e sicuramente lo ha fatto anche senza dirigere film tanto memorabili.

La risposta è quindi no, non è lecito parlare di talento incompiuto. Tutti hanno il dovere morale verso se stessi e verso gli altri di esprimersi, di trasmettere la propria essenza; uno straordinario gol di Recoba equivale a uno autoritratto di un uomo non esperto nell’arte della pittura, e la piccola scultura di un artista nell’ombra equivale a quella più bella di Michelangelo. A patto che si voglia davvero trasmettere il nostro lato migliore, di nuovo la nostra umanità.

Recoba e Landis non sono incompiuti, hanno dato parte del loro talento al calcio e al cinema facendo divertire e sognare, poi hanno coltivato gli altri loro talenti. Le persone che affrontano viaggi e sofferenze e paure indicibili, hanno il diritto di esprimere la loro umanità, hanno il diritto alla felicità, alla vita. Se sarà loro permesso, dimostreranno tutto il loro talento, di sicuro smisurato.

Non talenti incompiuti, ma tanti, tantissimi talenti che ogni uomo può e deve sviluppare per donarsi agli altri, per condividere la propria sensibilità e in fondo la propria felicità.

Tra i poveri e i poverissimi c’è un Recoba ancora più forte, e c’è un Landis ancora più esilarante. E’ necessario lottare perché nessuno sia un uomo incompiuto.

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